

Giovanni Battista Lorenzo Bogino, originario di Cravagliana, fu tra gli uomini più insigni del XVIII secolo: nato da un casato né illustre né ricco seppe con l'ingegno e la virtù sollevarsi agli onori della vita politica italiana. |
GIOVANNI BATTISTA LORENZO BOGINO
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Accorto,
a quanto si poté intuire, nel muoversi dentro il piccolo ma difficile
mondo delle carte e delle "aziende", il Bogino riuscì ad
accattivarsi le simpatie del marchese Carlo Francesco Vincenzo Ferrero d'Ormea,
che era diventato, con il nuovo re Carlo Emanuele III, l'onnipotente dominatore
della politica piemontese.
Il Re giudicò conveniente che il Bogino avesse casa in Torino: il giovane
ministro si ricordò di avere uno zio prete, che possedeva una casa.
Bisognava quindi che lo zio cedesse la casa al nipote. Rispose al Re il Bogino
che credeva fosse intenzione dello zio lasciargli, quando morisse, la casa.
Ma vediamo come minutamente raccontò questo episodio il conte Prospero
Balbo, il quale l'aveva raccolta dalle labbra del conte Bogino. "Non
basta, non basta", disse il Re, "voglio che ve la ceda subito";
e suonato il campanello, mandò a chiamare il prete. Venne il medesimo,
ed il Re gli disse: “"Voi avete un nipote che fa grande onore alla
famiglia; io l'ho fatto primo consigliere dello Stato e primo referendario,
e mio figlio lo farà ministro. Ma conviene che anche i parenti facciano
qualche cosa per lui. Voi sapete bene che vostro nipote non ha patrimonio.
Vorrei che almeno si potesse dire che ha casa in Torino. Non intendiamo certamente
che vi spogliate, come si dice, prima d'andar a dormire. Riservatevene l'usufrutto
finché vivrete, ma fatene donazione, si possa dire che la casa è
sua. E' una questione di parole che muta la sua condizione agli occhi del
mondo". Il prete non seppe che dire, e fece quello che al Re piacque.
Intanto il Re si rivolse al Bogino in questi termini: "So che voi lavorate
molto, anzi troppo; badate a curar la salute, a darvi qualche ricreamento.
Comprate una vigna sulla collina; andatevi a dormir la sera, tornate in città
la mattina. Un po' d'aria pura e il moto bastano a mantenervi in ben essere.
Fate queste gite a cavallo. Il cavalcare giova grandemente alla sanità.
Spenderete la tal somma in un cavallo. Tanto per fieno e biada. Tanto per
fornimenti. Colla provvigione che avete potete farlo".
Il 21 ottobre 1733, quando era alle sue prime battute la guerra di successione
polacca, Giovanni Battista Lorenzo Bogino aveva utilizzato le sue grandi doti
organizzatrici, diventando auditore della regia armata. Si era cominciata
così a formare ed a delineare, nel vivo delle attività militari,
quelle competenza, che entro pochi anni, lo avrebbero portato alla Segreteria
di guerra e, da questa, alla guida della politica complessiva dello Stato.
Le campagne in Lombardia del 1733 - 1735 si possono considerare il primo,
riuscito tirocinio del Bogino nell'apprendimento dei problemi propriamente
logistici della condotta militare ed anche un'indiretta lezione di tattica
e strategica.
Il 29 marzo 1735 fu promosso auditore generale delle "milizie e genti
di guerra di S. M.", nel 1737 fu incaricato dell’ispezione superiore
delle leve per i reggimenti provinciali: tutto il problema della costituzione
e dell'organizzazione dell'esercito (problema centrale per lo Stato assoluto
sabaudo) fu così affidato al Bogino: fu mandato in missione a Bologna
e a Berlino. Il nostro ormai aveva la piena fiducia del re che in ogni occasione
con lui si consultava.
Il titolo di conte di Migliandolo, trasmissibile in linea maschile, di cui
il re lo infeudò (con la "finanza" di L. 5.500) il 25 ottobre
1737, fu la ratificazione più evidente del suo inserimento nel ristretto
gruppo dei supremi dirigenti del regno.
Ai compiti strettamente militari (come quello documentato dal carteggio inedito,
fra il 1737 ed il 1741, con il colonnello Amedeo di Diesbach e con il conte
de Viry) di arruolare truppe nel cantone di Berna, se ne aggiunsero quasi
subito altri di natura finanziaria e politica, come la trattativa con la Francia
per le pendenze della guerra ed il delicato negoziato a Bologna con il cardinale
Prospero Lambertini in merito al concordato firmato il 1° gennaio 1741.
Quando nel settembre del 1740 la Stamperia Reale era in un momento in cui
la carica di gran cancellerie era vacante, il Bogino fu incaricato della supervisione
dell'attività.
E' datata 29 giugno 1741 la notizia che a Torino "un'intiero casamento
in Via Consolata ove era dimora del conte Gioanni Battista Bogino" fu
soggetta a "qualche incendio notevole".
L'ormai collaudata fedeltà all'Ormea e la sollecitudine sempre mostrata
verso la persona del sovrano valsero al Bogino, il 13 febbraio 1742, la tanta
desiderata nomina a primo segretario di guerra (con "pensione" di
L. 1.500) in luogo del dimissionario marchese Gian Giacomo Fontana. Di due
giorni dopo fu la designazione a "primario ispettore delle levate e rimpiazzamenti
dei reggimenti provinciali". Con il primo ministro, il Bogino fu, in
tal modo, alla testa del governo, pochi giorni dopo la firma della convezione
militare con l'Austria (avvenuta il 1° febbraio 1742), all'inizio della
guerra di successione austriaca. E' in quest'occasione che il Bogino mostrò
instancabile attività, previdenza meravigliosa, prontezza di rarissimo
ingegno, forza d'animo superiore alla fortuna.
Vale la pena di notare che l'ascesa del Bogino a questa responsabilità
coincise non solo con la ridistribuzione delle cariche, con un tentativo di
ridefinire le competenze delle Segreterie, ed in particolare non solo il rapporto
di quella guerra con le materie militari, ma anche, più ampiamente
la funzione di controllo in quelle economiche. Il Bogino, di costumi austeri
e d'indole fiera ed impulsiva, di fronte alla ragion di Stato non teneva in
alcun conto le persone per altolocate che erano.
Dai copialettere della segreteria di guerra e dalle carte militari è
in piena luce l'importanza dell'opera di Giovanni Battista Lorenzo Bogino:
dal campo, ove Carlo Emanuele III lo portò al suo seguito, il 19 marzo
1742, con il figlio e con l'Ormea, il Bogino si occupò degli organici,
degli spostamenti di truppe, dei rifornimenti, degli arruolamenti, degli armamenti,
della costruzione e manutenzione delle fortezze, delle informazioni, dei pagamenti
ed assai spesso anche degli schieramenti strategici e dei rapporti con l'alleato.
Meticolosi, precisi e prudenti, i suoi interventi personali piacquero al sovrano.
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