

LE FRAZIONI: Molino - Bellaria, Pianaronda, Roncaccio, Sottonoci, Sassello Superiore e Ordrovago
Sul
mio cammino raggiungo l'abitato di Molino, così chiamato dall'esistenza,
in tempi passati, di mulini ad acqua.
In compagnia delle note del mio interlocutore eccomi
"al sommo della salita poc'anzi citata, la vecchia
Trattoria della Bell'Aria, meta delle scampagnate, degli spuntini con l'ova
sode e con l'insalatina dei nostri vecchi, ci appare allo sguardo... trasformata
in cooperativa.
Non più, quindi, in questo luogo, risuonar di canti o tintinnar di
bicchieri! Il tempo che tutto trasforma, quando non distrugge o cancella,
ci ha lasciato soltanto il ricordo di quella che fu ivi la vita...".
Svoltato
a sinistra e dopo una breve ascesa eccomi a Pianaronda, il cui nome è
spiegato dalla sua ubicazione. Questo villaggio, infatti, s'adagia sopra un
terrazzino a mezzaluna e di riflesso la caratteristica urbanistica, unica
nel nostro ambiente valsesiano, è che le case sono disposte a semicerchio.
Nel piccolo oratorio intitolato a S. Lorenzo, trovo, posizionata a destra
dell'altare maggiore, una statua in legno dipinto, raffigurante S. Carlo,
di autore ignoto del XVIII secolo. Il tabernacolo reca la data del 15 maggio
1932 e fu opera di Giuseppe Galletti. La bella tozza torre campanaria fu (rifatta?),
su progetto del geometra Cesare Peco, nel 1885.
Pianaronda diede i natali ai genitori di un poeta di gran merito, ossia del
prof. Giuseppe Regaldi (1809 - 1893). Lunga la serie delle sue composizioni,
ma di lui si ricorda principalmente l'ode improvvisata che fece, alla festa
dell'inaugurazione del Canale di Suez, in onore dell'imperatrice dell'Egitto.
Anche la famiglia di Marco Calderini, uno dei maggiori pittori paesisti dell'Ottocento,
un vero poeta della natura, era originaria di Pianaronda.
Oltrepassata Pianaronda raggiungo in breve Roncaccio, frazione che prende
il nome dall'omonimo ruscello.
Poco lontano da Pianaronda, partono due sentieri, uno, con lieve pendio attraverso
prati e boschi, mi porta a Sottonoci; l'altro sentiero mi conduce a Sassello
Superiore. Sulla strada esiste una Cappella (purtroppo rovinata) con pitture
del '400, dove vi è l'immagine della Madonna con S. Rocco.
Qui
a Sassello Superiore vi è il piccolo chiesuolo di S. Rocco, di certo
voluto dopo il cessato pericolo della peste del 1630. Questa cappelletta non
è però citata negli inventari per tutto il '600; sopra la porta
d'entrata un'incisione reca la data del 1881 (data di ultimazione dell'oratorio?)
L'agglomerato della frazione è composto da una ventina di case, molte
recano la data del 1700.
Alla piccola frazione, la mia cara amica Alma Rossi (i cui nonni erano nativi di Sassello, appunto, il nonno materno, e la nonna sempre materna di Ordrovago), ha dedicato una piccola ode. Clicca qui per leggerla.
Poi si raggiunge Ordrovago: da una traduzione del dialetto locale, "ordr"
questo nome significa orlo di un vallone mentre in un rogito del 1524 leggo
che "ovago" significa parte di terreno esposta a tramontana. Il
paesello giace sopra un'altura tra il vallone della Meula e la riva destra
del Mastallone, in faccia a Nosuggio.
All'esterno del piccolo chiesuolo due affreschi, molto briosi e brillanti,
che recano la firma del Peracino datati 1700 circa. Il portale è svasato,
inclinato (gli architetti dicono "strombato", perché ricordano
la parte larga e svasata di una tromba). Questo dettaglio rileva un carattere
prettamente medievale, però l'arco è tutto sesto e ciò
fa venire in mente lo stile romanico: l'ipotesi del Debiaggi è che
sicuramente è un rifacimento del primitivo oratorio. I motivi decorativi,
le losanghe e le rosette, delle colonne ci inducono a pensare come data ipotetica
di costruzione tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento: l'architrave
reca data 1666. Indubbiamente una cosa è certa: il portale è
unico nel suo genere nella valle.
Pur essendovi menzione nelle visite pastorali effettuate dai vescovi Speciano
(1590) e Bascapè (1599) ciò non significa affatto che la frazione
non possedesse un luogo di culto ma vi sono validi motivi per pensare esattamente
il contrario. Questa ipotesi venne confermata dai lavori di recupero e di
restauro che a partire dagli anni settanta del novecento, interessarono la
costruzione; rimuovendo l'altare addossato alla parete dell'abside sfaccettata:
venne alla luce un affresco di scuola gaudenziana raffigurante la Natività
di Gesù.
L'opera è sicuramente da far risalire, per fattura e composizione al Cinquecento.
A questa struttura, probabilmente chiusa nella parte frontale da una cancellata
lignea, come ancora si può vedere in diversi edifici sacri della Valsesia,
si addossò nel 1666 la navata: un ingente intervento che portò all'attuale
configurazione della chiesa. Lo stesso titolo dedicatorio a S. Bartolomeo
può essere indice di una certa antichità, ricordando che altre dedicazioni
ad apostoli presenti su quello che era un tempo il territorio di Cravagliana
corrispondono ad oratori già esistenti a quel tempo. All'interno troviamo
dei quadri che stuzzicano l'interesse dello studioso. Il S. Michele Arcangelo
è senza dubbio opera di un pittore di un certo rilievo. E' cosa assai difficile
attribuirne la paternità comunque il dipinto è stato eseguito verosimilmente
intorno al Settecento e merita di essere restaurato. Di autore ignoto anche
l'altro dipinto: incerto il soggetto. E' un S. Giovanni oppure un S. Filippo
Neri, gli esperti di storia dell'arte sono divisi sull'attribuzione definitiva.
La pala dell'altare dell'artista Giovanni Avondo, datata 1809, è opera meno
raffinata rispetto alle precedenti; ma la vera chicca del modesto oratorio
di Ordrovago è un affresco, raffigurante l'Adorazione del Bambino. Questo
affresco, situato sul retro dell'altare, è senz'altro antecedente al '500
e si tratta di uno dei più antichi dipinti che si trovano in Val Mastallone.
Nella piccola chiesetta troviamo anche una dolce Madonna lignea, un vigoroso
crocefisso ed artistici candelabri opera dell'artista locale Giovanni Tosi.
L'oratorio possiede anche una pila dell'Acqua Santa proveniente dal Sacro
Monte di Varallo Sesia. Incominciata nel 1905, nell'anno 1908 furono ultimati
i lavori per la costruzione della Cappella del Solivo, regione sopra la montagna
che domina le frazioni di Ordrovago, Sassello Inferiore e Sottonoci, lungo
il sentiero che, salendo dalla frazioni e passando per la Bocchetta di Sassiglioni,
conduce a Vocca, strada un tempo praticata dai valligiani che in recavano
in Val Grande. La cappella, costruita dagli abitanti delle tre frazioni menzionate,
recò il titolo di "Stella Matutina" e venne dedicata alla SS. Maria. Nella
nicchia vi trovò posto una statua in legno scolpita sempre da Giovanni Tosi
e raffigurante la SS. Vergine con il Bambino. La domenica 24 maggio 1908,
appunto, avvenne la solenne inaugurazione della minuscola cappella, eretta
a tutela delle sottostanti campagne. La scultura fu pure esposta ed ammirata
in occasione della "Esposizione Valsesiana" (sezione Arte Sacra) di Varallo
Sesia nell'edizione del 1905. Attualmente la "Stella Matutina" è collocata
presso la chiesa di Sassello Superiore, gelosamente custodita dai suoi legittimi
proprietari, i "sassellesi". Interessanti sono pure due ex voto che ricordano
due interventi miracolosi attribuiti all'intercessione del santo patrono:
uno del 1824 riguardante la caduta da un albero di Giuseppe Scoccini e l'altro
senza data che ricorda lo scampato pericolo di un bimbo la cui culla portata
in un prato venne sfiorata da alcuni sassi caduti dalla montagna: significative
testimonianze della devozione popolare dei fedeli di un tempo.
L'amico Simone Mancini, giornalista de "Notizia Oggi", mi propone
quanto segue (la versione è stata poi da me "rettificata" grazie alla fattiva
collaborazione del compianto amico Eliano Galletti di Ordrovago, classe 1936, all'epoca
degli avvenimenti testimone diretto). Nella chiesa di San Bartolomeo di Ordrovago
è conservata una statua della Madonna della Pace la cui storia è legata al
passato di Sottonoci, Sassello Superiore ed Ordrovago. Tra gli anni 1942 e
1943 infuriava la seconda guerra mondiale, ed anche tra queste montagne gli
effetti disastrosi del conflitto si facevano sentire, provocando paura e preoccupazione
tra gli abitanti. Così per raccomandare la fine dell'ostilità gli abitanti
di quelle frazioni raccolsero del denaro fino a raggiungere una somma tale
da permettere l'acquisto di una statua protettrice a cui appellarsi per chiedere
la pace. Nel febbraio del 1943 iniziò quindi l'avventura dei coniugi Enrichetta
e Raffaele Scoccini ed Alcide e Giuseppe Galletti, residenti a Locarno Sesia
i primi ed ad Ordrovago i secondi. In piena guerra e sotto i bombardamenti
nemici, i quattro valsesiani (legati da amicizie reciproche) si recarono fino
a Novara in treno, ed ignorando coincidenze e difficoltà legate al conflitto
in corso, raggiunsero Milano con il treno. Dai sentieri montani alle trafficate
e sconosciute vie del capoluogo lombardo, i valsesiani acquistarono la statua
di una Madonna, che era denominata Regina della Pace, proprio per auspicare
quella pacificazione tanto desiderata. E così la statua, nascosta sotto una
coperta, fu portata a spalle in giro per i tram di Milano, fino a che il treno
riportò i quattro "avventurieri" fra i monti valsesiani. Il 2 maggio 1943
ci fu la benedizione ufficiale della Madonna Regina della Pace per le mani
del pievano di Cravagliana don Pietro Portigliotti. Infine, il 25 marzo 1944
si è tenne una funzione di consacrazione alla Madonna delle famiglie di quelle
frazioni; la funzione fu tenuta dal pievano don Adriano Cervia. Come testimoniato
da una pergamena, situata sotto la statua, le famiglie furono le seguenti:
Sottonoci
Scoccini Maria vedova Scoccini,
Scoccini - Ceralli Virginia,
Galletti Maria,
Galletti Giulia vedova Bossi;
Canova Giovanni.
Sassello Superiore
Scoccini Bartolomeo,
Daim Maria vedova Scoccini;
Scoccini Ernesto,
Scoccini - Nanotti Domenica,
Scoccini "Piazza" Giuseppe,
Reffo Giovanni,
Reffo Pietro,
Guglielmina Arturo.
Ordrovago
Galletti Giuseppe,
Galletti Giovanni,
Galletti Geremia,
Fuselli Eugenio,
Galletti Maddalena,
sorelle Bossi Angiolina ed Palmina,
Tosi Giacomina.