del Settecento: gli Alberganti. |
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ALBERGANTI: Giacomo Gerolamo Maria Alberganti
Dall'Introduzione del libro di Carlo Rastelli "Vita degli Ufficiali valsesiani che servirono agli eserciti del grande Imperatore Napoleone I":
..."i fascicoli personali della Grande Armée presso il servizio storico dell'esercito, al Castello di Vincennes. Dopo qualche breve formalità potei accedere alla consultazione. Il gentile addetto, eseguite le ricerche del caso, ritornò al banco a mani vuote, informandomi che, purtroppo, non si trovava nessun dossier intestato ad Alberganti Pio...l'unico Alberganti di cui esisteva un fascicolo era un certo Capitano Giacomo Gerolamo Maria Alberganti, nato a Varallo...: l'avevamo trovato...".
La figura di quest'ufficiale, dopo essersi
delineata grazie ai documenti rintracciati in diversi archivi, si distingue
nettamente da tutti gli altri colleghi valsesiani.
Il Capitano Alberganti nacque a Varallo il 26 luglio 1781 da Clara Pitto e
da Alberto Alberganti, notaio e causidico, ultima personalità di spicco
di una famiglia che aveva dato alla Valsesia importanti esponenti nella vita
civile, militare e religiosa. Fu battezzato in San Gaudenzio, come risulta
dal registro della Parrocchia di Varallo che ancora si conserva. Nulla sappiamo
sulla giovinezza del capitano. Possiamo presumere che, data la relativa agiatezza
della famiglia, avesse potuto frequentare le scuole che allora erano a Varallo.
Certo è che fu testimone nel periodo adolescenziale dei profondi mutamenti
politici e sociali che segnarono la fine dell'ancien régime
e l'affermazione delle idee rivoluzionarie provenienti dalla Francia. Anche
nella tranquilla varallo il movimento giacobino e antimonarchico si attestò
nella società.
Giunse l'anno cruciale per il capoluogo valsesiano e per il giovane Alberganti:
il 1800. All'alba del secolo gli austriaci occuparono la valle, in seguito
alla riconquista dell'Italia da parte della coalizione antifrancese. Nel maggio
di quell'anno Napoleone, rientrato precipitosamente dall'Oriente, avrebbe
valicato le Alpi al San Bernardo per muovere alla riconquista dell'Italia,
con la manovra temeraria che sarebbe stata coronata dal successo colto sul
campo di Marengo.
La Legione Italica, costituita da ufficiali e militari di truppa delle Repubbliche
Cisalpina e Partenopea, che dopo i rovesci militari dell'anno precedente si
erano rifugiati in Francia, seguì un diverso percorso, affrontando,
per entrare in Italia, le difficoltà del Passo di Valdobbia, dopo avere
anch'essa fatto la traversata al San Bernardo con l'Armata di Riserva francese.
La Legione discese poi nella Valle da Riva Valdobbia, ed a Varallo il 28 maggio
del 1800 diede battaglia agli austriaci del Rohan che si erano posti in difesa.
La resistenza degli occupanti fu superata. Varallo fu presa, come i paesi
più in basso, che venivano via via abbandonati dal nemico in ritirata.
Non siamo soliti a scrivere per ipotesi, ma dietro il conforto dei documenti.
Ci piace però pensare che, in quell'occasione l'Alberganti vide per
la prima volta il Teodoro lechi, capo del battaglione (fratello di Giuseppe
Lechi, generale, Comandante della Legione), nella cui Divisione della Guardia
Reale avrebbe combattuto dodici anni dopo durante la Campagna di Russia.
Le idee giacobine che già circolavano da tempo in Valsesia, la vista
degli eserciti ed i racconti dei soldati che avevano combattuto per i nuovi
ideali, fecero nascere nel giovane l'interesse per la vita militare, tanto
che il primo settembre 1800 si arruolò volontario nell'Artiglieria
a Cavallo della ricostituita Repubblica Cisalpina. Va tenuta in conto, per
comprendere questa scelta, anche la triste situazione famigliare dell'Alberganti,
funestata all'età di nove anni dalla prematura morte del padre, ed
all'età di tredici anni, dalla morte della madre Clara, come si desume
dalle tavole genealogiche del Tonetti. Dei sette tra fratelli e sorelle di
Giacomo, solo due, Teresa e Rosa, sopravvissero, tutti gli altri morirono
prima di compiere i dieci anni. Pertanto il giovane varallese, ultimo maschio
a portare il nome degli Alberganti, non aveva ormai più stretti legami
di famiglia che lo trattenessero in patria.
Supponiamo che qualche influenza nella scelta dell'Arma dell'Artiglieria l'abbia
avuta l'altro ufficiale napoleonico di Varallo, allora già da tempo
sotto le armi, quel Gaudenzio Pansiotti, anche lui artigliere, fratello del
più conosciuto Bernardo.
Gaudenzio Pansiotti era sicuramente conosciuto dall'Alberganti, in quanto
faceva parte della famiglia più in vista di Varallo. Sappiamo però
che il Pansiotti, pur aggregato alla Legione Italica, non scese con la colonna
dal Passo di Valdobbia per partecipare alla presa di Varallo. Era invece in
quei giorni con l'avanguardia del generale Lannes, che puntava verso Casteggio
e Marengo. E' tuttavia molto probabile che il Pansiotti, da tempo lontano
da casa, fosse rientrato per una licenza a Varallo nel mese di marzo 1799,
ben prima che l'Alberganti si arruolasse. Pertanto i due poterono forse incontrarsi.
Fu allora che, riteniamo, il Pansiotti consigliò al giovane la specialità
dell'Artiglieria.
Iniziò così una carriera militare di tutto rispetto, che vedrà
l'Alberganti combattere nelle più importanti campagne napoleoniche.
Numerosi sono i documenti che lo riguardano.
Cercheremo, per quanto possibile, di ricostruire le note biografiche (I fogli
matricolari ci danno una sua descrizione fisica: "Statura di piedi
5 e pollici 6. Capelli neri, fronte spaziosa, ciglia nere, occhi grigi, naso
regolare, bocca grande, mento acuto, viso oblungo").
Non conosciamo presso quale deposito l'Alberganti fu destinato all'atto dell'incorporazione,
ma certo è che l'addestramento fu molto rapido.
segue...