

LE CALAMITA' NATURALI
Nelle note che ho scritto ricorrono
spesso l'acqua ed il fuoco, due elementi che servono a prestare buon servizio
all'uomo, però ambedue si pongono sullo stesso piano per danneggiarlo:
non sempre l'uomo può domarli. Ma vediamo i non pochi danni che queste
gravi calamità naturali hanno provocato nella nostra vallata.
Una piccola premessa: esperti geofisici del C. A. I. mi hanno fatto notare
che, il solco vallivo in cui scorre il Mastallone è scavato quasi tutto
nella formazione basica "Ivrea - Verbano", cioè in rocce
tenaci, prive di scistosità, che determinano pareti a pendenze rilevanti,
orridi, fondovalle ristretti. La Gula del Mastallone è inoltre un esempio
di incisione in rocce anfiboliche cioè di minerali che costituiscono
molte rocce composte da silicato di magnesio, calcio e ferro. Nel Comune di
Cravagliana vi sono anche delle stratificazioni moreniche di cm. 50 - 60 circa
venute alla luce tra Brugarolo e Brugaro nonché al bivio presso Ferrera.
Vorrei riprendere un passo di un articolo, dell'insigne varallese prof. Pietro
Calderini, apparso sulle colonne del giornale "Il Monte Rosa" di
oltre un secolo fa, nel 1868:
"...la roccia ... è costituita di ossido di ferro formatosi sotto l'influenza della umidità atmosferica; questa roccia (in Val Mastallone) è una diorite ricca di ossidrato di ferro, materiale che più di ogni altro si presta a disgregarsi e sciogliersi sotto l'azione erosiva delle acque ...".
La ripidità dei versanti, scanalati dai ruscelli,
se non dalle stesse valanghe ricorrenti da anni innumerevoli, rendono rare
oggi in Val Mastallone le grandi valanghe.
Fin dai primordi del suo popolamento, la nostra vallata è stata colpita
da avvenimenti naturali che, il più delle volte, hanno causato devastazioni
e lutti. Strade inghiottite da valanghe e frane erano avvenimenti di ordinaria
attualità in una valle in cui il fenomeno valanghe ha imperversato
per lungo tempo. La stessa richiesta di carbone di legna, che alimentò
per secoli l'attività dei carbonai, portò alla distruzione di
estensioni di ettari di bosco, naturale difesa contro le valanghe.
Allorché si scatenava un temporale di una certa violenza ed il Mastallone
s'ingrossava, trasformandosi in un corso minaccioso e terrificante con le
sue acque torbide e fangose, ed il fragore dei sassi che rotolavano sul greto,
spinti da immane furia, si faceva assordante... un grave e minaccioso pericolo
incombeva su tutta la vallata: l'alluvione. Argini e ponti che crollavano
erano all'ordine del giorno, paesi in eterna angoscia ed in attesa che il
peggio non arrivi, offrivano un quadro non esaltante, e l'intervento dell'uomo
che, ancora oggi, in taluni casi può fare ben poco per una bonifica
definitiva.
Il 14 ottobre 1755 vi fu una terribile alluvione, il nubifragio che si abbatté
sulla Valsesia, causò danni e lutti: rispetto alle altre vallate quella
della Val Mastallone fu "la meno maltrattata, non essendovi il Mastallone
tanto quanto gli altri fiumi gonfiato". Comunque registro: "Danni
sofferti dalle infrascritte parochie della Corte Superiore della Valsesia
negl'effetti infranotati coll'inondazione delli 14 ottobre 1775", tra
cui segnalo:
Cravagliana
|
Due case distrutte, e molte rovinate |
1.500 |
|
Un edifizio distrutto, e sei guasti, colle roggie tutte distrutte |
1.200 |
|
Strade pubbliche, e communali |
600 |
|
Ponti n. 7 di legno |
350 |
|
Campi |
1.500 |
|
Prati |
3.300 |
|
Selve |
400 |
|
Piantumi di diversa sorte |
2.500 |
|
Zerbidi |
300 |
|
Meula, Grassura e Nosuggio di Cravagliana |
1.203 |
|
----------------------------------------------------------------------------- |
|
| In tutto Lire |
13.003 |
Nel 1781 una violenta inondazione generata dalle falde del
Monte Capio, ed alimentata dai riali della Sabbiola, della Saccora, del Rio
della Notte e dal rio Valbella, aveva devastato il territorio di Cravagliana.
Le cronache, per voce popolare, ci narrano di una casa di Giavinali andata
distrutta facendo soccombere un'intera famiglia (marito, moglie ed una figlia).
Un morto vi fu pure in Valbella.
Si ebbero piene anche nel 1801, straordinaria venne definita quella del 27
agosto 1834, poi ancora nel 1900 e nel 1934. Alluvioni che pur rovinose che
siano state, mutarono solamente il percorso del fiume.
Come detto vi è anche il pericolo di valanghe e frane: vediamo che
cosa accade negli anni passati.
Le prime notizie sono del 1747. Due donne di Cravagliana, mentre attraversarono
la colma di Rimella per recarsi a Campello Monti, morirono assiderate travolte
da una valanga. Vennero ritrovate "molto tempo dopo, una con la testa
sulle ginocchia dell'altra".
La Val Mastallone fece parlare di sé nel marzo del 1865, quando un
"martedì mattina verso le dieci in prossimità del ponte
di Saliceto", Ludovina Moretti venne travolta da una valanga, mentre
la poverina stava lavando i panni.
Sempre la penna elegante del prof. Calderini mi porta a conoscenza che nel
novembre del 1868 una terribile frana scansò di poco gli abitanti di
Brugaro, Brugarolo e Colla:
"Dopo le ultime piogge, per le quali la Val Mastallone ebbe i torrenti fuor di modo ingrossati e strabocchi, scorsero sul dinanzi del monte che sovrasta gli abituri, un'immensa crepaccia a forma di grandissimo arco ascendente che dall'una all'altra squarciava i larghi e poderosi fianchi".
Sollevando gli occhi da Brugarolo si nota un nudo fianco
della montagna: fu in seguito alle prolungate piogge dell'autunno del 1869
che le acque penetrarono per le fessure della cavità del monte, di
natura ferrigna e morenica, spostarono il terriccio che cementava lo strato
superiore della pietra con quello inferiore e lentamente ne minarono le basi.
Cosicché il primo, non più consolidato, sdrucciolò su
sé stesso, aprendo un'immensa voragine nelle viscere del monte.
Ancora il cronista del "Monte Rosa" ci tramanda che "verso
le undici antimeridiane del 19 gennaio 1871, Giuseppe Marazza del fu Angelo,
d'anni 71, uscito di casa sua in Valbella Superiore ... per portarsi a una
vicina capanna a prendere il fieno ... fu travolto da una valanga". Il
corpo senza vita dell'anziano contadino venne ritrovato poco tempo dopo.
Nel gennaio sempre del 1871 a causa di una valanga, la strada di Val Mastallone
non venne aperta al transito dei carri se non molti giorni dopo la caduta
della medesima. Motivo: le elevate spese che i Comuni della valle dovettero
sopportare per il ripristino della sede stradale. Il tratto tra il Ponte della
Gula e Bocciolaro non fu nemmeno reso agibile ai pedoni, i quali dovettero,
in alcuni tratti, camminare sopra il parapetto a picco sul Mastallone, con
grave pericolo per la loro incolumità.
Nel cuore degli abitanti di Cravagliana il ricordo del terribile inverno del
1888 non è ancora cancellato ed oggi, ad oltre un secolo da quegli
avvenimenti, c'è ancora qualcuno che ne parla.
Le cronache narrano che il 20 febbraio di quell'anno, verso le undici postmeridiane,
dopo quattro giorni e quattro notti di incessanti nevicate, a Valbella Superiore
una valanga, scesa lungo il vallone delle Fontane, distrusse due case e ridusse
in malo modo altre due abitazioni.
Questa calamità causò soprattutto la morte di quattro persone:
Maria Orgiazzi vedova Reffo (di anni 60), di sua figlia Maria (di anni 44),
di suo figlio Giacomo (di anni 28) e di Teresa Orgiazzi vedova Regaldi (di
anni 47). La moglie di Giacomo Reffo, Vittoria Orgiazzi, che era incinta,
venne miracolosamente estratta dalle macerie ancora in vita.
Sembrerebbe che la giovane donna abbia successivamente partorito un bimbo
che morì subito dopo.
Una doverosa annotazione: i deceduti di Valbella Superiore, nel registro di
morte del Comune di Cravagliana risultano invece deceduti a Valbella Inferiore.
Diverso anche il bestiame andato perduto nella tragedia. Si racconta che le
galline vennero ritrovate, in vita, dopo alcuni mesi, a neve disciolta: esse
si erano nutrite con la semenza del fieno sparsa fra neve e macerie.
Gli abitanti del paese avevano previsto il tragico evento in quanto il monte
sovrastante era stato completamente disboscato cinquant'anni prima. La selva
era rigogliosa di alberi d'alto fusto che furono lasciati a difesa del paese
dalle valanghe, ma, nonostante l'opposizione unanime degli abitanti del villaggio
(protesta che venne presentata mediante lettera, all'Intendenza Provinciale
di Novara, non datata ma ricevuta dal destinatario il 28 luglio 1839), un
imprenditore senza scrupoli, che venne facilitato nella sua opera da pubblici
ufficiali, operò il suo totale disboscamento.
I danni causati dalla valanga, tra masserizie, case rovinate ed animali andati
perduti, ammontarono a 12.740 lire.
Oggi, nel prato accanto al rio Valbella, sono visibili i resti di una casa
distrutta da tale evento: una località sottostante è ancor oggi
chiamata Pra d'la valanga (Prato della valanga).
In seguito alle forti nevicate del 1888 iniziò una lunga controversia
tra la parrocchia ed il Comune di Cravagliana, controversia che ebbe termine
nel 1916.
Il tetto della chiesa ed il portico avanti la stessa furono ridotti in uno
stato tale da non bastare più le solite piccole riparazioni, pertanto
il pievano don Bagnati, dopo aver fatto ripetute istanze verbali, il 27 settembre
1907, mandò all'Amministrazione Comunale una nota in cui segnalò
che la chiesa necessitava di "cambiare circa dodici piccoli travicelli
perché spezzati o guasti, sostituendoli con altrettanto nuovi".
Nonostante il parroco si dichiarò partecipe alla spesa, il Comune non
si prese nessuna sollecitudine.
E si giunse al mese di maggio 1913: una piccola parte del tetto cominciò
a cedere ed a "minacciare imminente crollo con pericolo di sfondare parte
della volta sottostante". Il parroco provvide provvisoriamente a restaurare
il tetto. Il 19 giugno 1913 il sindaco Scoccini, coadiuvato dal geometra Ianni,
fece un sopralluogo. La perizia, con data 21 giugno, redatta poi dal tecnico
evidenziò abbastanza amaramente dello stato del tetto della nostra
parrocchiale, stimando in L. 173 e 40 il costo delle riparazioni adeguate
alla bisogna. Dopo di ciò "il Comune secondo il consueto si pose
a dormire", annotò tristemente don Bagnati.
Si pervenne al 28 giugno 1914: il parroco inviò un ultimatum all'Amministrazione
Comunale e la nota citata fu messa all'ordine del giorno del Consiglio Comunale
del 19 luglio seguente. La relativa delibera parlò di concorrere con
la somma di L. 100 alle spese di riparazione. E questo sebbene nel frattempo
la spesa delle riparazioni, per i peggioramenti avvenuti e per il cedimento
del tetto del portico, siano aumentate tre volte tanto.
"Non passeranno certo ai posteri in memoria di eccessiva generosità
alla Chiesa i Consiglieri di questo Comune", fu la mesta constatazione
di don Bagnati.
Il lavoro venne eseguito nei mesi di agosto e settembre 1914 e la spesa complessiva,
come dal libro dei conti della chiesa parrocchiale, ammontò a 431 lire
e 85 centesimi. Il Comune staccò il mandato di pagamento, delle cento
lire deliberate, il 30 gennaio 1916, cento lire ridotte poi all'atto della
riscossione a lire novantanove per la deduzione del contributo del centesimo
di guerra.
Sempre nel 1888 in Val Mastallone scesero altre valanghe: a Colla due case
furono rase al suolo e, sempre in conseguenza alla valanga, gli abitanti del
piccolo borgo dovettero lavorare ben otto giorni per aprirsi un varco fino
alla vicina fontana da cui attingere l'acqua per usi domestici.
Ferrera venne investita anch'essa da una frana.
L'abitato di Ordrovago ebbe numerose case rase al suolo: si parlò anche
di diverse vittime, ma nessuno degli anziani in paese ha mai sentito parlare
di morti anche se la frazione ebbe i suoi guai.
A Cravagliana - Centro le neve raggiunse i due metri e mezzo di altezza ed
i nostri paesani dovettero addirittura scavare delle gallerie e trincee nella
coltre bianca per poter comunicare tra loro.
Verso fine marzo sempre del 1888, causata dalle piogge torrenziali, una valanga
travolse il ponte di Saliceto. La massa di neve lo distrusse completamente
e formò un temporaneo invaso. L'ondata di riflusso raggiunse Voj e
danneggiò anche qui gravemente il ponte, in legno, che collegava la
frazione alla carrozzabile.
Questo fatto, a mio modo di interpretare l'accaduto, sembrerebbe impossibile
poiché Voj è più alto di un centinaio di metri rispetto
Saliceto e tra i due villaggi si trova Ferrera. Nel caso prospettato, Ferrera
sarebbe stata allagata dal Mastallone. Con ogni probabilità a valle
di Voj cadde una seconda valanga che, con il momentaneo sbarramento del torrente
in piena, danneggiò il ponte e lo rese inservibile!
Tra il 1885 ed il 1888, Cravagliana e le sue frazioni, tra case, stalle, capanne,
distrutte o danneggiate ebbero un danno complessivo di 33.045 lire.
Il 7 luglio 1890, in quel di Saliceto, una certa Giuseppina Reffo, mentre
passava sulla strada provinciale, fu sepolta ed uccisa da una frana che le
cadde addosso.
Nel 1900 le valanghe cadute nella valle non si contarono più: il "Corriere
Valsesiano" del 25 agosto e del 1 settembre, sempre di quell'anno parlò
diffusamente della "piena di S. Bartolomeo", che recò gravi
danni a tutta la Valsesia. Per quel che riguarda la Val Mastallone si ebbero
piogge "a intervalli, sì, ma violente, la notte tra il 23 e il
24 imperversarono orrendamente. L'uragano, scatenatosi nel cuor della notte,
con lampi e tuoni e vento impetuoso, fece ingrossare fuori misura i ruscelli
(che trascinavano seco sassi, alberi, terra, ecc." Non poche persone
trascorsero la notte fuori dalle loro case minacciate, pronte a fuggire. Al
mattino si videro " frane cadute, muri diroccati, campi divorati dai
ruscelli, alberi sradicati, strade ingombrate ed allagate (...) Il Mastallone,
gonfiatosi a dismisura, quale nessuno aveva mai veduto, (...) orribile a dirsi,
la parte bassa di alcune frazioni invadeva". Il torrente allagò
case a Molino, Nosuggio, Voj. Gli abitanti fuggirono portando con sè
quello che potevano. Il piano fra Nosuggio e Molino era completamente ricoperto
d'acqua e così pure sotto a Giavinali, "nonché gran parte
del piano sotto Brugarolo. Si disse che le onde sorpassavano il tavolato del
ponte della Selva. Mai a memoria d'uomo s'è veduta una piena simile".
L'uragano si placò verso le 15 e si poterono costatare i danni che
aveva arrecato: la strada, nel piano di Brugarolo, era stata asportata completamente
per un tratto di una trentina di metri con una palo telegrafico. Il torrente
che scende quasi di fronte a Saliceto, corrose un lato della strada e depositò
massi dal lato opposto. La strada per Fobello crollò nel torrente nei
pressi di Ferrera. Fu portato via anche il nuovo ponte per Voj con la vecchia
passerella ancora in funzione, che ebbe spezzata la catena e subirono gravi danni
i ponti di Saliceto e di Pianaronda. La corrente spezzò anche le catene
delle passerelle di Canera e di Nosuggio. Inoltre subirono danni alcuni mulini,
una casa a Ferrera, altre a Molino. Quasi tutta la poca campagna vicina al
Mastallone ed ai suoi affluenti venne erosa ed inghiaiata.
La seconda ondata di piena, quella del 1 settembre danneggiò gravemente
un ponte a Bocciolaro, le strade mulattiere per Valbella e Meula vennero erose
ed ingombrate di detriti. Al termine della meteora le carrozze ed i carri
poterono arrivare solo fino al piano di Brugarolo.
Le notizie del 1906 parlarono di un "eccezionale freddo".
A Cravagliana esiste un detto:
"L'E' NEN INVERN FIN CH'AL BRAGGIA NEN 'L GALERN"
(Non è inverno finché non urla il Galerno).
Il Galerno, monte dirupato e solcato da profondi canaloni
a precipizio sulla strada e sito proprio di fronte alla mia abitazione a Giavinali,
il suo urlo è il rombo della valanga. La pittoresca espressione, nel
1906, ebbe occasione di essere usata solo in primavera.
Il 22 novembre 1916 una valanga, scesa a Gula, travolse ed uccise Luciano
Dago di Rimella. Sempre in quell'inverno, mi raccontano i giovani di allora,
da Fobello a Ferrera era una valanga sola ed innumerevoli altre se ne contavano
da Ferrera al Ponte della Gula, rendendo ben presto critica la situazione
alimentare. Parecchie famiglie dovettero consumare la scorta di patate.
Bambini, donne ed anziani dovettero provvedere ad aprire la strada fra la
neve; i giovani erano tutti al fronte. Non appena il pericolo di caduta di
valanghe cessò, "a schiere a schiere scesero fino a Varallo Sesia
in cerca di viveri", scrisse il "Corriere Valsesiano" dell'epoca.
Gennaio 1948: la Val Mastallone fu isolata. Da Cravagliana a Fobello caddero
innumerevoli slavine e ci vollero un bel po' di giorni prima dello sgombero
totale.
Nel maggio dell'anno successivo arrivarono i primi stanziamenti statali (pari
a quindici milioni) per la strada di Val Mastallone. Questi soldi furono ottenuti
in seguito alle visite in valle ed all'interessamento dell'allora Ministro
dei LL. PP. on. Umberto Tupini. Visite effettuate nel gennaio e nello stesso
mese di maggio del 1949.
Tra il 1946 ed il 1951 furono anche definite le pratiche per la riparazione
delle baite distrutte dalle calamità naturali. Le pratiche vennero
istituite a cura del Consiglio della Valsesia, attraverso apposita commissione,
presieduta dal nostro sindaco Aldo Bossi, e si riferirono ad undici casere
di Cravagliana per un importo di lire 2.180.757.
Sabato 27 e domenica 28 gennaio 1951 una nevicata interruppe le comunicazioni
tra Varallo Sesia e la Val Mastallone, che rimase isolata quasi una intera
settimana. Altre nevicate, in tempi più recenti hanno isolato qualche
frazione ma il tutto, grazie alle nuove tecnologie, si risolveva nel breve
volgere di pochi giorni se non di poche ore.
Febbraio 1951: nessuno in paese a Cravagliana ricorda tanta neve, se si esclude
il famoso 1888. Nello stesso anno il Comune richiese altri fondi per la ricostruzione
di alcune baite andate perdute in seguito alla copiosa nevicata.
Nel febbraio 1965 una nuova precipitazione nevosa, unita dall'azione del gelo
e del disgelo, provocò un'enorme frana presso lo sbocco del piccolo
agglomerato di Valbella Inferiore. I detriti, valutati in circa cinquemila
metri cubici, ostruirono la strada ed il torrente. Il laghetto che si formò
costituì un grave pericolo in caso di piena: l'improvvisa rottura dell'argine
sarebbe stata disastrosa per Ferrera.
Durante il periodo che intercorse tra la caduta della frana e lo sgombero
dei detriti, Valbella Inferiore fu accessibile dall'uso di una vecchia galleria
mineraria, attrezzata con una scala di legno!
Il 4 e 5 marzo 1972 al suolo di Cravagliana ci furono trenta centimetri di
neve. Lungo la Val Mastallone, all'altezza del villaggio di Voj, a causa di
recenti sbancamenti generati dalle piogge dei giorni precedenti che indebolirono
le rocciose pendici della montagna sovrastante la strada, durante la notte
si ebbe improvvisamente un colossale smottamento di terriccio e di sassi.
La grande frana si abbatté sulla provinciale, ostruendola e danneggiandola.
Si calcolò che la massa di detriti raggiunse i ventimila metri cubici
di materiale. Per liberare la sede stradale occorsero non meno di quindici - venti
giorni. Gente del luogo rammenta che il giovedì 23 marzo gli automezzi,
seppure con circospezione riuscirono a passare: la frana di Voj stava per
essere sgomberata.
Questo smottamento rese persino difficili i collegamenti pedonali. La passerella
sul Mastallone richiese interventi immediati per essere rinforzata in modo
sufficiente a contenere la forza della corrente. Ci fu il foraggio da trasportare
e ci fu il grosso ed immediato problema dell'approvvigionamento.
Il 7 e l'8 agosto del 1978 il nubifragio della notte provocò pesanti
danni alla viabilità della Val Mastallone ed in particolare risultò
chiuso il transito sempre in prossimità di Voj, dove il fiume colmo
d'acqua spazzò via, lasciando solo che poche rovine, l'antico e bellissimo
ponte.
I danni vennero stimati in oltre due miliardi e seicento milioni; un anno
dopo, a tempo di record, venne inaugurato il nuovo ponte.
Il 3 dicembre 1988, la caduta di alcuni grossi massi avevano ostruito la strada
d'accesso alla Val Mastallone proprio all'altezza del Ponte della Gula, danneggiando
seriamente lo stesso.
L'Amministrazione Provinciale, nel 1989, per ovviare all'inconveniente di
continue cadute di massi nei pressi di Voj - Baraccone, dispose la posa di
un riparo con un tratto di tunnel.
Anche se non menzionate nel dettaglio, segnalazioni di valanghe e di frane
si ebbero anche nel 1902, nel 1915 (vennero, dal 13 al 27 febbraio reclutate
ben 400 persone per lo sgombero della stradale), nel 1919, nel 1920, nel 1931,
nel 1948, nel 1959, nel 1960, nel 1962, nel 1963, nel 1969, nel 1970 e, buon
ultima, nel marzo 1991 proprio a Giavinali a poche centinaia di metri da casa
mia.
Un asterisco: secondo rilievi effettuati dal C. A. I. di Varallo Sesia, nel
1970 caddero tra Nosuggio e Fobello ben 65 slavine tra grandi e di piccole
proporzioni.
Oggi a percorrere la strada provinciale ci si trova a dover fronteggiare,
specie in alcuni tratti, condizioni difficili. Dove la strada si restringe
in modo particolare si fa ancor più accentuato il pericolo di frane
e smottamenti (ed in inverno, come abbiamo visto, associato a quello di slavine
e di valanghe), che rende estremamente precario il transito. Le pareti di
roccia sono incombenti e, nonostante il lavoro dei cantonieri, non è
difficile trovare sassolini di consistenti dimensioni e di peso al centro
carreggiata, così com'è ben facile intuire l'effetto che essi
potrebbero avere sulle lamiere di un'automobile o sulla testa di qualcuno.
Gli interventi di manutenzione ci sono, ma ancora del tempo passare prima
di risolvere il problema; nel frattempo il rischio permane ed opere di una
certa utilità non possono essere messe in atto per la cronica mancanza
di fondi (c'è un unico paravalanghe, di ridotte proporzioni, a Voj).
A questo punto vorrei fare una breve considerazione dettatami dal mio compianto
amico Aldo Bossi, già cantoniere dell'ex Consorzio Stradale di Val
Mastallone.
Gli spartineve, dai primi del secolo e per un bel po' di tempo, erano trainati
da quattro o cinque cavalli ed erano formati da una specie di slitta triangolare,
con il fondo piatto e con il vertice rivolto in avanti, onde offrire una resistenza
minore. La slitta veniva caricata di sabbia e di grosse pietre che servivano
per aumentare l'attrito con il fondo stradale sterrato. La sabbia la si spargeva
dietro lo spartineve, man mano che questo procedeva. Solo nel 1959 entrarono
in funzione per la prima volta a Cravagliana gli spazzaneve meccanici: lo
sgombero fu affidato alla società ATA che disponeva di due trattrici
Fiat.
Fino a qualche anno fa l'intervento di sgombero (la strada, ricordiamoci,
è di competenza provinciale) era svolto gratuitamente anche sulle strade
comunali, ma dall'inizio del 1994 il servizio viene ancora svolto ma ciò
comporta un costo, per i magri bilanci comunali, di mezzo milione di lire
al chilometro.