Giovanni Battista
Lorenzo Bogino,
originario di Cravagliana,
fu tra gli uomini più insigni del XVIII secolo:
nato da un casato né illustre né ricco seppe con l'ingegno e la virtù sollevarsi agli onori della vita politica italiana.

CRAVAGLIANA
CRAVAGLIANA
le doux nid CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA


GIOVANNI BATTISTA LORENZO BOGINO

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Il carteggio che ho precedentemente citato mostra come fu il Bogino, fin dagli ultimi mesi di esistenza dell'Ormea, a mantenere un rapporto di rispettosa amicizia e di deferenza verso il vecchio e malato, ed in qualche misura emarginato nella sua stessa Segreteria, ministro Fontana. Ma il carteggio documenta anche la duttilità con cui il Segretario della guerra, soprattutto a partire dal 1744, affrontò la realtà in gran parte nuova della guerra per bande. Si trattava di sfruttare al massimo queste energie spontanee, inserendole quanto più possibile nell’apparato militare tradizionale e dando loro quella consistenza e continuità che tendevano invece a non avere. Utilizzando i commissari di guerra, che stavano in contatto con le bande, il Bogino badava a che queste avessero un minimo d’organizzazione, oltre la semplice dipendenza da un capo: dei sergenti, pagati 10 soldi al giorno, dei caporali, a sei soldi e otto denari, mentre i "partiggiani" guadagnavano tre soldi e una razione di pane.
Quando, nei difficili mesi del 1744, la guerra si fece più dura con l’avanzata franco-ispana nella valle della Stura, con la resa di Demonte e l'assedio di Cuneo, il Bogino scriveva il 17 settembre: "Ho fatto la M. S. sapere allo stesso nemico che non deve sembrargli strano se il Piemonte si trova armato per difendersi per diritto di natura e per ubbidire al suo principe, il quale ha in ciò seguitato l'esempio che ha dato la Francia nell'Alsazia; che le milizie hanno ufficiali, bass'uffiziali e soldati fissi scritti a ruolo, che godono pane solido, e che non possono trattarsi altrimenti che alla militare”. Al Bogino furono presentate le proteste e le autodifese dei maggiori responsabili delle sconfitte: particolarmente rilevante fu che a lui si rivolse Ignazio Bertola, con lettere del 1° dicembre 1744 e del 6 febbraio 1745, per difendersi dalle accuse d'errori e difetti nel suo disegno architettonico del forte di Demonte.
La morte dell'Ormea, nel 1745, diede al Bogino un'influenza decisiva su tutta la politica dello Stato: il Bogino era orami diventato il più ascoltato consigliere del sovrano.
Al Bogino si dovette soprattutto la scelta di aver fede all'alleanza austriaca, prima conseguenza fu una maggior cautela nel considerare i rapporti di forza ed un più onesto rispetto dei patti. Di fronte al gioco del ministro degli Esteri francese René Louis Voyer de Paulmy marchese d'Argenson, volto a staccare Carlo Emanuele da Maria Teresa con il miraggio di una considerazione di principi italiani fondata sull'esclusione degli imperiali dalla penisola, il Bogino si dichiarò fermamente per la fedeltà all’alleato.
Anche quando il pericolo di un attacco francese si fece gravissimo, egli, in un consiglio ristretto tenutosi la sera del 2 febbraio 1746, affermò il suo parere ed apprestò, con la consueta minuzia ed abilità, un piano che consentisse, rompendo la linea Asti-Moncalvo-Casale-Valenza tenuta dai Francesi, di correre a difendere, scaduto l’armistizio, la città di Alessandria, la più esposta alle rappresaglie nemiche. Il 3 marzo, dinanzi al testo francese di un armistizio definitivo, il Bogino insisté ancora, solo fra i consiglieri del re, perché si respingesse. Il mattino del 5 il generale austriaco Sigismund Karl barone di Leutrum, incaricato di eseguire il piano boginiano, iniziò, con una manovra brillante l'attacco e successiva resa della guarnigione francese di Asti, il 7, e liberando Alessandria il 9 febbraio: il Bogino fu così l'artefice della mancata sottrazione del piccolo regno sabaudo dalla minaccia dei Borbone di Francia. La discesa dei soccorsi imperiali dalla Germania confermò ed estese il successo, che permise, il 16 maggio, l'importante vittoria di Piacenza sui Franco-Spagnoli.
La conclusione vittoriosa della guerra aveva confermato le notevoli capacità di organizzatore del Bogino, ma soprattutto mostrato come egli aveva introdotto, nella politica estera piemontese, una scelta di coerenza ben diversa da quella disinvolta capacità di mutare fronti, di cui era stata maestro Vittorio Amedeo II, e che aveva contraddistinto anche i comportamenti dell'Ormea.
Certo, la fedeltà del Bogino ai patti fece naufragare il "grande disegno" federalistico - autonomista del marchese d'Argenson, nel quale i futuri storici nazionalistici vedranno un anticipo di Risorgimento, ma non si può dimenticare che la più prudente e prosaica versione boginiana della tradizionale politica della "basculle" ha le sue valide basi in una giustificata sfiducia nelle promesse francesi, in un ponderato scetticismo verso le mire di un predominio indiretto dei Borboni, in un fondato timore d'immediata reazione austriaca.
E' da rilevare che, mentre fino al 1742 era stata la Segreteria degli esteri, retta dall'Ormea, a coordinare la macchina della Stato, a partire dal 1745 era piuttosto la Segreteria della guerra a diventare il centro organizzatore. Era una tendenza destinata a durare fino al 1773, quando il brusco licenziamento del Bogino avrebbe aperto una lunga crisi d'identità nell'apparato amministrativo sabaudo.
Giovanni Battista Lorenzo Bogino fu, del resto come detto, anche animato dallo scrupolo di non ripetere senza assoluta necessità i disinvolti voltafaccia di Vittorio Amedeo II: perciò egli disapprovò la protezione accordata segretamente dal re ai ribelli corsi contro Genova e, sembra, sconsigliò l’impresa di Provenza dell’autunno 1746.
Nel luglio 1747, quando il comandante dell’esercito francese Bellisle stava per penetrare in Piemonte attraverso il Monginevro, il Bogino fu, per la fiducia guadagnatasi con la sua politica a Vienna, l'uomo più adatto ad invocare con la massima urgenza, a Milano, il soccorso austriaco. Di minor importanza pare il suo contributo personale ai negoziati che si svolsero per la pace d'Aquisgrana.
STEMMA  BOGINO: D'azzurro a tre bisanti d'oroAlla morte del Gorzegno, il 24 giugno 1750, subentrò quale ministro degli Esteri l'abile Giuseppe Ossorio, ma il Bogino rimase il consigliere di maggior credito in tutte le questioni principali. Carlo Emanuele III volle sancire con una serie di riconoscimenti non soltanto formali il ruolo del Bogino come responsabile, un primo ministro di fatto, della politica sabauda. Anche se di diritto non ottenne altro titolo che di ministro di Stato (il 15 marzo 1750), con il nuovo riconoscimento nobiliare di conte di Vinadio (per decreto del 21 agosto 1749 e con "finanza" di L. 12.000, alla quale s’aggiungerà il 22 agosto 1751, testimonianza tangibile del sovrano, un altro appannaggio di L. 2.320 l’anno). E’ partire appunto dalla primavera 1750 che il potente segretario della guerra Giovanni Battista Lorenzo Bogino guidava la politica dello Stato: ormai era solo terzo negli omaggi dopo il Caissotti ed il Saint Laurent, segretario degli Interni.



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