CRAVAGLIANA
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le doux nid CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA


LE FRAZIONI: Valbella Inferiore e Superiore, Dietrosella

Da Ferrera, sulla sponda sinistra del Mastallone si apre la Valbella. Essa inizia alle falde del Monte Capio e sbocca a la Frèra.
Scriveva il Tonetti:

"Dal ponte della Ferrera un ripido sentiero tagliato a scaglioni nel sasso, mette per entrar la Valbella, la quale s'apre fra due maestose rupi, somiglianti a due obelischi o due torri che ne sorvegliano l'entrata, e chiamati i "Corni della Valbella", fra cui in un letto profondo s'è aperto un varco il torrente".

Ha quasi il sapore della ricerca del tempo perduto spingersi nella Valbella, il cui corso d'acqua sfocia nei pressi di Ferrera per unirsi al Mastallone. Proprio alle porte di Ferrera, e prima di attraversare il ponte che collega la strada provinciale alla galleria, alcuni cartelli indicano il sentiero (che è tale, anche se percorribile con l'automobile) che porta alle frazioni di Valbella Inferiore e Valbella Superiore.
Valbella: terra antichissima e misteriosa come un lontano pianeta. Nel documento del 945, venne descritta come una zona ricca di "terra, vigne, campi, prati, pascoli, selve, mulini, peschiere, case, monti, valli, alpi, pianori, acqua e condotti d'acque".
E v'è da crederci trattandosi di un atto ufficiale, tanto più perché Regio.
La valle si presenta dapprima, come antitesi al suo nome, con un orrido fiancheggiato ai due lati da alte e maestose rupi, e successivamente la bella valle si fa sorridente con i suoi clivi verdeggianti: sia il versante oltre i due abitati sia l'opposto sono fortemente terrazzati.
Nome più appropriato ed etimologicamente più esatto non poteva essere dato a questa valle il cui bel paesaggio, dolce e selvaggio allo stesso tempo, è rimasto immutato attraverso i secoli. La natura, il verde dei prati, i folti boschi, le rocce aspre e scure, le acque del rio, le case e le baite, i giardini fioriti ed i campi, i sentieri tortuosi e la stessa gente sembrano essere quelle di una volta.
Si può ben dire che tutta la Valbella sia un affresco di colori, di sfumature dolci e violente nello splendore del sole che illumina ogni cosa ed anche nelle oscure chiazze d'ombra, che i piccoli erti e maestosi alberi creano in un gioco di luci.
La Valbella è degna di nota per la sua sinuosità: percorrendo la tortuosa strada ogni tanto appaiono gli antri delle vecchie miniere abbandonate e scavate nei secoli passati. Tali gallerie fungevano anche da rifugio contro il pericolo di valanghe e di slavine. Terminata la serie di curve e controcurve, e lasciate alle spalle le miniere, la valle si apre e mostra subito, sulla destra orografica del torrente, la sua prima perla: Valbella Inferiore.
Più volte colpita da improvvise e disastrose piene (nella zona denominata Categnola, vi è ancora l'unica abitazione superstite presso l'antica ubicazione del paese, distrutto dal torrente in seguito ad una frana che ne deviò le acque; ed ancora un nucleo di abitazioni rovinate da un alluvione nel 1924 e poi totalmente asportate da quella del 1961), Valbella Inferiore ha conservato intatto l'aspetto di un antico borgo incontaminato dal cemento. Case e baite fanno bella mostra, ben allineate al di là del ponticello lungo pochi metri. Qui si respira l'aria delle buone e semplici cose e tutto ricorda il tempo passato, le stradine a gradoni, l'antica fontana, le balconate fiorite ed i comignoli fumanti.
In questo piccolo centro è possibile vedere quel che ne rimane di un antico mulino e di un vecchio forno.
Ancora meno di un chilometro di strada che si staglia in parte in mezzo ad un fitto bosco, ed ecco la seconda gemma: Valbella Superiore.

Valbella Superiore in una fotografia di Laura Orgiazzi

A Valbella Superiore la distruzione totale giunse il 25 marzo 1868 quando un furioso incendio distrusse, in un giorno di festa, tutte le case. L'episodio mi è stato sinteticamente raccontato. Mentre la gente (centosessanta persone) era a Ferrera per la S. Messa, Valbella Superiore in meno di due ore di fuoco fu ridotta in cenere: trentuno dei trentadue casolari che la componevano furono distrutti.
Morirono tutto il bestiame, una anziana signora e due bimbi, rei di aver acceso il fuoco per giocare. Il paese si riprese in tempi brevi ma appena ricostruito venne tagliato a metà da una valanga nel 1888.
Avvolte da cattive erbe e dalle ortiche, di alcune di queste case ancora oggi sono rimaste le mura perimetrali, tronconi spettrali e pericolanti.
Una casa, sita quasi all'ingresso dell'abitato, ha colpito la mia attenzione. Si tratta di una abitazione edificata intorno al 1870: fu intorno a quegli anni che incominciò la tendenza ad imitare l'edilizia borghese e questo avvenne per opera di emigranti rientrati in patria con un piccolo capitale o di contadini che già contarono di ricavare un utile affittando qualche locale ai villeggianti, i primi delle future schiere.
Questa casa, a mio modesto parere, ne è un esempio del genere. A tre piani, essa è dotata di una scala interna, balconate in pietra, persiane alle finestre. Addossati sul retro ci sono fienile e legnaia, mentre al pian terreno l'ingresso disimpegnava stalla da una parte e cucina dall'altra. Oggi gli oriundi ed i loro figli vi ritornano e ricostruiscono ciò che è stato dei loro avi.
Famosi in tutta la Valsesia erano i boscaioli valbellini: la loro forza ed il loro coraggio erano senza pari.
Sono considerati nativi della Valbella i pittori Orgiazzi (famosi in tutto il Piemonte nel 1700) ed anche gli ascendenti dell'on. Marazza, illustre deputato valsesiano.
Questa è la Valbella, pianeta misterioso, sconosciuto ed ignorato dagli itinerari turistici; un grande parco chiuso di cui si sono perse le chiavi.
Sempre in Valbella, su di un verde piano circondato di boschi, c'è Dietrosella, completamente desolata.
Seguendo la vecchia mulattiera che conduce al disabitato borgo di Dietrosella, prima di salire si può vedere (ora interrato) un fosso ove veniva fatta macerare la canapa. Quasi al culmine dell'ascesa sono visibili i resti di primitive abitazioni, ritenute uno dei primi insediamenti stabili in valle.
Dietrosella era un grazioso paesino sito in una posizione invidiabile: il luogo è ameno, l'orizzonte è vasto e gode della luce diretta del sole e del suo calore, anche nei mesi invernali e per più ore al giorno. Oggi vi regnano il silenzio e l'abbandono: i suoi campi erano frequentati dalle capre, molti e produttivi erano gli alberi da frutta.
La piccola chiesa, dedicata alla Beata Vergine delle Grazie, è situata ad una estremità del paese quasi da poter sembrare un vigile, una sentinella od uno zelante pastore a guardia del suo gregge.
Dietrosella con il suo silenzio mi parla di un passato lontano e recente, mi racconta delle fatiche, dei sacrifici e delle gioie di quanti nacquero e vissero lassù. Un messaggio velato di tristezza che interpella e sussurra a chi conosce il suo passato.
Salendo da Valbella Superiore e Dietrosella, verso la Cima Cavallo, s'incontra una zona tutta tempestata di stelle alpine, riferisce il Ravelli.