

ALBERGANTI: il capitano Alberto Alberganti
Giacomo Alberganti di Cravagliana, vivente verso il 1600,
ebbe due figli, Silvestro ed Alberto.
E' questo il ramo degli Alberganti da cui ebbero origine le principali linee
di questa famiglia, le quali maggiormente meritano di essere ricordate per
aver dato uomini, che, nell'esercizio di pubblici uffici e con opere di segnalata
carità, arrecarono maggior lustro e grandi benefici al loro paese natio.
Da Silvestro, capo della prima linea, che sposò Benedetta Preti, nacquero
Domenica, che sposò Giovanni Maria Regaldi; Camilla (morta nel 1705),
andata in sposa a Pietro Giacomo Viotti; Giacomo ed Alberto.
Della vita di Giacomo si sa ben poco. Datosi al sacerdozio, fu nel 1641 cappellano
della chiesa di S. Gaudenzio in Varallo Sesia e poi successivamente parroco
e rettore della chiesa della nativa (?) Cravagliana, nel 1644. Con suo testamento
del 23 ottobre 1692, ricevuto un anno prima della sua dipartita dal notaio
Racchetti, nominando eredi universali i suoi nipoti, Silvestro e Giacomo,
legava alla chiesa parrocchiale di Cravagliana £. 2.400, obbligando
inoltre i suoi eredi alla manutenzione perpetua di un cappellano in Cravagliana,
ed a pagare ogni anno una dote di £. 76 a due fanciulle di quella parrocchia.
La risoluzione dei nipoti Giacomo, prima, e don Pio dopo, di non voler rispettare
le ultime volontà del parroco don Giacomo, emerge dal rifiuto di concordare
qualsiasi compromesso per la liquidazione dell'eredità, inscenando
così una causa civile a noi meglio nota come "Atti nella lite
del curato di Cravagliana contro l'Ospedale"
L'Ospedale di Varallo Sesia, quasi un secolo dopo insieme alle proprietà
Alberganti, ereditò questa causa che fu risolta soltanto sul finire
del Settecento.
Nel 1780 il parroco di Cravagliana dell'epoca, don Spirito Antonio Juva ne
scrisse il resoconto di tutta la questione.
Questi appunti si possono visionare nell'archivio parrocchiale di Cravagliana
nel fascicolo "Liber legatorum Ecclesia Parochialis Deiparae Virginis
Mariae in Coelum Assumptae Crapalianae quibus ego P. Spiritus Antonius Juva
Parochus celebrando satisfacio".
Alberto Alberganti fu capitano delle milizie valsesiane (Dux Crapalianae ),
ed ebbe molta parte nelle fazioni che al suo tempo turbarono la Valsesia.
Nel 1655 fu eletto Sindaco Generale.
In quell'anno i Savoia avevano tentato d'impadronirsi della Valsesia, ma erano
stati vittoriosamente respinti dai valsesiani. Il Sindaco Alberganti, circondato
da tutti gli ufficiali che comandavano le milizie valsesiane, si recò
ad incontrare il Governatore di Milano e capitano generale di S. M. Cattolica,
marchese don Luigi Benavides di Carasena, il quale venuto in Valsesia ebbe
a lodare le milizie valsesiane ed i loro condottieri della brillante vittoria
riportata. Alberto Alberganti si segnalò anche in uno scontro con le
truppe del duca di Modena, accampato a Romagnano Sesia nel 1659.
Quattro mila cavalli e mille fanti nemici, dicono i nostri cronisti, avanzarono
ma avvicinatisi ai confini della valle, incontrarono le milizie valsesiane
schierate onde contrastare loro il passo. Mentre i capitani Alberto Alberganti
ed Antonio Fassola stavano preparando la tattica bellica con il sergente maggiore
Piotti, regio governatore delle milizie, intorno alla convenienza di appostarsi
sulle alture anziché nel piano, i nemici si impadronirono della collina
di Ara e piombarono improvvisamente sui valsesiani, che si videro costretti
a ritirarsi in disordine al di là del Sesia.
I nemici entrarono quindi in Borgosesia, mandando avanti la cavalleria.
I valsesiani però, riordinatisi in piccoli corpi e seguendo il nemico
lungo l'opposta riva del fiume, lo prevennero e giunsero a sorprenderlo nella
piana di Quarona Sesia.
Qui gli invasori furono dapprima costretti a fermarsi al cospetto delle truppe
valsesiane e poi vennero assaliti dal capitano Alberto Alberganti. Sopraggiunti
gli altri capitani con il restante delle milizie valsesiane, la battaglia
si fece cruenta.
Trecento avversari persero la vita ed allora fu giocoforza al nemico di ritirarsi
dalla valle, anche in considerazione del fatto che il conte Vitaliano Borromeo,
con due compagnie di fanti italiani, passando Orta, e il conte Fuesaldagna
avanzando dal Ticino, minacciavano di accerchiarlo fra i monti.
Lo scotto avuto ebbe un effetto negativo sul generale francese, che si vide
costretto ad alzare bandiera bianca davanti a poche milizie valsesiane, proprio
quelle milizie che lui stesso avrebbe voluto sconfiggere.
Saggiamente i valsesiani confidarono nella risoluzione diplomatica: della
ambasciata faceva parte anche Alberto Alberganti.
Il generale nemico, apprezzando le ragioni dei valsesiani, promise loro di
non inquietarli più e si congedò lodando la fedeltà che
avevano dimostrato verso il loro legittimo Sovrano.
Alberto Alberganti fu di nuovo eletto Sindaco Generale della Valsesia il 9
marzo 1663 ed il 15 febbraio 1669.
In quegli anni era vivo l'interessamento del popolino alle cose pubbliche,
ed il tutto era già degenerato in basse passioni e gelosie di partito,
che avevano provocato degli scontri e delle contese, per il controllo della
gestione della vita pubblica.
Il ruolo, sempre più consistente, che Alberto Alberganti veniva ricoprendo
nella vita pubblica valsesiana, fu all'origine di una fallita aggressione
nei suoi confronti.
Il gravissimo fatto, che avvenne la sera del 14 agosto del 1672, è
la controprova evidente di quello che ho appena scritto.
In quella sera, come è antichissima tradizione, al Sacro Monte di Varallo
Sesia erano in corso i fuochi artificiali per festeggiare la festa dell'Assunta,
che ricorreva il giorno seguente.
In quel clima di festa Antonio Fassola, uomo assai fazioso appartenente ad
una importante e potente famiglia rivale di Rassa, sparò una archibugiata
contro Alberto Alberganti, il quale rimase miracolosamente incolume.
Il motivo di questo eccesso era da attribuirsi ad un contrasto politico avuto
tra l'Alberganti ed il Fassola, ed un parente di quest'ultimo Francesco Fassola.
Il capitano Alberto Alberganti, morto nel 1693, sposò come detto Eleonora
Stampa. Da ella, tra maschi e femmine, ebbe dieci figli, dei quali Silvestro,
nato nel 1658 e morto nel 1728, fu avvocato; Giovanni Pietro, nato nel 1661
e morto nel 1720, fu abate; Teresa (nata nel 1665 e morta nel 1727) che sposò
l'avvocato Marco Grampa che ritroveremo più avanti; Giacomo, che nato
nel 1667 e morto nel 1741, fu a sua volta capitano delle milizie e Reggente
di Valsesia.
Ultima Francesca Antonia, nata nel 1672 e morta nel 1682.