CRAVAGLIANA
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le doux nid CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA

LA PARROCCHIA: la parrocchia della Beata Maria Vergine Assunta

 
 
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Chiesa matrice della valle, matrice perché indubbiamente la più antica: la Parrocchia di Cravagliana, intitolata alla Beata Maria Vergine Assunta.
Tra la fine del XIII e in ogni caso entro la prima metà del XIV secolo, Cravagliana, da semplice "capella" o "titulus" di Varallo Sesia, si trasforma in parrocchia con cura d'anime su tutta la Val Mastallone. Gli abitanti della valle, pur essendo obbligati a far battezzare i bambini e far seppellire i morti presso la chiesa - madre di Cravagliana, avevano cominciato a sovvenzionare, a loro volta, con benefici e stipendi, alcuni vice - curati (talvolta detti "mercenari" perché pattuivano uno stipendio per un contratto di servizio annuale o poliennale) che celebravano messe nelle diverse cappelle od oratori dei vari paesi, soggetti all'unica parrocchia di S. Maria. La gente versava le decime a Varallo Sesia, una certa cifra o "congrua" al parroco di Cravagliana e, in più, o istituiva un beneficio presso il proprio oratorio, sufficiente a mantenere un cappellano al suo servizio o stipendiava un vicecurato - mercenario a tempo determinato e con contratto rinnovabile a piacere e comunque rescindibile. Pagava in pratica tre volte per assicurarsi una sufficiente e più comoda cura pastorale. E' il caso di Rimella, per fare un esempio.
Cravagliana venne come Matrice assai dopo Scopa, da cui dapprima dipendeva, la quale a sua volta dipendeva perfino da Varallo Sesia. 1599: il vescovo Carlo Bascapè afferma circa la chiesa di Cravagliana che "nulla si sa della separazione di questa chiesa da un'altra parrocchiale".
Si sarebbe inclinati a pensare che la chiesa di Cravagliana avesse preso il titolo dell'Assunta dopo gli inizi del Sacro Monte di Varallo Sesia, invece questo suo titolo è assai precedente; da un legato del 1497 la chiesa di Cravagliana risulta già titolata alla Vergine Assunta, non più o non solo a Santo Stefano, come citato in documenti sporadicamente.
Per venire in ossequio ad "esecuzione ed obbedienza dei Reali comandamenti", alla presenza di un notaio, dei "sindaci, consiglieri ed homini della comunità", venne ratificata con apposito Consiglio Comunale, che si tenne la domenica del 25 novembre del 1770, la nomina della Beata Maria Vergine Assunta a Santa protettrice del Comune di Cravagliana.
Una singolare vicenda: nel 1639 i fabbricieri del Sacro Monte di Varallo Sesia proibirono ai devoti dell'Assunta, protettrice di Cravagliana, di fare la processione in paese, per non sminuire l'importanza della festa del Sacro Monte.
Conoscere le origini è sempre stato stimolante per lo studioso di storia. Non sempre però si è in grado di avere su questo punto una risposta precisa e circostanziata. Molti fatti perdono i loro contorni nella nebbia del tempo e non possono essere fissati con chiarezza. Anche la chiesa di Cravagliana meriterebbe una indagine sulla sua origine ma finora questa ricerca non mi fornisce che date e notizie imprecise.
Dell'attuale parrocchiale posso affermare con certezza di non aver trovato documenti anteriori al secolo XII e forse la sua costruzione non risale a data anteriore al secolo XIII.
In origine questa pieve, sintesi dell'operosità valsesiana con i suoi lavori di scultura, pittura ed intaglio, serviva tutte le frazioni del Comune, nonché Sabbia, Fobello e Rimella, poi, nel 1845 venne costituita la parrocchia di Ferrera ed ad essa tenne dietro nel 1848 la parrocchia di Brugaro.
Dalla parrocchia pievana del Trecento, già nel corso del secolo successivo e nella prima metà del Cinquecento si erano andate formando nuove parrocchie: si erano staccate dalla chiesa matrice, Fobello, nella seconda metà del 1400, Sabbia nel 1514 ed infine Rimella 1528.
La chiesa di Cravagliana conserva ancora, nella sua ossatura, tracce visibili della costruzione antica, che facilmente possono essere studiate.
Facendo un giretto attorno all'edificio della parrocchiale si possono notare le caratteristiche strutturali, molto semplici, di questo edificio che però ha un suo interesse artistico. Si può già evidenziare che la costruzione ha un carattere tardo '500 principio '600: particolare che si può dettagliare nelle cornici di coronamento sotto il tetto, decorazione sicuramente fatta dopo l'incendio del 1616.
Il campanile è tozzo, rude, primordiale, il più arcaico fra tutti quelli della Valsesia. La feritoia e la cella campanaria ci danno l'idea di una costruzione medioevale, i due particolari, nella loro semplicità di forme, ci possono dare adito che il campanile possa essere una struttura romanica o lombardo - gotica dell'alto Medioevo, vale a dire quando la chiesa è stata innalzata per la prima volta. Sono documentate, con data 1680, le spese per il completamento del campanile, con la relativa collocazione delle campane.
Altrettanto curioso è notare l'enorme differenza tra la struttura parallelepipeda così massiccia ed essenziale del campanile e quella invece più elegante dell'abside. Quest'ultima si presenta sfaccettata con tutti quei contrafforti che segnano gli spigoli, elementi di chiaro carattere gotico.
Cornicioni, campanile, abside nonché la nicchia, posta sul lato destro della parrocchiale, rappresentano epoche molto diverse tra loro, segno che a più riprese la parrocchia è stata ristrutturata.
Vorrei fare osservare che un progetto di ristrutturazione ed abbellimento della Chiesa Matrice di Cravagliana era già stato ideato, dopo la metà del 1700, dal pievano don Antonio Iuva. Per diverse circostanze non si poté eseguire il suo intendimento, ma egli dispose nelle sue volontà testamentarie che il reddito dell'opera pia da lui eretta fosse destinata a tale scopo, qualora "tempi migliori e più opportuna occasione ne avessero facilitato l'attuazione".
Vediamo alla citata nicchia, anch'essa molto interessante. Il Casimiro Debiaggi, che ringrazio vivamente per tutte queste note artistiche, nel suo "Dizionario degli artisti valsesiani", ha dimenticato di ricordare lo scultore Giovanni Battista Bossi, qui ricordato in questo monumento, di evidente stile neoclassico. L'opera è di chiaro carattere funerario, raffigurante un angelo in atteggiamento mesto che ha appena finito di scolpire il profilo del menzionato artista cravaglianese. Una scultura che merita veramente di essere ricordata.
Sotto un arco in alto alla destra della chiesa una maschera. Si tratta di una testa scolpita in pietra, un volto umano che doveva sicuramente trovarsi nella chiesa precedente, conservata e poi, in un secondo tempo quando è stata costruita la Cappella di S. Massimo, è stata collocata dove ora la vediamo. Un ennesimo segno di carattere romanico e medioevale.
Un'altra maschera la si trova sulla facciata sotto la trave principale. Anche questa scultura doveva appartenere alla chiesa primitiva. Sotto, con colori brillanti, è dipinta una settecentesca Madonna Assunta opera del Peracino.
Si dice che anticamente la facciata della chiesa parrocchiale fosse in pietra viva, con portico a colonne abbinate solo davanti alla porta centrale e trifora al centro della facciata.
Nel 1778 un organo venne collocato in fondo alla chiesa. La posa in opera di questo strumento tolse in gran parte la luce che entrava dalla sola finestra che esisteva a prospetto dell'altare maggiore: per ridare alla parrocchiale la giusta luce si giudicò opportuno di aprire altre due finestre lateralmente all'organo. Quando fu deciso di chiudere la trifora per collocare l'organo, sotto vi fu dipinto il compatrono S. Stefano: un'opera dai forti contrasti di luce firmata da Giovanni Avondo.
La chiesa venne quasi totalmente riedificata nel 1551 e corredata dai due nuovi altari dei SS. Apostoli e della Madonna del Rosario; quest'ultimo venne poi risolto monumentalmente con la grande ancona lignea del 1648.
Nella seconda metà del Cinquecento, nella parrocchiale di Cravagliana vennero costituiti nuovi altari. Vennero privilegiati temi connessi all'oggetto di Riforma (altari dedicati alla Madonna del Rosario, la serie obbligatoria dei quindici Misteri, eccetera).
Di certo sappiamo, da una pergamena conservata nell'archivio parrocchiale, che la chiesa venne consacrata nel 1551: fu Mons. Ubertino, vescovo "in partibus" di Cirene, ad impartire la consacrazione il 16 agosto.
La visita pastorale che Mons. Speciano compie nel 1590
è la prima di cui ci sia una certa documentazione: "Chiesa antica, sufficientemente decorata, a tre navate voltate, ma buia, la navata centrale mostra nella volta notevoli crepe, non senza pericolo di crollo. Qualche esperto maestro da muro controlli le crepe della navata centrale perché non caschi e ammazzi qualcuno; il SS. Sacramento deve essere illuminato giorno e notte; non è una scusa la povertà, perché lo fanno altre Comunità più povere. Piuttosto si vendano i colostri grandi che sono in chiesa e col ricavato si provveda all'illuminazione; si tolgano le lampade appese troppo in alto perché fanno solo fumo. Davanti all'ingresso della chiesa si costruisca un portichetto su due colonnette per celebrare il rito di accoglienza prima del battesimo. Il cimitero sia fornito di un cancello ligneo a due porte per impedire che vi entri il bestiame".
Da questo resoconto si deduce che la chiesa doveva essere molto antica, di origine romanica o addirittura pre-romanica.
20 settembre 1594: prima visita del vescovo Carlo Bascapè: "l'edificio che si sta costruendo (da quando? N.d.A.), o meglio, ristrutturando e ampliando, è a tre navate ad arco, capiente… la navata mediana minaccia ancora rovina". Le opere murarie erano a carico della Comunità, che aveva chiesto ed ottenuto i relativi permessi per lavorare anche nei giorni festivi dopo aver partecipato alle funzioni religiose, impegnati uomini e donne, quest'ultime per trasportare dal Mastallone i sassi.
La costruzione della chiesa durava da decenni: il Bascapè informa che i fondi erano stati stornati dalle elemosine della congregazione di Carità e da alcuni legati risalenti al XV secolo, ma senza il permesso del Vescovo.
"In passato c'erano nella detta chiesa molti ceri grandissimi detti popolarmente cilostri, che si tenevano soltanto per farne mostra, e perciò furono venduti". Questo per accelerare il recupero dei fondi e per guadagnare i tempi sulla finitura della parrocchiale.
La parrocchiale subì una ristrutturazione nel 1600 (data apposta sul portale). Al suo interno era anche dotata di un tabernacolo piramidale di legno scolpito e dorato, di notevoli dimensioni, uno dei primi dell'intera Valsesia.
Di tale edicola ne vengo a conoscenza grazie alla relazione lasciata all'epoca della visita pastorale che Mons. Tornielli fece nel 1641. Già presente nel 1617, essa era descritta come "nuovo, di bella fattura et moderna, con molte figurine" e sostenuta da "sei Angellini dorati et dipinti".
Tale cappelletta è andata dispersa o è stata soppressa per il deperimento.
All'Archivio Storico Diocesano di Novara, sede dove ho reperito la documentazione, vi ho trovato anche un'annotazione riguardante il 1593. In tale anno esisteva già un altare del Rosario, alquanto demissum, ornato da un dipinto. L'allora vescovo di Novara Bascapè ne ordinò di "ridurlo alla misura stabilita e di coprirlo d'assi polite".
Sempre il vescovo Bascapè annotava ai tempi della sua visita pastorale del 1599, la recente costruzione di due cappelle "nei luoghi laterali della massiccia ancona dell'altare maggiore. Una per il Rosario e l'altra per i SS. Apostoli, per cui stabiliva il compimento e la dotazione degli arredi necessari.
Nel 1617, Mons. Tornielli parlava dell'altare del Rosario dotato di dipinti, "una incona di legno dorata ... con l'immagine della madonna del Rosario et con Misteri del Rosario atorno".
Sempre nel 1617 il card. Ferdinando Taverna, anch'egli in visita pastorale, riconsacra la chiesa distrutta dall'incendio l'anno prima.
Un'indulgenza concessa il 22 settembre 1617 dal vescovo Carlo Bascapè nel primo centenario dell'erezione della chiesa della Beata Vergine Maria Assunta in Cielo, rimanda al 1517 quale inizio dell'autonomia parrocchiale di Cravagliana da Varallo Sesia. La distanza da Varallo Sesia, le strade spesso disastrate, le piene del Mastallone, le frane ed altre calamità, furono fattori impedirono ai fedeli di assumere i sacramenti, in particolare quelli del battesimo e della sepoltura, le spese (a cura della popolazione) di mandare un sacerdote a Cravagliana, e che indussero ad un'indipendenza della pieve.
Come citato, nel 1648 i due altari vennero arricchiti dalle preziose ancone lignee scolpite. Sulla predella dell'altare furono scolpiti degli stemmi, di cui quello al centro era l'emblema del nobile casato cravaglianese degli Alberganti, che probabilmente finanziarono l'opera.
La pala della Madonna del Rosario è straordinariamente ricca di elementi di scultura: le grandi cariatidi, le quattro statue dei Santi, i quindici bassorilievi dei Misteri del Rosario. Favolosi anche i bassorilievi incastonati nella struttura; tutte sculture ovviamente dorate. Oggi il tutto è miseramente spoglio di ogni sua lucentezza passata: un furto ci priva della gioia di vedere tanta meraviglia e tanto splendore.
Estranea al contesto dell'ancona, è la settecentesca statua della Madonna del Rosario, proveniente dall'omonimo altare dell'oratorio di S. Marta in Cravagliana (chiesa non più esistente). Questa statua è qui posta in sostituzione di un simulacro ligneo della Vergine, che, nelle visite pastorali più volte menzionate, era descritto come un "manichino rivestito di stoffe".
Un breve accenno a S. Marta. Quale fosse la forma di questa chiesetta, demolita tra l'autunno del 1950 e la primavera del 1951 per ampliare il cimitero (cimitero che aveva già avuto un ampliamento nel 1844), non lo sappiamo, ma doveva trattarsi certamente di qualcosa di molto semplice e primitivo. Quest'oratorio era sito innanzi al cimitero nell'area ora occupata dal viale, ed aveva un'alta croce di ferro posta in cima ad una piccola piramide di tre scalini. Una seppur vaga informazione dell'interno me la forniscono alcuni appunti inediti di Padre Eugenio Manni; "dipinto del glorioso S. Giuseppe nel quale si celebra; vi è un suo altare; due angeli indorati et sedili d'intorno per i Confratelli del SS.mo; una campanella; l'immagine del Crocifisso; sull'altare vi è un'ancona vecchia del SS. Rosario con intorno i suoi misteri dipinti.
Nel 1599 siamo informati che in S. Marta vi si custodiva il SS. Sacramento: qui aveva sede l'omonima confraternita, fondata nel 1636.
Già nel 1804 venne soppresso anche un piccolo oratorio, l'Ossario S. Marco, con il soffitto a volta e dipinto; sul davanti era chiuso da una cancellata di legno senza serratura: conteneva gli affreschi forse più antichi della Val Mastallone.


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