

IL PAESE: le case di Cravagliana
Parlando
delle abitazioni un anonimo cronista annota:
"... numerosi gruppi di rustiche capanne sorgono in questo remoto ed oscuro recesso delle Alpi; il più delle case sono di modesta appariscenza: alcune sono coperte a paglia, altre a piode. Qui vive una popolazione robusta e numerosa, e vi prosperano le famiglie...".
In una di queste avite e semplici dimore di Cravagliana,
ricoperta da un primordiale tetto di beole, ultimo superstite di tale tipo
nell'intero paese, esistono ancora quasi intatti l'ambiente ed i locali tali
e quali essi erano in epoche a noi lontane, trecento o quattrocento anni or
sono.
Una stanza che conserva le caratteristiche costruttive immutate nel tempo,
piccolissima nelle misure e nelle dimensioni: questo locale è dotato
di un grezzo camino di pietra, di una finestrella posta in alto quasi a toccare
il basso soffitto, di un arredamento spartano per non dire povero.
Le pareti, di ruvida malta, hanno il colore della più nera caligine
come il fumo che fuoriusciva dal suo camino: il tutto doveva essere illuminato
dalle vecchie lampade ad olio di noci e riscaldato dalla fiamma schioppettante
del camino.
In questa casa, che oggi si presenta ai miei occhi come un antro od una tana
così protetta a difesa dai lupi o dai briganti, visse certamente un
nucleo familiare nel periodo di massima espansione demografica di Cravagliana
e della Val Mastallone.
Sempre a Cravagliana c'è la cosiddetta casa del pittore. Tale denominazione
deriva dal fatto che nel 1829 vi abitò un tale Giovanni Ferraris, muratore,
ma è probabile che avesse fatto anche il gessatore - decoratore e di
qui il soprannome.
Questa casa, una casa comune a tante altre, è anch'essa una delle pochissime
che non abbia subito rimaneggiamenti e si presenta ancora integra, nello stato
in cui fu costruita.
Dal momento che è disabitata dall'inizio di questo secolo, è
quasi naturale che l'apparenza esterna sia alquanto vecchia ma è altresì
evidente che ai suoi tempi, oltre ad ospitare una famiglia numerosa, era un
fabbricato che poteva considerarsi, oltre che funzionale, addirittura - almeno
per Cravagliana - all'avanguardia. In ogni caso è una casa caratteristica
anche per i balconi, ampi e coperti, e le scale sul balcone di legno.
Erano gli anni tra il 1840 ed il 1880, gli anni di un'epoca palpitante di
vita, di gente laboriosa, tenace, solidale, intraprendente e fiera.
Ogni frazione annoverava centinaia di abitanti, capi di bestiame e stalle
in abbondanza, prati erbosi e sapientemente curati, campi coltivati persino
a meliga, e ridossi sfruttati sino all'ultimo imprendibile ciuffo d'erba.
Anche la vite, che dava una profumatissima uva dal sapore della fragola, allignava
negli angoli più soleggiati.
L'agricoltura e la zootecnia, l'artigianato a livello familiare, piccoli scambi
commerciali e lavori terziari, erano le attività del tempo. Attività
che permettevano di vivere decorosamente e senza grossi divari rispetto alla
gente delle grandi città e dei centri della pianura.
L'era industriale e dell'urbanesimo era ancora lontana.