

LE
FRAZIONI: Per i gloriosi Caduti di Brugaro
del Prof. Pietro Strigini
(14 marzo 1920)
..."Sul
simbolico obelisco, una ben foggiata targa di bronzo; sulla targa, quattro
nomi: i nomi di quattro valorosi; i nomi cari e venerati di quattro Eroi.
E tu ben fosti un eroe, o ventiseienne Carlo Ferraris, che mi balzi vivo e
pieno d'ardimento su dal memore cuore, come sul campo di battaglia, l'11 giugno
1916, in Val Popena Bassa, nel magnifico Cadore, di Pier Fortunato Calvi.
Nel furore della lotta, tu, al comando di una pattuglia, raggiungi coraggiosamente
i reticolati nemici; ma quattro pallottole, di cui una al petto, ti colpiscono
presto gravemente. Che importa? Impavido, dissimulando ogni dolore, tu vuoi
compiere lo stesso il tuo dovere, e non consenti di essere trasportato al
posto di medicazione, e con inalterata voce inciti ancora i tuoi compagni
a non cedere, a non arrendersi, a resistere anzi fino all'ultima goccia di
sangue. Dopo ben undici ore, trasportato in un ospidaletto, ricevi invano
le sollecite cure mediche; tre giorni di sofferenze atroci, ma sopportate
con la rassegnazione dei forti, e poi, inesorabile, la morte. Oh, ma prima
che tu esalassi l'ultimo alito di vita, una dolce parola sublime ti ha fatto
sorridere all'ideale santo per cui il tuo Comandante di Compagnia ti annunziava
la concessione immediata della medaglia d'argento al volor militare! E quella
medaglia, se non poté brillare sul tuo petto generoso, ammirazione
ed esempio preclaro dei tuoi compagni combattenti, ha ornato splendidamente
ed ha illuminato di una luce divina di gloria la tua bara lacrimata, a cui
fecero corona i Comandanti della Divisione e della Brigata, ed i rappresentanti
del tuo bel Reggimento.
Salve, o Eroe! Tu non sei morto, no; perché ben risorge sempre a vita
immortale chi per la Patria cade nella santa luce delle armi. L'ammirevole
tuo contegno, infatti, è stato portato, per ordine superiore, a conoscenza
di tutta la Divisione, quale fulgido esempio di cosciente valore e di generoso
sacrificio; e il tuo nome onorato, compreso fra quelli di coloro che hanno
contribuito col proprio sangue alla grandezza della Patria, è entrato
a far parte della storia del tuo 53° Reggimento Fanteria, i cui componenti
attiggeranno da te, umile ma glorioso caporale maggiore Carlo Ferraris, esempio
ed incitamento a compiere il proprio dovere con uguale amore ed abnegazione.
La stessa sorte era toccata, alla stessa età di anni 26, al bravo soldato
Giovanni Tognaccio, del fu Carlo, dell'ardimento 4° Reggimento Alpini,
nell'anno successivo, e precisamente il 24 ottobre del 1915, a Santa Lucia.
Il giovane Tognaccio, bel soldato alpino pieno di baldo vigore esuberante,
fu proprio un predestinato al sacrificio, un votato all'olocausto. Era giunto
alla fronte di guerra nei primi di ottobre, e venti giorni dopo, cadeva sul
posto di battaglia, fulmineamente colpito da ferita mortale. Povero caro Tognaccio,
dal semplice cuore grande e generoso, come ricordo con commozione le belle
parole con cui annunziavi alla cara mamma ed all'affezionata sorella l'impressione
profonda del solenne giuramento fatto a Ivrea, tre mesi prima di partire per
la fronte! "Non versate lacrime, o miei care, se andrò anch'io
a combattere per ricacciare lo scellerato nemico al di là delle nostre
terre irredente; siate, anzi, fiere ed orgogliose di aver dato alla Patria
un figlio, pronto a sacrificarsi per la sua grandezza".
Parole, queste che non solo ci commuovono, ma ci esaltano la grandezza morale
dell'Eroe giovinetto, che sente tutta la coscienza del suo dovere verso la
diletta Patria. E come, nel vivo presentimento della non lontana sorte fatale,
l'animo suo semplice e buono, preannunziando alla mamma ed alla sorella l'imminente
attacco, anche per infondere più coraggio nell'animo trepidante di
esse, invoca religiosamente, propiziatrice degli oscuri eventi e della desiderata
vittoria, la beata Vergine del Tizzone, a cui aveva dato, fanciuletto ancora
in devoto pellegrinaggio, insieme con esse, le sue fervide preghiere! Queste
soavi parole di speranza e di fede furono da lui scritte la mattina di quello
che fu l'ultimo giorno di sua vita terrena, ma il primo della sua vita eterna.
Il più giovane fiore stroncato dalla bufera guerresca fu, per Brugaro,
il soldato Bracchini Antonio, del 4° Reggimento Alpini, nel Battaglione
valoroso Val Toce. Lui pure era già ineluttabilmente segnato nel libro
del destino! Partito da Ivrea sui primi di ottobre del 1915, fu mandato a
combattere sull'arsa petraia del Monte Nero, nelle cui vicinanze cadde sul
posto di combattimento, mortalmente ferito, il 23 ottobre.
Povero Bracchini! Aveva 23 anni. Di carattere mite, adorava i suoi genitori,
e nella sua baldanza giovanile, che non gli faceva temere i pericoli, sperava,
sperava molto di rivederli e riabbracciarli; invece li ha potuti rivedere
soltanto con gli occhi della mente, nell'ultima serena visione che ha allietato
il suo forte spirito, mentre procombeva valorosamente in difesa della sua
amata Italia.
E con lui, soldato dello stesso Reggimento Alpini, nel medesimo Battaglione,
in quello stesso giorno, nelle vicinanze di quello stesso terribile Monte
Nero che vide tante stragi e tanti eroismi, con lui, (destino fatale!), dopo
pochi giorni di fronte, cadeva ferito il compaesano Ginotti Giovanni, ventiseienne.
Sulle prime, la ferita parve non troppo grave; ma, trasportato in un ospedale
da campo, quivi morì sei giorni dopo, ossia il 29 ottobre 1915, e fu
sepolto con gli onori militari nel cimitero di caporetto. Il povero giovane,
freddamente rassegnato alla sua dura sorte, poté avere il conforto
di dare di sè notizia ai suoi cari, per mezzo di un cortese infermiere,
che ne raccolse poi fraternamente l'estremo respiro: per loro, indirettamente,
nel nome della Patria, per cui era orgoglioso di sacrificarsi, invocava dal
cielo la forza superiore della rassegnazione.
O cari Spiriti luminosi dei Caduti Brugaresi, per le vostre madri e per i
vostri padri, per le vostre sorelle e pei vostri fratelli, per le vostre fidanzate
e per i figli vostri, per tutti quanti vi hanno conosciuti ed amati, per tutti
quanti sanno la bella morale del vostro sublime sacrificio, che voi siate
mille e mille volte benedetti!
Mentre il vostro diletto paesello natio, su questo artistico monumento imperituro,
scrive a caratteri indelebili i vostri cari nomi gloriosi, noi tutti, qui
insieme accumunati da un solo commosso palpito di affetto, con purezza di
spirito e con sincerità di sentimento, abbiamo sentito, come un bisogno
del cuore, il dovere di commemorarvi."...