CRAVAGLIANA
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le doux nid CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA


BOSSI: linea dei conti Bossi di Azzate nel territorio di Varese

Riguardo a questo ramo dei BOSSI non mi é dato a risalire che ad un Arnoldo BOSSI da Milano, probabilmente del XIII secolo, e del quale in un atto del 13 marzo dell'anno 1337, risulterebbe Vassalino, figlio di Giacomo del fu Arnoldo.

GIACOMO. E' citato in un documento del 13 marzo 1337.
La prima notizia sicura su di lui però risale al 1341, quando compare tra i membri del Consiglio generale di Milano.
Giurista di una certa fama e giudice dell'aula imperiale, legato alla famiglia Visconti, Giacomo BOSSI fu soprattutto noto per l'attività di riformatore degli statuti cittadini svolta nel 1348. Questa attività di riformatore degli statuti gli procurò l'ammissione nel Collegio dei dottori giureconsulti di Milano, ove fu chiamato nello stesso 1348. Forse fu il Giacomo illustre giureconsulto e cavaliere sotto Carlo IV?
Quando morì, nel 1355, suo figlio lo fece seppellire, vicino al fratello (?) Giacomo il grande, nella chiesa di S. Marco in Milano, decorandone l'urna con bassorilievi.

BELTRAMO. Prevosto della chiesa di S. Giovanni di Castelseprio.
Come detto fondò, con atto istitutivo del 27 maggio 1329 rogato dal notaio Alberto BOSSI, la cappellania omonima all'oratorio di S. Lorenzo in Castello d'Azzate: in questo documento é ricordato anche il ramo dei BOSSI di Milano (parentum antiquorum de parentela de Bossis de Mediolano). L'atto é una carta di formale costituzione di un patronato con cui si doveva amministrarsi, in famiglia, tra i discendenti.
Il sacerdote ogni anno doveva "convittare" con i due fratelli, Aurigale e Tommaso, ed i due consoli di Azzate.

VASSALINO. Il 13 marzo 1337 fu iscritto al collegio notarile di Milano, sua città natale. Il Giulini lo cita tra i personaggi più illustri dei suoi tempi.
Gli accordi di pace tra Bernabò Visconti ed i genovesi vennero sottoscritti, oltreché da tutti gli aderenti di parte viscontea, anche dal notaio Vassalino dei BOSSI, filius q. Domini Iacobi . Vassalino BOSSI fu ambasciatore del Visconti anche il 4 giugno del 1375 quando venne firmata, a Bologna, la tregua tra lo stesso Visconti ed il papa Urbano V. In quell'atto il BOSSI ha il titolo di nobilis vir.
Il Vassalino e Giacomo, suo fratello, con diploma di Carlo IV dato in Pisa il 3 maggio 1355, vennero nominati Conti Palatini (Comites Palatini ).
Dopo la guerra con gli Scaligeri del 1378, Vassalino fu procuratore di Bernabò Visconti per appianare la situazione. Vassalino viveva ancora nel 1379 in quanto lo troviamo fra i testimoni del testamento di Bernabò Visconti, del quale il BOSSI era uomo molto fidato.

GABRIELE. "Anno Domini MCCCLXXXVIIII de mensibus septembris et octobris" Gabriele BOSSI fece ristrutturare, nei sobborghi di Milano, allora fuori Porta Magenta, la basilica di S. Ambrogio ad Nemus, nome derivante dall'ordine religioso dei monaci che abitavano l'edificio.
In un bassorilievo in marmo bianco, del XIV secolo, é rappresentato un bue passante e nulla più, antica insegna gentilizia dei BOSSI, con il nome in fronte allo scudo Gabriel BOSSI. La descrizione ci é tramandata dal Giulini.

LANCELLOTTO. Sottoscrive, con il fratello Michele, al giuramento del 1470, la sudditanza dei BOSSI al duca Sforza. Lancellotto BOSSI fu socio della compagnia commerciale appaltatrice della condotta del sale per il tratto Milano - Pavia.

CRISTOFORO. Fu dapprima priore della città di Milano nel 1552, successivamente, l'anno dopo, podestà di Mandello Lario e del Terziero inferiore di Valtellina. Fu anche pretore della Valsassina nel 1464.

ANTONIO. Antonio BOSSI fu preso molto in considerazione da Filippo Maria Visconti, il quale, divenuto duca di Milano il 12 giugno 1412, gli concesse diversi appezzamenti terrieri e lo accolse subito nella cerchia dei suoi consiglieri.
Con tale qualifica, Antonio BOSSI appare infatti come testimone in atti notarili scritti fin dallo stesso 1412. Il 6 dicembre del 1412 fu nominato procuratore alla corte dello stesso Filippo Maria Visconti.
Per la sua abilità diplomatico - militare fu impiegato varie volte dal duca come suo procuratore. L'11 aprile del 1414 lo troviamo presente alla ratifica degli accordi tra i Visconti e la repubblica di Venezia; nel 1419 è lo stesso Antonio BOSSI che appianò diverse divergenze tra i Visconti e la repubblica di Genova.
Negli atti relativi alla guerra genovese, è sempre Antonio BOSSI, consiliarius domini Ducis Mediolani, che firmò il 19 maggio 1421 proprio la dichiarazione di guerra.
Probabilmente, verso la fine della vita, fu nominato governatore di Valenza.
Antonio BOSSI viene ricordato anche come questore ducale, ma non mi é stato possibile stabilire con esattezza in quali anni abbia esercitato tale carica.
Morì prima del 6 giugno 1425.
A Milano residette a porta Cumana, nella parrocchia di S. Tommaso in "cruce Sichariorum" nella casa che, nel 1455, Francesco Sforza comprò dagli eredi del BOSSI per poi regalarla, nel 1463 a Cosimo de' Medici, affinché quest'ultimo ne facesse dell'edificio la sede milanese del Banco Mediceo, prima banca aperta a Milano.

ANDREA. Prevosto di S. Tecla. E' inserito nell'elenco degli scrittori milanesi per aver pubblicato il Messale ambrosiano nel 1488 ed il libro pastorale di S. Ambrogio nel 1492.

GIANLUIGI. Nacque nella prima metà del secolo XV. Figlio del consigliere ducale Simone, Gianluigi BOSSI compì presumibilmente studi giuridici.
Il 28 dicembre 1472 venne nominato membro del Consiglio di giustizia; fu però soltanto dopo l'uccisione di Galeazzo Maria Sforza (1476) che la sua attività diplomatica divenne più intensa.
Dopo che Ludovico il Moro si fu praticamente impossessato del potere, Gianluigi BOSSI fu nominato commissario a Pavia il 12 marzo 1481.
Scoppiata la guerra di Ferrara, nel novembre 1482, Gianluigi BOSSI, intervenuto per cercare di indurre alla ragione il potente feudatario di Parma che si era ribellato agli Sforza, fu gravemente ferito e morì due giorni dopo. Il suo corpo fu trasferito a Milano e seppellito nella chiesa di S. Marco.
Aveva sposato Zaneta Brivio.

GIOVANNI. Patrizio milanese nato nel 1428 e morto il 12 maggio 1492. Dedicò la sua vita alle arti ed alle lettere.
Suo figlio Matteo pose una lapide nella chiesa dell'Incoronata a Milano ove fu sepolto: qui vi sono menzionate le sue opere. Conservati al Museo del Castello Sforzesco di Milano due medaglioni di pietra, del diametro di cm. 60, rappresentanti il Giovanni BOSSI ed il cugino Tommaso BOSSI, rivolti uno verso l'altro. Fino al 1895 questi medaglioni erano murati nella villa di Azzate.

STEFANO. Deputato di Porta Comasina al giuramento di fedeltà al duca Gian Galeazzo Sforza nel 1470. E' in questo atto che vediamo citati anche i due fratelli Gianfrancesco di Porta Nuova e Bertino di Porta Vercellina. E' questo lo Stefano BOSSI avvocato "de li principali del Collegio" dei giuristi di Milano?

LUIGI. Appare al servizio di Filippo Maria Visconti, duca di Milano, dal 1431: nel 1447 lo troviamo in qualità di procuratore. Il 21 agosto dello stesso anno é Commissario della Repubblica Ambrosiana, già sotto gli Sforza.
Luigi BOSSI fu commissario in campo per la repubblica di Milano nella guerra contro i veneziani.
Coinvolto in una congiura, contro i Visconti, fu dapprima fatto prigioniero e condotto nel carcere di Monza.
Successivamente assolto il 19 febbraio 1449, dopo essersi impegnato a lasciare Milano ed a non congiurare più ai danni dello Stato, al BOSSI venne revocata la sentenza e gli vennero ridati diritti, onori e proprietà.
All'avvento di Francesco I Sforza al ducato di Milano, Luigi BOSSI ottenne da questi il feudo di Meleto Lodigiano, ed il 22 marzo 1450 venne acclamato conte e cavaliere degli Sforza.
Il 23 luglio 1453, durante una spedizione sforzesca contro Brescia, venne ucciso in battaglia. Venne sepolto a Milano, città dove risiedette nella casa paterna a Porta Cumana, nella chiesa di S. Maria Incoronata.

TEODORO. Uomo politico milanese del XV secolo, fu avversario della signoria viscontea. Fece parte anch'egli al Collegio dei giuristi e nel 1437 fu procuratore di Filippo Maria Visconti in una missione a Genova.
Tra il 1431 ed il 1439 il duca Filippo Maria Visconti vendette a lui ed ai suoi fratelli, vari possedimenti fra cui quello di S. Vittore in Monza e Meleto nella diocesi di Lodi. Nel 1445 Teodoro BOSSI fu amministratore ducale e si occupò della condotta del sale da Genova a Pavia.
Il 14 agosto 1447, il giorno dopo la morte di Filippo Maria Visconti, il popolo milanese proclamò la propria libertà: questa tesi venne sostenuta dai ventiquattro capitani che vennero eletti per governare la repubblica di Milano, tra questi il Capitano della Libertà Teodoro BOSSI.
Fu tra i promotori della Repubblica Ambrosiana, ma essendo stato allontanato dal Consiglio generale, anch'egli, come il fratello Luigi, non esitò ad ordire, con alcuni complici, una congiura per consegnare Milano a Francesco Sforza.
Arrestato ed imprigionato per aver congiurato contro i Visconti, secondo lo storico milanese Donato BOSSI, Teodoro BOSSI, perorando la causa a favore degli Sforza, fu trattato come traditore della patria.
Imprigionato, e costretto a confessare i nomi dei cospiratori, fra cui quelli del fratello Luigi e del figlio Antonio. Fu dapprima torturato e quindi processato.
Condannato a morte si vide, il 19 febbraio 1449, tramutare la pena nel carcere a vita. I suoi beni furono confiscati e dati in parte al popolo: un documento del 5 maggio dello stesso anno lo dava già morto, proprio mentre poco dopo (1450) lo Sforza s'impadroniva di Milano.
Si era sposato con Ursina de Siccis.

GEROLAMO. Nacque a Milano in data imprecisabile: di lui parla, con la massima lode, il Morigia.
Iscritto al collegio dei medici di Milano (22 marzo 1560), Gerolamo BOSSI esercitò la professione rifiutando qualsiasi compenso dai poveri e dagli amici.
Fece parte dell'Accademia degli Affidati, fondata nel 1562, a Pavia; si dilettò a scrivere poesie e sonetti.
La morte del BOSSI può, con ragionevole sicurezza, essere posta tra il 1570 ed il 1574 (il Contile lo dice infatti di già morto nel pieno vigore degli anni e dell'ingegno).

EGIDIO. Nacque a Milano nel 1488. Dopo aver compiuto gli studi di legge a Pavia, dal 1518 fece parte del collegio dei giureconsulti milanesi; fu per sei anni regio fiscale. Nel 1513 venne nominato procuratore da Massimiliano Sforza, e sempre dallo stesso duca venne qualificato podestà di Alessandria.
Fu quindi, nel 1515, podestà di Bergamo, e successivamente decurione nonché podestà anche di Novara.
Servì il duca Francesco II e l'imperatore Carlo V, il quale lo elesse avvocato del Regio Fisco e poi senatore di Milano, ruolo che ricoprì per diciassette anni; il 23 ottobre 1533 ricevette dal duca Francesco Sforza la commissione di trattare con la Signoria di Venezia.
Nel 1538 Egidio BOSSI divenne feudatario della Val Bossa.
Un ritratto di Egidio BOSSI lo si trova anche nella chiesa parrocchiale Santa Maria di Azzate: opera attribuita al lodigiano Callisto Piazza e da lui firmata nel 1542. Attualmente collocato nella navata di destra, subito dopo l'ingresso il dipinto, un olio su tela di cm. 260x158), ha per titolo "Matrimonio mistico di Santa Caterina d'Alessandria con S. Girolamo e il committente Edigio BOSSI"; molto probabilmente l'insigne giurista incaricò il Piazza di dipingere per il suo piccolo feudo di Azzate un quadro ove simbolicamente il BOSSI volle stabilire un contatto tra sé, redattore delle Nuove Costituzioni (leggi volute dall'imperatore), e l'erudizione del padre della Chiesa, cui lo lega l'età vetusta nell'anno della commissione dell'opera.
Il giureconsulto Egidio BOSSI, considerato tra i giuristi più esperti del suo tempo, morì nel 1546 a 58 anni lasciando parecchie opere legali: "De muneribus", "De Tortura", "De Maleficiis", "Tractatus varii Egidii Bossi iureconsulti". Fu sepolto nella chiesa di S. Maria Coronata a Porta Comasina in Milano.
Si sposò con Angela de' Pieni.

MATTEO. Fu Conte Palatino e sposò Polissena BOSSI.
Gli venne concesso da Gian Galeazzo Sforza, l'8 gennaio 1485, il feudo di Meleto Lodigiano. Nel 1493, Gian Galeazzo Sforza, a lui ed ai suoi fratelli, confermava il dono del borgo di Varese. Due anni dopo, il 5 gennaio 1495, risulta essere consulente del senato di giustizia.
In un rogito Matteo BOSSI ha titolo di magnificus et clarissimus I. D. V. Ducalise Consigliarius.
Matteo BOSSI lasciò un congruo capitale a beneficio della chiesa milanese dell'Incoronata e, dopo la morte del padre Giovanni, fece restaurare ed ampliare la propria villa ad Azzate, come ricordato in una lapide ivi murata e risalente al 1495.

LUIGI. Fu senatore e giureconsulto: nel dicembre del 1476 lo troviamo a Genova.
Fu lui a chiedere, il 3 agosto 1481, al duca Gian Galeazzo Sforza l'elezione del fratello Antonio a consigliere ducale ed a senatore. Il 12 agosto 1482 Luigi BOSSI fu mandato dagli Sforza per fare opera di persuasione affinché il Monferrato non entrasse in guerra contro Ferrara.
Il 6 novembre dello stesso anno lui stesso perì ed il suo cadavere venne tumulato in S. Marco a Milano.

ANTONIO. Giureconsulto, fu eletto nel 1450 questore delle entrate straordinarie da Francesco Sforza. Quattro anni più tardi é testimone alla sigla degli accordi per i nuovi confini tra Milano e Venezia.
Nel 1481 salì al grado di cancelliere del Consiglio di giustizia.

GIANFRANCESCO. Lo troviamo nel 1477 al servizio del duca Gian Galeazzo Sforza.

DONATO. Causidico e storico milanese nato il 5 marzo 1436.
Nella sua "Chronaca Bossiana " attribuiva ai BOSSI origini assai prestigiose, facendone risalire l'insegna niente meno che al bianco bue della leggenda di Iside.
Studiò legge e nel 1456 divenne notaio: nell'Archivio di stato di Milano sono conservati atti da lui rogati (protocollo dal 24 gennaio 1475 al 17 dicembre 1501).
Ludovico il Moro, impegnato in uno sforzo generale di rinnovamento culturale, gli concesse uno stipendio per favorire la compilazione della sua "Chronaca Bossiana", stampata in Milano il 15 marzo 1492.
Pubblicò inoltre la storia dei vescovi e degli arcivescovi milanesi fino al 1489, libro che fu dato alle stampe in Parma da Antonio Zarotto nel 1492.
Di lui non si hanno più notizie dopo il 1502.

SIMONE. Avvocato fiscale del 1489. Il 3 febbraio 1513 venne nominato da Massimiliano Sforza ambasciatore del Fisco.

ANTONIO. Podestà, nel 1447, di Castel S. Giovanni nel piacentino. Il 15 giugno 1486 ricevette dagli Sforza la cittadinanza milanese.

FRANCESCO. Il papa Martino V lo nominò, nel 1420 Vescovo di Como.
Morì nel 1448 a Basilea.

BERNARDO. Persona molto facoltosa ottenne il feudo di Oggiona con Santo Stefano nel territorio di Gallarate. Signore di Azzate sposò Clara, figlia di Pietro BOSSI. Si spense nel 1554.
Da documentazioni ben precise, fornitemi dal mio amico Giancarlo Vettore (paleografo, araldico, storico e studioso della dinastia dei BOSSI da più di vent'anni), mi consentono di affermare che Bernardo BOSSI si avvalse dell'esenzione fiscale totale che veniva concessa a chi era padre di tredici figli. Per evitare problemi Bernardo ne mise al mondo diciassette!

FEDERICO. Fu capitano di cavalleria al servizio del duca Massimiliano Sforza; da quest'ultimo il BOSSI ebbe, il 1 febbraio 1515 una rendita di cinquecento lire sulla chiesa di Olgiate Olona (Busto Arsizio).
Nel 1523 fu governatore della città di Como.
L'8 settembre 1533 venne infeudato del territorio lodigiano già del suo avo Luigi BOSSI.

MARCANTONIO. Nato a Locarno, non si conosce però la sua data di nascita, alla morte del padre divenne signore della Val Bossa.
Nel 1559 divenne ambasciatore del ducato di Milano presso i Cantoni svizzeri.
Nel 1565 al BOSSI venne revocata la carica di ambasciatore che aveva ricoperto per sette anni consecutivi, con i più ampi riconoscimenti. Il 15 febbraio 1563 fu fatto cavaliere dell'imperatore Ferdinando. In quel diploma, rilasciato ad Innsbruck ebbe il titolo di consigliere del re di Spagna. Qualche anno più tardi Massimiliano II lo creò Conte Palatino.
Rientrato a Milano, Marcantonio BOSSI fu nominato questore del Magistrato delle rendite straordinarie.
Fu iscritto al collegio dei giureconsulti e, quale membro di una nobile ed antica famiglia, entrò a far parte dei Sessanta decurioni.
Sposato con Angelica Longa, morì nel 1582.
Il Mazzucchelli e l'Argellati lo citano tra gli scrittori milanesi.

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La Val Mastallone,
misera e sperduta valle alle pendici del Monte Rosa, e Cravagliana
nello specifico, furono la umile culla di un vetusto casato: quello dei Bossi.