

LA VAL MASTALLONE: la valle
L'antico
ponte di Varallo Sesia, che divide il centro storico del capoluogo valsesiano,
supera il torrente Mastallone con le sue acque limpide. Il torrente Mastallone
ha riflessi verdastri che in certe ore del giorno si incupisce, come in certi
laghi d'alta montagna, incorniciato com'è da pini e larici.
La valle, già nota ai primi cartografi e geografi, solcata dal torrente
prende il nome appunto di Val Mastallone.
Una tradizione fa derivare tale nome da un brigante oppure da un distinto
capitano, il quale si fece cristiano dietro le persuasioni di Diogene - terzo
Vescovo di Novara -, venuto a stanziarsi in questa valle al tempo della conquista
dei Romani. Si fa derivare Mastallone dalla lingua celtica, che significa
fracasso. Infatti altri sostengono che tal nome roboante gli venne attribuito
per il gran rumore prodotto dalle sue acque scorrenti.
Popolarmente il nome viene giustificato dalle frequenti chiuse lungo la valle
che ne determinarono la formazione di bacini lacustri che poi andarono svuotandosi
in seguito agli sfondamenti operati dalle acque.
Il nome così lungo ed accattivante, il cui significato etimologico
si può accostare a quello di un grosso "mastello", indica
che già per gli antichi abitatori quel bacino d'acqua era certamente
superiore ad altri laghetti. La cosa comunque è poco verosimile, anche
perché pare accertato che in epoca geologica, il Mastallone fuoriusciva
dalla Bocchetta di Vocca (mt. 892).
La
Val Mastallone è oltremodo pittoresca ed amena. Disegna simpatici meandri
fra selvaggi dirupi e dolci clivi, offre quella varietà di vedute che
tanto interessa il turista, e difatti essa, sebbene non chiusa fra colossi
alpini, è ricca d'orride gole, selvaggi rupi, belle cascate, torrenti
spumeggianti, ridenti praterie, poggi inghirlandati da boschi di noci, castani,
frassini e faggi, pittoreschi villaggi con ville, graziose casette e antiche
chiese, vagamente sparse qua e là.
La Val Mastallone, una selva di noci e di castagni, si sviluppa per venticinque
chilometri e si dirama in altri valloni laterali minori. Essa è quasi
costantemente chiusa ed incassata, presenta orridi e burroni abbastanza spettacolari.
La sinuosità della valle apre prospettive sempre diverse, con profili
di monti ora accigliati ora sereni, con continue variazioni di luci sulla
tonalità dei colori dominanti che d'estate sono i verdi, in tutte le
possibili gradazioni; d'autunno il bruno, il rosso ed il giallo; d'inverno
il bianco, il viola e l'azzurro.
A causa dell'angusta morfologia e delle non felici condizioni dell'esposizione,
la Val Mastallone, specie nella sua zona centrale, è soggetta ad una
scarsa insolazione, con basse temperature nei mesi invernali.
La Val Mastallone, cupa e solare, primitiva ed intatta, dona, al turista non
banale, aspetti salvati dal più deteriore turismo. Qui si coglie l'essenza
della natura eternamente identica al disegno originario ed immutabile nelle
sue leggi.
La bellezza raffinata e suadente di questa valle, tanto varia nei suoi orridi
pittoreschi, nelle sue pendici ammantate è un esclusivo nutrimento
di pochi iniziati.
La povertà dei villaggi, i luoghi rudi ed opachi, creano immagini di
squallore, di grigiore e di solitudine. Le montagne sono dapprima rinserrate,
tutto è nell'ombra. Più ci si addentra cresce questo senso d'angustia,
di ristrettezza, di autentica povertà della valle e l'ambiente sembra
sbizzarrirsi nel disegnare tortuosità e strettoie vallive, lasciando
soltanto apparire qua e là minuscole frazioni, che conferiscono al
paesaggio toni irripetibili.
In questa valle appare più evidente la lotta ed il trionfo dell'umana
industria contro le difficoltà della natura; si intende veramente come
tanta civiltà sia stata frutto di una quasi incredibile ostinazione
dei suoi uomini a colmare con le risorse del lavoro e dell'ingegno quello
che non poteva dare la terra natia.
Risalire il fiume, da Varallo Sesia, è un meraviglioso viaggio attraverso
il quale si scopre un mondo fantastico, perché il fiume ci parla del
presente e del passato, al di là dei confini dell'immaginazione.
Il torrente ci lancia anche segnali di vita e di gioia e può capitare
anche di ascoltare, se ci si trova a rimanere un attimo assorti, misteriose
armonie.
Il fiume ci racconta ancora innumerevoli storie man mano che si risale la
valle, storie oggi incredibili ma che non possono essere trascurate per quel
poco che di esse ci è stato tramandato.
Così un anonimo cronista descriveva la Val Mastallone ai primi dell'Ottocento:
"... giungemmo al Ponte della Gula (forse Gola, cioè stretta di monte), sul Mastallone, sito pittoresco ... il torrente si ruppe ab antico il suo varco, scavando profondissimo baratro nelle viscere del vivo sasso. Sopra i due margini dello scoglio è posato arditamente il ponte, e reca sbigottimento il rimirare da tant'altezza il ravvolgersi brune onde del fondo. Lasciando indietro il ponte, scorre la strada a sinistra del corso del fiume mentre a destra lo scheggione solleva le ertissime e nere sue spalle, su cui barbicano alcuni radi faggi e castagni ... Passando per luoghi difficili e tristi, ... vari aggregati di abitazioni si rinvengono rasente la via ... piene ... di mestizia e di squallore strada ardua ... e dirupata ed in continuo salire. ...".
Nel 1834 è un visitatore tedesco che ci guida per mano nella Val Mastallone. Egli ci dice che
"... veramente non si dovrebbe parlare di una vallata ma di una stretta spaccatura interrotta da molte alture ... ed è circondata da selvaggi baratri ... Una voragine lunghissima ... una lacerazione creata in migliaia di anni dal corso selvaggio del Mastallone; ... i ripidi precipizi ... torrenti che precipitano ... dalle creste alpine, simili a molti nastri argentati che corrono rumorosi nel Mastallone. ...".
La Val Mastallone fu una delle aree maggiormente amate dai viaggiatori inglesi dell'Ottocento.
Il Dizionario Geografico (vol. V) del 1839 riporta:
"... Superiormente a Varallo, verso tramontana, si apre al destro lato una valle che dicesi di Mastalone dal fiume - torrente che vi travolge le sue acque e va a gettarsi nel fiume Sesia. Cotal valle ... è delle lunghezza di otto miglia, presentasi da principio come una profonda orrida fessura dell'alto monte, appellata dai montanari Gola; procede innanzi sopra una pendente strada su mucchi di sassi rotolati dal ripido balzo, o su larghe tavole di selce che ingombrano il passo; locché toglie il coraggio anche al viandante avvezzo a camminare fra gli aspri dirupi...".
Val Mastallone, la valle più povera della Valsesia: lo è sempre stata, lo è tuttora; la valle degli emigranti, cuore dell'emigrazione valsesiana. Questa è la valle dove si riscontra la "valsesianità" più autentica.