

RAPPORTI GIURISDIZIONALI TRA IL REGNO DI SARDEGNA E LA SANTA SEDE NELL'ETA' BOGINIANA
Tesi di laurea di MARCO TESTA
PREFAZIONE
Per tutto il periodo che ha interessato la progettazione del presente lavoro ho dovuto rifarmi costantemente, almeno per quanto concerne i primi due capitoli (sfidando e, mi auguro davvero, abbattendo il più possibile lo spettro della pedissequità), all’autorità di Franco Venturi, passaggio quanto mai obbligato per affrontare lo studio delle dispute giurisdizionaliste del Settecento. Non è un caso che da decenni molti storici, compresi gli ex colleghi dello stesso Venturi, seguitino a dichiarare il proprio tributo verso la sua opera: mi riferisco, per citarne alcuni tra i più illustri, a personalità quali ad esempio Dino Carpanetto e Giuseppe Ricuperati (l’opera dei quali ha rappresentato altro punto d’appoggio essenziale per questo lavoro).
A maggior ragione dunque, mi sono sentito legittimato (ma anche stimolato) a dover prendere esempio da questi grossi studiosi.Da una parte mi sono sforzato di muovere attraverso il procedimento di una computa sintesi (pur non essendomi limitato semplicemente a questo), dall’altra ho dovuto (per la prima volta) avere a che fare con della documentazione diretta, di prima mano per così dire. Si tratta di una documentazione da me stesso procurata scandagliando i copiosi e interessantissimi fondi dell’Archivio di Stato di Torino relativi ai rapporti e alle contese tra l’autorità secolare e quella regolare, quindi tra Stato e Chiesa etc.
I fondi che ho consultato rientrano per lo più nella categoria delle materie ecclesiastiche relative alla Sardegna. È infatti in gran parte all’isola di Sardegna che queste pagine si rivolgono, attraverso un tentativo di inquadrare meglio il giurisdizionalismo del XVIII secolo, fenomeno prima di tutto europeo, nell’ambito del regno sardo-piemontese. Sono infatti persuaso, ritengo sia importante sottolinearlo, del fatto che il riformismo sabaudo-boginiano degli anni ’60 non possa essere inquadrabile nella sua intima sostanza senza il riferimento al contesto culturale europeo.
I contenuti dell’assai abbondante materiale cartaceo in cui mi sono imbattuto a seguito delle mie ricerche nei fondi dell’Archivio di Stato di Torino, tra il febbraio e il luglio del 2007, rappresentano dunque il cardine del presente lavoro. Mi sono sforzato di sintetizzare al meglio ciò che ho ritenuto essere di primaria importanza in merito appunto alle dispute in materia giurisdizionale tra il Regnum Sardiniae e la curia romana, nonché tra lo stesso Stato sabaudo, le gerarchie ecclesiastiche e le numerose rappresentanze degli altrettanto numerosi ordini contemplativi stanziate da tempo nell’isola. Una consistente parte della documentazione verte proprio sulle problematiche inerenti la condotta dei regolari di Sardegna, spesso inficiati con degli abusi che preoccupavano, per motivi che ho tentato di chiarire specialmente nel capitolo III, tanto Carlo Emanuele III re di Sardegna quanto i pontefici Clemente XIII e Clemente XIV. I numerosi dispacci che interessano siffatte problematiche rientrano per lo più entro gli estremi cronologici che vanno dal 1759 (anno del debutto del conte Bogino al ministero per gli affari in Sardegna) al 1769 (anno della scomparsa di Clemente XIII e primo periodo nel pontificato di Clemente XIV). Preziosa, oltre naturalmente l’ausilio delle fonti primarie sopra citate, si è rivelata la referenza degli scritti di Carlino Sole, Antonello Mattone e di altri studiosi che hanno operato o che sono tutt’ora operanti in Sardegna.
Occuparmi di tali questioni mi ha offerto l’opportunità di vedere più da vicino degli aspetti ancora poco chiari per quanto concerne i rapporti tra potere secolare ed ecclesiastico nel secolo XVIII. Mi auguro che presto possa essere dipanata l’intricata matassa inerente gli avvenimenti intorno alla triade Torino-Cagliari-Roma in quei tumultuosi anni ’60 del Settecento.