

INTRODUZIONE
Fin dalle origini la montagna è stato un ambiente piuttosto ostile:
clima inospitale, terreni impervi, valichi difficili da superare anche nella
stagione migliore, ma nonostante ciò è stata sempre densamente
abitata. Gli insediamenti venivano posti nei luoghi più adatti alla
vita e alla coltivazione come terreni assolati, riparati da correnti di aria
fredda, dove la roccia nuda non prevaleva sulle aree coltivabili, lontano
dalle zone più soggette alle frequenti alluvioni dei turbolenti torrenti
e soprattutto facilmente accessibili. I suoi abitanti hanno imparato, nel
corso dei secoli, a convivere con queste caratteristiche e a sfruttarle nel
modo più congeniale, adattando così la loro economia a questa
natura poco ospitale. La vita non era certo facile ma, a differenza del presente,
sembrava possibile. Oggi questi stili di vita non esistono quasi più.
Le zone montane hanno subito profondi cambiamenti e lo spopolamento e il loro
abbandono sono gli elementi maggiormente visibili.
I ruderi in pietra fagocitati dalla vegetazione non suscitano sensazioni di
serenità e bellezza ma piuttosto il disagio di un’assenza: da
questa assenza, denominata spopolamento della montagna, deriva il problema
di cui tratta la mia tesi.
È difficile immaginare come fossero i piccoli paesi di montagna quando
la loro popolazione era ancora presente, e l’economia attiva, quando
le montagne brulicavano ancora di vita mentre oggi sono come morte. Di tutto
ciò, ai giorni nostri, rimangono solo poche tracce: intere frazioni
in rovina o usate solo dai villeggianti, pascoli e alpeggi abbandonati, e
campi incolti nei quali le fioriture degli alberi da frutto sono le ultime
testimonianze di antiche colture. Inestimabili le memorie dei pochi abitanti.
Da questa constatazione mi è nata l’idea di indagare sul fenomeno
dello spopolamento montano: quali sono le cause, le conseguenze e le possibili
cure.
Tra le cause troviamo la povertà delle popolazioni montane per via
dell’ambiente poco adatto a cospicui raccolti agricoli, il sovrappopolamento,
l’abbandono delle attività tradizionali a causa dell’avvento
delle industrie e delle economie di pianura che rendono meno economiche le
attività locali e rendono maggiormente desiderabili gli stili di vita
più moderni e i migliori guadagni. Tutto ciò fa sì che
molte persone scelgano altri luoghi per vivere, lasciando così le montagne
con una popolazione davvero esile. Le conseguenze dello spopolamento sono
particolarmente visibili dove le frazioni sono totalmente abbandonate, le
antiche vie di comunicazione sulle montagne sono ormai coperte da folta vegetazione
che nasconde tutto ciò che fino ad un secolo fa era stato usato dall’uomo
per vivere.
Nel capitolo seguente analizzo il fenomeno dello spopolamento in una valle
montana del Piemonte, la Valsesia, da sempre caratterizzata da una forte emigrazione
stagionale trasformatasi poi in permanente.
Successivamente focalizzo l’attenzione sull’andamento demografico
di Cravagliana, uno dei comuni della Valsesia che ha subito la maggior perdita
di popolazione.