del Settecento: gli Alberganti. |
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ALBERGANTI: spese e guadagni della casa Alberganti
Nell'impossibilità, già rilevata, di ricostruire
l'evoluzione del patrimonio della famiglia Alberganti nel corso del Seicento-Settecento,
mancando una documentazione sufficiente sugli acquisti da un lato e sui rapporti
di produzione dall'altro, non mi resta ora che analizzare i dati contenuti
nei registri delle entrate e delle uscite relativi agli anni 1741-1761, a
partire cioè dalla morte del capitano Giacomo.
Anche in questo caso tuttavia i dati in mio possesso non sono completi. Si
ricava tuttavia un quadro dettagliato delle uscite, mentre per le entrate
si hanno elementi chiaramente insufficienti e l'analisi non risulta semplice.
Gli anni dal 1742 al 1746 furono quelli più proficui: si potrebbe azzardare
l'ipotesi che il Capitanaccio, morto come si è detto nel 1741, avesse
sistemato i propri affari in maniera tale da garantire la solidità
del patrimonio anche dopo il proprio decesso. Per gli anni successivi, fino
al 1762, quando i resoconti cessano, le entrate diminuirono notevolmente,
anche per gli anni per cui si hanno dati precisi: un fatto che i documenti
disponibili non aiutano molto a chiarire.
Più illuminante risulta l'esame delle singole voci che componevano
il reddito della famiglia Alberganti in quegli anni. Sino alla fine del 1740
i proventi più alti derivavano dagli interessi sui capitali prestati;
più oscillanti le entrate derivanti dai fitti di terreni ed immobili,
che invece costituivano la voce più importante nel decennio successivo,
superando costantemente, dal 1753 in poi, la prima voce.
Naturalmente viene spontaneo chiedersi se, dopo la morte del capitano Giacomo,
la famiglia avesse adottato una politica economica basata sostanzialmente
sullo sfruttamento dei beni immobili, assai più che sui prestiti ad
interesse.
Una terza voce, spesso presente, anche se con forti variazioni, era costituita
dalla vendita di immobili che, soprattutto nel primo decennio in questione,
rese somme consistenti.
In genere la famiglia tendeva a liberarsi di terreni od immobili di campagna
di poco conto, come avvenne, ad esempio nell'agosto 1755, quando fu venduto,
per £. 100, "un campello in Cravagliana il quale è circa
un quartino... e si affittava a 3 lire all'anno ma pochi anni mentre non si
trovava ad affittare e si dava per lo più a metà dal qual ne
cavava una miseria".
Il totale di immobili e di terreni venduti dopo la morte di Giacomo assomma
quasi a £. 14.000, un totale difficile da spiegare se non pensando che
la famiglia avesse deciso di ridurre le proprie attività di investimento,
liquidando le proprietà meno remunerative, anche di fronte alla difficoltà
di gestire un patrimonio consistente da parte dei suoi componenti.
Va tenuto poi presente che Pio, il primogenito, era per lunghi periodi a Milano,
Silvestro era impegnato a Roma come segretario della Legazione Sarda ed altri
due fratelli erano entrati nell'ordine religioso dei Somaschi.
Senza voler forzare gli scarsi dati disponibili, si può forse ragionevolmente
ritenere che, per le circostanze in cui si trovava la famiglia, tra la morte
di Giacomo e quella di don Pio nel 1776, priva com'era di un membro maschio
che potesse perpetuarne il nome e la discendenza, si adattò a vivere
tranquillamente, godendo dei frutti dei beni pur notevoli.
La quarta voce che entrava a comporre il reddito della famiglia Alberganti
era meno consistente, ma certo non irrilevante. Infatti le proprietà
terriere le consentivano di integrare i redditi con i proventi in natura,
consumati in casa, ma soprattutto venduti, con un guadagno di diverse centinaia
di lire all'anno.
Tra le annotazioni più interessanti e curiose quella relativa alla
vendita di un abito da parte della madre di don Pio, Eleonora: ciò
denota quindi anche una certa attenzione al risparmio. Dettaglio che spesso
emerge dai registri delle uscite.
In definitiva, pur con i limiti sottolineati, si hanno in totale per il ventennio
1742-1762 entrate ammontanti ad un totale di £. 38.853, 2 denari e 3
soldi (di cui 15.999 da interessi sui capitali, 11.433 da affitti veri e propri,
5.820 da vendite immobiliari e 5.599 da vendite di prodotti delle terre).
Nel ribadire come la famiglia avesse adottato una politica che non portava
ad un ampliamento del capitale, fosse esso immobiliare o liquido, si ha comunque
l'impressione che essa riuscisse a mantenere senza difficoltà uno standard
di vita assai elevato, come i registri delle uscite, assai più dettagliati
di quelli delle entrate, stanno a dimostrare.
In particolare poi, per i dati relativi alle entrate potrebbero non risultare
nella loro interezza i profitti, ciò dovuto dalla miriade di proprietà
che gli Alberganti avevano sparse per la Valsesia e per la Val Mastallone.
I registri delle uscite contengono informazioni sull'andamento della vita
economica della famiglia, rilevando in tal modo molto più di quanto
le cifre di per sé potrebbero far pensare sia sul tenore di vita sia
sui gusti di questa famiglia di piccola nobiltà. Somme consistenti
inoltre venivano spese per le elemosine, sia per i poveri direttamente sia
ai frati della chiesa di S. Maria delle Grazie, prospiciente il palazzo Alberganti.
Ogni anno poi venivano pagate le spese (comprendenti la messa, la cera per
le candele, l'organo, i fuochi d'artificio) per le festività religiose,
tutte spese destinate a mantenere alto il prestigio della famiglia.
Nel complesso la famiglia viveva con notevole conforto, senza sperperare denaro,
ma non privandosi di nulla, in particolare per quanto concerneva il nutrimento
e l'andamento quotidiano della casa. I proventi ordinari erano più
che sufficienti e le uscite straordinarie erano coperte senza troppe difficoltà
ricorrendo alla vendita di qualche proprietà immobiliare o al recupero
di qualche credito.
La morte di don Pio non dovette gettare nello scompiglio l'esistenza dei fratelli
e delle sorelle che gli sopravvissero.
La sorella Eleonora, garantita dal matrimonio con l'avvocato Lesinelli, alla
morte di don Pio si affrettò a richiedere la sua sesta parte dell'eredità
paterna, fatto che scatenò la lunga lite con l'Ospedale, erede universale
di don Pio.