La
Val Mastallone, misera e sperduta valle alle pendici del Monte Rosa, e Cravagliana nello specifico, furono la umile culla di un vetusto casato: quello dei Bossi. |


BOSSI: altri Bossi
Nel medioevo come nome di battesimo ecco Bossus,
Bosus, Boso; come cognome Bossus, Bossius, de
Bosis, de Boso.
Già a metà del 1300 trovo notizie sui BOSSI
in quel di Azzate (Varese): il 23 maggio 1338 venne ratificata, con atto rogato
dal notaio Aurigacio BOSSI, la nomina popolare del prete
Antonio BOSSI al beneficio ecclesiale di S. Maria ad Azzate,
essendo vacante la sede a causa della morte del sacerdote Franzio BOSSI,
precedente rettore; il 4 maggio 1354, sempre in Azzate, veniva canonicamente
fondata la cappellania BOSSI presso il costruendo oratorio
di S. Antonio Abate: committente Guidetto BOSSI.
Un certo Filippo BOSSI fu giudice e podestà in Valtellina nel
1347.
Giovanni BOSSI, esistente nel 1360, fu un canonico
Nella "Notitia cleri mediolanensi " dell'anno 1398 trovo che i BOSSI
sono bene rappresentanti nelle parrocchie della diocesi milanese. Li trovo
a Milano, in S. Lorenzo; a Gallarate, Varese, Leggiuno, Seveso eccetera. Questo
vuol dire che i BOSSI dovevano essersi parecchio moltiplicati; così
membri cadetti venivano avviati allo sfogo della carriera ecclesiastica, come
accadeva alle femmine delle famiglie nobili.
Un certo Stefano BOSSI, nel 1397 fu al servizio presso i Visconti.
Egidio BOSSI di Milano fu, nel 1411, podestà e tesoriere di
Perugia.
Dal 1422 al 1424, anno in cui morì, registro un Raffaele BOSSI
prevosto a Vimercate; nel 1425 un Battista BOSSI fu arciprete in Monza.
Nel 1439 i nobili BOSSI, grazie alla fedeltà dimostrata
verso i Visconti, ottennero la signoria di Azzate, quando questa fu staccata
dal feudo di varese, e la mantennero fino al 1657.
Tra il 1445 ed il 1447 un tale Giovanni BOSSI, anch'egli milanese,
fu vicario della chiesa di Trento.
Intorno alla metà del Quattrocento visse anche un Matteo BOSSI,
abate lateranense di Fiesole, originario di Milano, nato però a Verona
e morto nel 1502 a Padova.
Sempre a metà Quattrocento la famiglia BOSSI contava anche di
un certo Ettore, officiale ducale a Lugano con beni terrieri stimati per un
valore di oltre diecimila ducati.
Tra il 1450 e il 1460 da un Donato nacque, a Busto Arsizio, Alberto BOSSI
il quale, avviatosi alla carriera ecclesiastica, studiò a Milano, dove
si manifestarono quelle inclinazioni letterarie che gli aprirono l'ingresso
alla corte di Gian Galeazzo Sforza e di Isabella d'Aragona sua moglie.
I BOSSI furono anche una celebre famiglia di organari italiani di origine
svizzera. Il capostipite Antonio, che nacque a Mendrisio (Canton Ticino) presumibilmente
nel primo quarto del XVI secolo, cominciò a fabbricare organi verso
il 1550. Già a partire da suo figlio Gabriele si registra l'espatrio
in quel di Borgo Canale in Bergamo. Attraverso gli anni i BOSSI organari
lasciarono un'impronta indelebile acquistando una fama ed una risonanza sempre
più rilevante.
Adeodato BOSSI (nato a Bergamo nel 1805), anch'egli organaro, per distinguere
la propria ditta da quella del fratello Felice (nato verso la fine del XVIII
secolo), aggiunse al cognome BOSSI quello di Urbani.
Un Gerolamo BOSSI fu canonico lateranense dell'Ordine Agostiniano nel
1514 in Piacenza. Gli fu contemporaneo un Guarmerio BOSSI, rettore
della città di Alessandria.
Nel 1525 i BOSSI provvidero a restaurare la chiesa si Sant'Antonio
Abate ad Azzate; siamo nel 1534 quando un Donato BOSSI fonda,
presso la parrocchiale di S. Maria ad Azzate la cappellania dedicata alla
Beate Vergine e d a S. Giovanni Evangelista.
Correva l'anno 1540 quando i cugini Benedetto e Cristoforo BOSSI
"fecero fabricare una sepoltura per uso delle casate loro nella chiesa
parochiale di S.ta Maria di Azzà".
Nel 1568, secondo quanto scritto dal parroco di Azzate in un suo memoriale
sulla parrocchia, "in terra d'Azza sono le infrascripète persone
ecclesiastiche:
"...Archangelo BOSSI
Gio. Antonio BOSSI
Lodovico BOSSI
Hieronimo BOSSI
Gaspar BOSSI
Pietro BOSSI
Gabrio BOSSI..."
Nel 1585 fu canonico in S. Giulio presso Orta, un Federico BOSSI.
Fu barnabita un Giovanni Angelo BOSSI, nato nel 1590 da una nobile
famiglia milanese.
BOSSI fu anche il cognome di numerosi artisti operosi nell'Europa settentrionale
nei secoli XVI - XVIIII ed oltre. Giacomo BOSSI (documentato dal 1592),
figlio di Bernardino, è da registrare fra i costruttori della chiesa
monasteriale di Praga.
Un secolo più tardi ci fu un Carlo BOSSI, nato a Pavia, uomo
di lettere ma particolarmente dedito a studi filosofici. Morì sul finire
del XVII secolo.
In quegli anni un Antonio Giuseppe BOSSI, nato a Porto Ceresio, si
stava facendo strada come valente decoratore e stuccatore in Franconia.
Il secolo XVI annovera i BOSSI ai vertici dell'istituzione
ecclesiastica varesina.
Era del 1727, un Benigno BOSSI di Arcisate che fu anch'egli artista
incisore e decoratore. Dal 1766 il BOSSI entrò al servizio dei
duchi di Parma, città nella quale morì nel 1797.
Registro in quegli anni anche un Lodovico BOSSI stuccatore alla corte
del Wurttemberg.
Nato a Torino il 15 novembre 1758 vi fu un Giuseppe Aurelio Carlo BOSSI
che così onorevolmente tenne alto il nome dei BOSSI.
Dottore in legge a ventidue anni, Carlo BOSSI si dedicò alle
lettere: scrisse due tragedie ed un poemetto. Fu segretario di legazione a
Genova e per quella repubblica fu anche segretario di stato negli affari esteri.
Il Botta ci ha lasciato un decoroso ritratto, che qui di seguito ho condensato
nei passi più salienti, della sua agitatissima vita: "... fu dal
governo mandato (dal re Carlo Emanuele IV) nel 1792 al congresso di Lussemburgo,
indi segretario a Pietroburgo, per ultimo a Venezia quale ministro. Reduce
alla patria, questa lo fece suo deputato presso Napoleone I, che dopo il trattato
di Campoformio lo mandò presidente della repubblica batava (l'odierna
Olanda; N. d. A.). Invaso il Piemonte dall'armi di Francia, fu membro del
nuovo governo piemontese. Ripigliate da quelle dei collegati le terre sabaude,
si recò il BOSSI a Parigi. Fu ministro plenipotenziario presso
la repubblica di Genova. Poco stante Napoleone componeva in Torino, con BOSSI
ed altri due, come una specie di triumvirato ch'ebbe nome di Commissione esecutiva.
Napoleone lo fece ministro nella Valachia e nella Moldavia. Il triumviro considerò
la missione come un esilio e rifiutò. Due anni dopo fu creato prefetto
dello spartimento dell'Ain e nel 1811 barone dell'impero e prefetto della
Mancia. Caduto Napoleone, Luigi XVIII diede al conte BOSSI la croce
di Legione d'onore. Ravvolto nel 1815 fra le torbide commozioni della Francia,
l'abbandonò viaggiando per l'Europa settentrionale, dove morì.
Nella sua vita compose altri versi di facile vena, e dettati da un'anima ardente
ed avvolta nelle utopie dell'età. Uscivano in tre volumi nel 1801,
indi a Londra nel 1814".
Un Giovanni Domenico BOSSI, nativo di Trieste (28 luglio 1767), fu
pittore di corte a Pietroburgo degli Zar.
Degno di menzione anche il letterato e poeta dialettale milanese Giuseppe
BOSSI (nato a Busto Arsizio nel 1777 e morto in Milano nel 1815). Fu
anche scrittore d'arte e pittore di ispirazione neoclassica, segretario dell'Accademia
di Brera, fondò la Pinacoteca in collaborazione con l'Appiani.
Fu indubbiamente la figura di artista più viva della Milano napoleonica:
il principe Beauharnais lo incaricò di copiare il Cenacolo di Leonardo;
fu anche amico intimo del poeta Carlo Porta.
Quando nel 1815 Giuseppe BOSSI morì, il suo busto fu collocato
sotto il portico superiore, del Palazzo di Brera, ed il Canova ne scolpì
l'effige nel monumento che si ammira nella Biblioteca Ambrosiana.
Un Bartolomeo BOSSI, nato ad Imperia il 13 agosto 1817, emigrato in
Uruguay prestò servizio nella marina mercantile ove ebbe compagno d'arme
Giuseppe Garibaldi al quale fece da testimone alle nozze con Anita, il 16
giugno 1842 a Montevideo.
Con Marco Enrico BOSSI, nato a Brescia il 25 aprile 1861, cito un compositore
d'organo che ebbe una scarsa fortuna in patria, mentre le sue opere venivano
invece rappresentate con successo, spesso grandissimo e sempre confortante,
in Europa ed in America.
Nacque a Novara il 5 maggio 1864 da Francesco, Giovanni Battista BOSSI:
un esame critico pone il BOSSI tra i più rappresentativi architetti
del periodo liberty.
Il 29 marzo 1888 nacque a Milano un Enea BOSSI che si segnalò
in campo aeronautico progettando e costruendo il primo prototipo di aeroplano
italiano che venne prodotto su scala industriale nel 1909.
I rami della famiglia BOSSI sono ancora oggi numerosi. Estinti i rami
della famiglia BOSSI di Azzate e quella dei BOSSI marchesi di
Musso, oggi la continuità a rappresentata da un ramo dei BOSSI
di Besozzo, trapiantato anche in quel di Reggio Emilia, dai BOSSI di
Gallarate, di Cuneo e di Saronno, ceppi proveniente dalla Val Mastallone,
in Valsesia provincia di Vercelli (dove il cognome è tuttora assai
diffuso), nonché dai conti BOSSI Fedrigotti di Rovereto, dai
BOSSI Visconti a Montonate di Varese e dai BOSSI Pucci di Firenze.