CRAVAGLIANA
CRAVAGLIANA
le doux nid CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA


LE FRAZIONI: Ferrera

Dopo Saliceto la valle si restringe, tanto da aver reso necessario l'apertura di una galleria. Qui, quasi addossata al costone roccioso e grigio che la sovrasta, tagliata in due dalla strada della vecchia carrozzabile, sonnacchiosa ed addormentata come la bella di tante fiabe, ecco apparire Ferrera, definito il paese dei gerani.
Nella frazione le case si addossano l'una all'altra, quasi a sostenersi a vicenda: un insieme di bianchi casolari. L'abitato lo si attraversa in un silenzio quasi irreale ed una strana sensazione di opprimente solitudine sembrano incupire ancor più l'ambiente.
FERRERAMa lo scroscio della freschissima acqua che sgorga dalle due vecchie fontane, il mormorare perenne del Mastallone e del rio Valbella, mi rilevano però che la vita continua e che la realtà del momento non può essere disgiunta dalla storia di un paese dal passato straordinario.
Una nota del 1871 riporta che Ferrera si trova presso un "rivo chiamasi Acqua della Valle".
Ferrera ebbe origine, come del resto gli altri insediamenti in Val Mastallone, negli oscuri anni intorno al primo Medioevo, forse anche prima. Essa è ubicata in una posizione geografica obbligata e, per quei tempi, quasi strategica.
Una rozza capanna fu la prima costruzione di Ferrera, capanna che serviva da rifugio durante la notte per i coraggiosi viandanti del tempo che sfidavano, impavidi, gli aspri e tortuosi sentieri, i costoni a strapiombo dei monti, ed i rischi di una traversata del fiume, dai mille ostacoli. Il tutto reso spesso più difficile dagli assalti dei malfattori e dalle avversità climatiche.
In seguito, attorno a questa primordiale casupola, alcuni pastori fissarono stabilmente la loro dimora; le capanne e le stalle divennero case dai tetti di paglia. I monti circostanti dalle ferrigne rocce scure (come del resto ferrigna è un po' tutta la Val Mastallone), le diedero il nome di Frèra, cioè ferriera o ferraria, luogo ove si estraeva il ferro, e da qui Ferrera.
Qui ho trovato un documento, meraviglia delle meraviglie, un atto di compra - vendita del 6 novembre 1354, in un passo viene citato tra l'altro il testimone:

"... ALBERTUS DICTUS DE LA FRERA QUODAM GUIDETTI, VALLI MASTALLONI, HABITOR VARALLI ...".

La scoperta del ferro, minerale pregiato in periodi di estrema povertà, avvenne intorno al 1450 e già nel 1500 Ferrera raddoppiò il numero degli abitanti e delle case. Confluirono in paese minatori stagionali, artigiani e fabbri, boscaioli ed artisti.
L'attività delle miniere si prolungò per circa due secoli e fu nel 1700 - 1750 che vennero abbandonate le prime miniere e le fonderie si ridussero a ben poca cosa per sparire del tutto ai primi dell'Ottocento: fu quello, nonostante tutto, l'epoca del grande sviluppo di Ferrera, che nel 1845 divenne parrocchia indipendente.
FERRERA: INTERNO DELLA PARROCCHIALELa parrocchia fu disegnata da Giovanni Larghi ma fu grazie alla munificenza di Giovanni Reffo se venne costruita. Ed appunto al benefattore Reffo, di famiglia originaria del luogo, cui Ferrera dovette una parte incancellabile della sua storia.
Lasciato il paese da giovane, Giovanni Reffo, "nato (il 2 settembre 1771; l'atto di nascita è conservato presso l'archivio parrocchiale di Cravagliana ) egli povero tra poveri" ricorda il Ravelli, fece una grossa fortuna come albergatore. Alla sua morte, avvenuta il 16 novembre 1849, il suo lascito testamentario era considerevole: si ebbe modo di edificare la chiesa parrocchiale, l'abitazione del parroco ( 4709 lire di Piemonte ), il cimitero ( 4303 lire di Piemonte ) e le scuole elementari. Il totale delle opere ammontò a complessive 25 mila lire di Piemonte e 143 soldi.
Venne istituita, legalmente con regio decreto il 22 maggio 1853 con regolamento redatto il 9 aprile 1899 ed con visto del re Vittorio Emanuele III il 22 novembre 1900, anche l'Opera Pia omonima (oggi ente morale e sotto la giurisdizione dell'Amministrazione Comunale di Cravagliana); "la mia mente in questo legato perpetuo, si è precisamente quella di rendere utili alla società, tanti individui che vivono nell'indigenza e nell'inerzia, e farli buoni cittadini, industri, attivi".
GIOVANNI REFFOCon questo magnanimo gesto Giovanni Reffo lasciò eredi di tutti i suoi averi i poveri della parrocchia, a cui legò anche un lascito di duecento lire annue per tre anni. Inoltre lasciò venticinque lire di sussidio destinate a tutti quei dodicenni che avessero voluto dedicarsi al lavoro. Il resto del patrimonio venne stabilito che fosse distribuito d'inverno ai poveri, ordinando che dal godere tali beni fossero "esclusi gli accatoni di professione ed i mendicanti poiché mestiere infingardo".
Ferrera, riconoscente, gli dedicò una lapide che ne enumerò le cristiane virtù, lapide che oggi si trova all'esterno del vecchio edificio scolastico, già casa del cappellano. Un dettaglio: la citata targa riporta la data 2 agosto 1771, il Reffo è nato nel mese di settembre!
Questa la cronaca, come venne pubblicata dall' "ALMANACCO GUIDA DELLA VALSESIA 1928", di quel giorno:

"Alla memoria del munifico benefattore dell'Opera Pia di Ferrera, Giovanni Reffo è stata inaugurata una bianca lapide sul frontone della casa ove ha sede il pio ente. La cerimonia si è svolta nella mattina luminosa del 23 ottobre 1927, e il marmoreo simulacro che accoglie le sembianze del venerato benefattore, ha avuto l'omaggio riconoscente delle autorità e del popolo della valle. Il rito fu semplice e austero; benedetta la lapide furono pronunciati dal podestà del Comune, dal presidente e dal segretario dell'Opera Pia vibranti discorsi esaltatori della bella figura di Giovanni Reffo, che, sospinto dal suo cuore grande, volle che tutte le sue notevoli sostanze fossero devolute al paese nativo per il benessere e il progresso della sua gente adorata, che ne serbe scolpito nel cuore il nome venerato".

Quando venne istituita la parrocchia di Ferrera il paese contava circa settecento abitanti, distribuiti in sette frazioni (Ferrera, appunto, Valbella Inferiore e Superiore, Dietrosella, Saliceto, Voj e Gula), di questi più di un centinaio erano i bambini che frequentavano le scuole adiacenti alla casa parrocchiale. Verso fine secolo i segnali premonitori di un lento spopolamento s'incominciarono a farsi sentire ed oggi rimane ben poco di quel passato e soltanto le miniere, antri oscuri popolati dai fantasmi di un'epoca lontana, sono rimaste a testimoniare per i posteri. Ma a Ferrera la vita continua anche se il ricordo dei tempi d'oro è sempre struggente.
Oggi questo bel tempio resta là chiuso per almeno metà anno, a causa del ridottissimo numero di abitanti (non ultimo anche l'estrema difficoltà di provvedere al riscaldamento).
Detto che è intitolata a S. Pietro e poi anche a S. Giovanni, la parrocchia, dai documenti presenti in archivio parrocchiale risulta che il progetto iniziale, datato 20 luglio 1843 e poi in seguito scartato, fu dovuto all'architetto Giuseppe Marchini, operante in Torino, ma sicuramente di famiglia valsesiana.
La posa della prima pietra avvenne il 7 maggio del 1845 su di un terreno donato da Amedeo Ghelma; la calce, con la quale venne costruita la parrocchia di Ferrera proveniva dall'Alpe Casone, sita nella valle della Meula, sotto il Pizzo della Tracciora: ancora oggi, immerse nel verde della vegetazione, si possono trovare le grotte dove suddetta calce veniva cotta. Finito nel giro di due anni l'edificio, poco alla volta fu dotato di altari, quadri e suppellettili.
La bella parrocchia, una sintesi architettonica fra tutte le chiese della Val Mastallone, sorge su di una rupe che domina l'intero abitato. La facciata della chiesa si presenta con maestose linee classico doriche; il pronao è sorretto da quattro colonne in granito; il presbiterio ha eleganti balaustre di marmo. Al suo interno si possono ammirare una tela raffigurante S. Pietro Apostolo (data 1848 e addossata alla parte di fondo del coro), una bella Madonna del Rosario in legno e tutta dorata, una graziosa Madonnina proveniente dall'oratorio di Dietrosella e diversi affreschi con prevalenti soggetti di S. Pietro e della Vergine. Sulla volta della navata un affresco raffigurante San Giovanni. Nel 1850 furono acquistati ( per 256 lire e 10 soldi 12 banchi; due anni dopo l'altare maggiore fu impreziosito da busti reliquari in rame argentato e nel 1854 vennero infine eseguiti i due altari laterali.
1827 lire fu la spesa sostenuta nel 1858 per il rinnovo totale del tetto a piode. Nel 1861 la parrocchiale venne arricchita dell'organo e della cantoria: le spese sostenute per dotare la chiesa di questa nuova struttura furono in tutto pari a lire 2.404, tutto compreso.
La parrocchia fu consacrata dopo oltre trent'anni dalla sua costruzione: il 21 agosto 1879.
Scriveva don Teruggi nel mese di maggio del 1952 che il tetto della parrocchiale di Ferrera "già da anni mai ripassato è seriamente danneggiato per l'abbondante neve dello scorso inverno e faceva acqua da parecchie parti".
Inerente alla parrocchia di Ferrera sono giunto in possesso, grazie all'interessamento dell'amico Osvaldo Genova, anch'egli cultore di storia valsesiana, della relazione della traslazione del "Venerato corpo di S. Eugenia M. da Roma a Ferrera", trasferimento avvenuto nel 1880: attualmente S. Eugenia è ospitata nella cappella di S. Giovanni Battista realizzata nel 1857.
Attingo a piene mani dallo scritto della Curia Vescovile di Novara che, grazie all'interessamento del parroco don Davide Cusa, il quale fin dall'anno 1877 aveva inoltrato, alla S. Congregazione delle Indulgenze e delle Reliquie, una "commendatizia" per ottenere un corpo santo, il 25 luglio appunto 1880 verso le due pomeridiane giunse a Ferrera, "vestito ed aggiustato come al presente e rinchiuso nella sua attuale urna" il corpo della Santa.
La reliquia arrivò da Roma a Novara servendosi della ferrovia per poi proseguire sino a Varallo Sesia sopra un carro ed infine la stessa cassa venne collocata in una elegante vettura a due cavalli e così trasportata fino a Ferrera.
"Erano ad accogliere il S. Corpo ai confini della Parrocchia tra Nosuggio e Saliceto il Parroco locale col suo popolo e là, dopo aver riverentemente ossequiato ed incensato il sacro deposito, venne il medesimo, processionalmente, a croce innalzata e al suono festivo delle campane accompagnato fino alla Ferrera, ed ivi provvisoriamente deposto nella casa parrocchiale...".
Il 3 ottobre ebbe luogo l'accennata traslazione: S. Eugenia venne apposta nella cappella realizzata appositamente e dedicata a S. Giovanni.
Moltissime le autorità ecclesiastiche che furono presenti alla cerimonia: oltre all'intero clero del Vicariato di Val Mastallone, anche il Rev. Sacerdote e Missionario Apostolico don Pietro Fornara di Cameri.
Quest'ultimo si era tanto adoperato a Roma allo scopo di ottenere per questa parrocchia un corpo santo e che aveva già avuto l'insigne onore di vedersi affidato dal Vicariato di Roma un tanto deposito perché ne fosse custode da Roma a Ferrera.
A maggior decoro e splendore della festa, vennero chiamati i più valenti artisti musicali e la Banda Civica di Varallo Sesia; l'orazione panegirica venne recitata dal menzionato don Fornara.
Per l'occasione venne rifatto a nuovo il selciato che dalla strada consortile metteva alla chiesa parrocchiale.
Le nuove campane sono del 1953: quelle vecchie furono requisite durante l'ultima guerra.

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