Cravagliana diede i natali anche ad una delle più influenti famiglie valsesiane
del Settecento: gli Alberganti.
CRAVAGLIANA
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ALBERGANTI: fondazione ed ingrandimento dell'Ospedale di Varallo Sesia

L'Ospedale di Varallo Sesia fu eretto grazie all'interessamento ed alla magnanimità dei sacerdoti Giuseppe Maio e Pio Alberganti.
Mentre al primo si deve l'iniziazione dell'opera, a Pio Alberganti si deve il successivo ingrandimento, che rese la benefica istituzione atta al ricovero di molti poveri infermi.
Don Pio Alberganti, nel suo testamento redatto nella sua casa in Milano dal notaio Carlo Antonio Magari il 12 marzo del 1776 (don Pio morì nel successivo mese di settembre), lasciò alcuni donazioni minori ai fratelli e sorelle: il legato più consistente fu per Alberto Alberganti (membro del ramo collaterale, come abbiamo visto nel paragrafo precedente).
Al "nipote" lasciò "la casa civile con giardino nel luogo di Cravagliana, con molti altri stabili in quel territorio, la sua armeria, esistente nella casa da nobile in Varallo Sesia, e condonavagli £. 2.000 cogli accessorii, di cui esso testatore era in credito... il jus patronato... d'una cappella entro la chiesa parrocchiale di Cravagliana. Ordinava liberali riguardi verso i massari di Cravagliana...". Esprimeva inoltre la sua volontà in questi termini: "In tutti gli altri miei beni mobili, immobili, presenti e futuri, ... e tutto quanto al tempo di mia morte si ritroverà in qualunque luogo o territorio, sia di Valsesia, come del Novarese, ho instituito ed instituisco mio erede universale il Venerando Ospitale de' poveri infermi e pellegrini di Varallo ... che in detto Ospitale da fondarsi in mia casa, ... vi compaia memoria alcuna di me, sia, d'inscrizione, ritratto, armi e cose simili...".
Don Pio, che viveva "in P. V. S. Maria alla Passarella in Milano", alla morte del padre Giacomo, fu quello che dovette assumersi la responsabilità del mantenimento della madre e dei fratelli, alcuni dei quali in età minore, utilizzò in maniera oculata il patrimonio di famiglia.
Apparentemente si limitò a riscuotere gli interessi che maturavano sui censi stipulati in precedenza dal padre, ricorrendo alla vendita di immobili solo in caso di spese straordinarie, anche se la sua gestione fu però tormentata da alcuni liti che si trascinarono per vari decenni (ricordata quella con la comunità di Cravagliana che rivendicava una serie di proprietà site nei suoi confini che lo zio di don Pio, don Giacomo che di quel villaggio era stato parroco, gli aveva lasciato alla fine del secolo precedente) e che addirittura gli sopravvissero.
Il fatto che nessuno dei fratelli contraesse matrimonio ed il litigio con la sorella Eleonora, dovettero indurre don Pio a lasciare il patrimonio della famiglia all'Ospedale della SS. Trinità di Varallo Sesia. Una decisione cui probabilmente si deve la conservazione della stragrande maggioranza dei documenti riguardanti gli Alberganti che ci sono pervenuti ed oggetto di questo mio studio.
L'eredità Alberganti, che ammontava a 64.022 lire, 7 denari e 4 soldi di Piemonte, non poté essere conseguita dall'Ospedale se non assai tardi a causa di una contestazione che si trovava pendente a Torino già prima della morte di don Pio Alberganti.
Ed anzi, per le passività e le gravi perdite subite in quella lite, l'Ospedale ne ricavò una somma assai piccola.
Da un parere dato in Torino il 23 novembre 1779, dall'avvocato Botto, risultava che la passività dell'eredità Alberganti era pari a lire 47.663 denari 12 e soldi 6 di Piemonte, per cui l'Ospedale non avrebbe potuto che percepire che lire 16.358, 14 denari e 10 soldi.
La liquidazione di questa eredità non era ancora terminata nel 1807, quando il Prefetto dipartimentale, con lettera del 19 ottobre di quell'anno, ne chiese il registro contabile a chi ne aveva l'amministrazione.
Per lo stesso motivo il trasloco dell'Ospedale nella casa Alberganti, di fronte al convento ed alla chiesa di S. Maria delle Grazie, dove si trova attualmente, non poté che avvenire se non che nel 1792.
Nella primavera di quell'anno si diedero finalmente inizio ai lavori di riattamento dei locali su progetto dell'architetto Gabbio.