

LE FRAZIONI: Brugarolo e Brugaro
Salendo
la sede stradale sulla destra si trova una piccola chiesa dedicata a San Giacomo.
Questo edificio, che fa bella mostra di sé ai lati della strada, presenta
una facciata da poco restaurata però non si conoscono date di costruzione
di questo semplice e modesto edificio ma certamente risalente anteriormente
al XVII secolo. Al suo interno la grande pala dell’altare la Madonna
con il Bambino, San Giacomo e una martire. Una data poco appariscente, sembra
di intuire 1769.
Detto di Brugarolo che diede i natali ai miei avi, ecco Brugaro, situato in
una bellissima posizione su di un lussureggiante poggio (dell'antico ghiacciaio
wurmiano) e circondato da una ricchissima vegetazione, ha il vanto di un Santuario.
Infatti, la maggior attenzione, direi quasi predilezionale di tutti sia del
paese che della zona è rivolta al Santuario della Madonna
del Tizzone.
Di Brugaro
vorrei menzionare la caratteristica delle antiche case, indubbiamente di notevole
interesse artistico per la diffusa presenza di singolari archi monolitici
ed in second'ordine, della parrocchiale.
Tradizioni locali mi dicono che a Brugaro ci fosse la prima chiesa della Val
Mastallone, una "EX CAPELLIS VALLIS SICIDAE", e questa fosse ubicata
sopra il bordo morenico allora più slanciato in avanti, probabilmente
fin sulla linea di Brugarolo.
Sorta quando pressappoco fu istituito il Comune a Cravagliana e dedicata a
S. Bernardo, questa parrocchiale fu dovuta alla fierezza dei brugaresi che
la vollero nel loro territorio.
Il mai dimenticato Ferruccio Bossi ebbe, qualche anno addietro, ad espormi una sua personale ipotesi e cioè che
al di là di un certo orgoglio da parte degli abitanti di Brugaro, ci
fosse il fatto non trascurabile che i villaggi a nord di Cravagliana non fossero
ancora evangelizzati e vi fossero ancora dei pagani.
Dovette essere qui, dunque, il primo fonte, qui il primo nucleo di battezzati,
qui quella funzionalità che ebbe una trasformazione in Matrice a Cravagliana.
E quando la chiesa di S. Bernardo fu erosa e distrutta dalle acque del Mastallone,
e quindi la successiva parrocchia costruita a Cravagliana appunto, i lontani
avi di Brugaro s'impegnarono a costruirne un'altra che fu sul posto dell'attuale,
certo in dimensioni assai minori.
L'attuale
chiesa di Brugaro, intitolata a S. Antonio Abate, sorge in una incantevole
posizione: essa fa parte delle belle e caratteristiche chiese valsesiane.
Il massiccio campanile risale al 1656, il presbiterio ha più di duecento
anni. Dall'inventario del 1728 redatto dal parroco di Cravagliana don Bartolomeo
Marietta, segnalo:
un crocifisso dorato di legno;
due angioli di statua;
un quadro grande di tela in cui vi è dipinta l'immagine di Sant'Antonio
Abate;
un quadro con le immagini della Beata Vergine Maria Santissima del Rosario,
Bambino Gesù, S. Carlo, S. Giuseppe e Michele Arcangelo e Angelo custode;
un crocifisso di ottone; un quadro di tela con le immagini della Beata Vergine
Maria, del Bambino Gesù, di Sant'Antonio Abate, di S. Francesco d'Assisi.
Nel corso del secolo scorso la chiesa venne ampliata in più riprese:
il 31 ottobre 1848 la chiesa assunse al titolo di parrocchiale (parrocchiale
che nel 1986 si unì a quella di Sabbia). Nel 1882 fu aggiunto il portico
e nel 1889 il parroco don Giacomo Rizzetti donò l'orologio del campanile.
Il tetto è ricoperto da piode; all'interno ci sono degli affreschi
risalenti al Seicento.
A
metà gennaio ricorre la festa patronale dedicata a Sant' Antonio Abate:
il santo, mercante di neve, è stato elevato dai vecchi brugaresi a
protettore
del bestiame, numeroso ed importante per l'economia della comunità
di quei lontani tempi.
La Cappellania di Brugaro fu fondata il 17 novembre 1671, con decreto ufficiale
del Vescovo di Novara.
Queste le notizie che, con grande accondiscendenza, don Eugenio Masseroni
è riuscito a propormi circa i parroci della pieve.
don MEULA Giuseppe, primo parroco con il titolo di priore dal 1848 al 1883;
don GIBELLI Giuseppe, vice parroco fino al dicembre 1883;
don FERRERO Sebastiano, vice parroco dal dicembre 1883 fino al 1884;
don RIZZETTI Giacomo, dal 1884 al 1892;
don ZANETTA Bernardo, dal febbraio 1892 al giugno 1893;
don COMIZZOLI Giuseppe, vice parroco dal 1° luglio 1893 al gennaio 1894;
don ZANETTA Bernardo, dal febbraio a fine anno 1894;
don TESTONI Pietro, vice parroco dal gennaio 1895 al maggio 1896;
don BARAZZONI Pietro, vice parroco dal maggio 1896 al gennaio 1899;
don PATTI Eugenio, dal febbraio 1899 al luglio 1905;
don MILANESI Gaudenzio, vice parroco dall'agosto 1905 a fine anno1907;
don TOSI Guglielmo, dal 1908 al 1945;
don AMIOTTI Giuseppe, dal 1946 al 1952;
don MASSERONI Eugenio, dal 1952 e tuttora reggente.
A
Brugaro la processione dedicata alla Madonna Consolata (20 giugno) è
una tradizione risalente ad oltre un secolo e mezzo fa, al 1848 esattamente,
anno in cui alcuni brugaresi, residenti a Torino per lavoro, donarono la statua,
che rassomigliava a quella del celebre santuario torinese.
Fino a pochi anni fa, in questa occasione, la processione si snodava lungo
la verdeggiante verzura di Brugaro; dopo la costruzione della strada il percorso
si è spostato verso la sottostante frazione di Brugarolo.
Originario di Brugaro fu lo scultore Giacomo Ginotti che ebbe modo di farsi
apprezzare anche all'estero per la grazia delle sue opere.
Il 14 marzo 1920 si tenne la cerimonia dello scoprimento del ricordo monumentale
per i caduti della Grande Guerra. Parole commemorative furono scandite dalla
viva voce del Prof. Pietro Strigini: anche Brugaro donò alla Patria
il suo tributo di giovane sangue valoroso: leggi
qui alcuni passi del discorso dell'insigne varallese.
Il 16 agosto 1948, alla presenza del Vicario Generale della Diocesi di Novara
Mons. Longodorni, il quale era salito per festeggiare il centenario della
locale parrocchia e per dare la benedizione alle nuove campane, si svolse
una cerimonia in onore dell'artista locale.
Venne allestita una mostra con i migliori studi dello scultore, alla memoria
del quale venne scoperta una lapide addossata alla casa natale.
Brugaro ed il suo diminutivo Brugarolo è un nome collegato all'italiano
brugo, brughiera. Di fatto nei prati e nei boschi adiacenti all'abitato abbonda
il bruco ossia l'erica.
Brugh, nel dialetto valsesiano significa luogo incolto o difficile da coltivare.