CRAVAGLIANA
CRAVAGLIANA
le doux nid CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA

LA PARROCCHIA: la parrocchia della Beata Maria Vergine Assunta

 



PORTALE
 

MADONNA DEL FUOCO

SAN MASSIMO
 
PROCESSIONE MADONNA DEL CARMINE

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Vediamo ora un attimo l'esterno della parrocchiale. Essa si presenta con un grande portico e con un affresco raffigurante un S. Cristoforo. Non si sa quando la facciata del portico sia stata allungata, "con maggiore guaio, sia di estetica che di praticità" scrisse Padre Eugenio Manni molti anni dopo. In effetti l'opera pittorica va in su oltre quella che è la volta del portico: si potrebbe arguire dunque che il portico, così come lo vediamo oggi, potrebbe essere stato eseguito nella seconda metà del '600.
Il santo, protettore delle guide, dei portatori, dei barcaioli e degli automobilisti, è rappresentato di statura colossale, in atto di traghettare un fiume con il Bambino Gesù sulle spalle. Così lo vedo dipinto sulla facciata della chiesa di Cravagliana e lo segnalo anche i passanti, perché guardandone il volto ne possano essere certi di essere protetti.
Rimarchevole per disegno, per colore e per proporzioni, questo dipinto fu opera di Giacomo Filippo Monti e datato 1635. In basso a sinistra dell'affresco vi si legge distintamente:

"JACOBUS PHILIPPUS MONTIUS HORTAE PINXIT 1635".

Questo sul lato destro della facciata; sul lato sinistro non vi è più alcuna traccia di un dipinto. E' il solito Casimiro Debiaggi ad illuminarmi: vi era un S. Bernardo e altro santo dipinto dal Morazzone e malamente restaurato dal Peracino.
Gli stipiti, ornati da quattro colonnette che sorreggono portale sono in stile semigotico. Il tutto è in granito trombato (particolare che rivela la sua origine medioevale però l'arco è acuto tutto sesto e questo fa venire in mente le strutture romaniche) e reca nell'architrave incisa la data del 29 luglio 1600 e questo fa supporre un rifacimento però è assai difficile che la chiesa romanica precedente avesse un portale così complesso e così ricco. Venne costruito in occasione dell'Anno Santo del 1600 (ANNO SANCTO MDC. DIE XXVIIII. IVLII). Esso rappresenta un esempio dell'antica perizia della lavorazione della pietra da parte dei nostri avi.
La porta principale, ossia il portale, è datato 1758: in noce scolpito. Queste due ante lignee furono lavorate da Gian Antonio Alberganti. In tempi più recenti fu riparato, ripulito e lucidato nel 1958 dal mio caro amico Marco Ghelma. Ed infine nella primavera del 1986 il portone fu restaurato da Arturo Farinone.
La campana primaria, a quel che pare, sembrerebbe quella degli inizi del '500 ossia l'originale; le altre due sono di epoche successive.
Dicerie affermano che la campana principale fosse stata fusa con il bronzo ed una certa percentuale d'oro: il suo suono in tal modo avrebbe allontanato la tempesta e preservato i raccolti. Ma ciò non sarebbe confermato per il semplice fatto che si sa per certo che la prima fusione andò buca. Il bronzo dovette essere rifatto e gli scarsi oggetti d'oro, così tanto generosamente offerti dai poveri cravaglianesi, andarono perduti.
L'11 ottobre 1953 venne inaugurata la nuova campana: la vecchia venne requisita nel 1944.
L'interno della chiesa è ad una sola navata; sul pavimento vi è un epigrafe sepolcrale. Sulla prima colonna di destra si trova applicato un medaglione di rame costituito da due cerchi concentrici con una croce all'interno. Nell'anello esterno leggo:

"OSCULANTIBUS CRUCEM HANC IN ECCLESIA POSITAM ET RECITANTIBUS PATER INDULGENTIA 100 DIEM SEMEL IN DIE".
(A coloro che baceranno questa croce posta in questa chiesa e reciteranno un Pater riceveranno l'indulgenza di 100 giorni una volta al giorno).

Nell'anello interno leggo:

"VIVIT REGNAT IMPERAT MCMI".

Nella croce dentro i due cerchi leggo:

"IESUS CHRISTUS DEVS HOMO".

Queste due frasi stanno a significare letteralmente: "Gesù Cristo Dio uomo, vive regna impera 1901". Don Eugenio Masseroni, già rettore della parrocchia di Cravagliana, mi ha spiegato che ove oggi è consuetudine entrare in chiesa e segnarci con l'acqua santa, non più tardi di qualche secolo fa era costumanza baciare questo anello in segno di remissione delle nostre pene e per essere perdonati.
Nel primo altare di destra, dedicato a S. Giuseppe (il quadro sovrastante è intitolato Morte di S. Giuseppe, opera Corvetti e datato 1766, sulle lesene compaiono due tondi ottocenteschi raffiguranti S. Lucia e S. Apollonia), si venera S. Massimo.
Disegnata da Pietro Arbeglia di Rossa, la cappella di S. Giuseppe fu realizzata, in stile rococò, nel 1765, l'altare fu disegnato dal figlio Rocco: Antonio Orgiazzi ne dipinse i muri. Assistenti ai lavori furono G. Battista Pomi di Brugarolo e G. Battista Perona di Sottonoci. Il quadro "Transito di S. Giuseppe" è opera del pittore Corvetti.
Questa cappella si cominciò a costruirla nel luglio 1764 con i fondi provenienti da una sottoscrizione popolare che fruttò la somma di 266 lire e 6 soldi, cifra che per quei tempi era molto. Per realizzare l'opera si sacrificò tutta la decorazione barocca della cappella.
Nel maggio dell'anno seguente, ottenuta l'approvazione del Vescovo ed il permesso di trasportare i materiali nei giorni festivi, si diede inizio ai lavori. La parte muraria venne affidata ai signori "mastri da muro" Pietro Uberti ed Antonio Antonini di Vocca. Questi ultimi s'impegnarono a costruirla "secondo il disegno presentato, e darla coperta per la fine di luglio e terminata per S. Michele di settembre". Ed infatti per quell'epoca il lavoro fu terminato ed i cravaglianesi pagarono prontamente: il 3 ottobre 1765 versarono il saldo in vita di 219 lire più trenta boccali di vino, come venne stabilito anteriormente da contratto.
Nei primi mesi del 1766 si provvide all'arredamento (candelieri, lampada, tovaglie, eccetera) e nel mese di luglio si celebrò una grande festa d'inaugurazione "con sparo di mortaretti (5 libbre di polvere), Trombettieri, 4 Sonatori, 4 Cantori, Panegirista e 9 Preti assistenti".
Nota delle spese: costruzione della cappella 673 lire e 4 soldi; abbellimento ed arredamento 251 lire e 3 soldi; spese per la festa 65 lire e 5 soldi. Totale 989 lire e 12 soldi.
In questa cappella, come ho detto, si venerano le reliquie di S. Massimo: nell'archivio parrocchiale di Cravagliana esiste un prezioso documento, un atto dell'Autorità Ecclesiastica di Roma, in data 26 febbraio 1825, debitamente registrato in Roma al tomo III pagina 239. Con questo atto il Cardinale Vicario Generale di Sua Santità consegnò al Rev. Don Giovanni Iuva (un suo zio fu per molti anni pievano di Cravagliana), canonico della Cattedrale di Torino, il "santo corpo di S. Massimo Martire perché sia esposto alla pubblica venerazione dei fedeli nella chiesa parrocchiale di Cravagliana, Diocesi di Novara", dichiarando di averlo estratto, per ordine di Sua Santità il Papa, dal cimitero di S. Ciriaca, in Campo Verano (Roma), unitamente al vasetto tinto di sangue (segno dei Santi Martiri), e di averlo riposto in una piccola cassa di legno rivestita di carta colorata, ben chiusa e legata con nastri di seta rossa, munita dei suoi sigilli.
In relazione al viaggio da Roma a Cravagliana, vi è ancora conservata una bolletta della Reale Dogana (in quei tempi, come tutti sapranno, l'Italia era divisa in tanti Stati). Da quel foglietto, che porta il numero 65 del bollettario, risulta che il 19 maggio 1825 il canonico Iuva entrò in Torino, proveniente da Genova, accompagnando una cassa contenente un "corpo santo".
Tanto per curiosità, rilevo dalla bolletta, quella cassa, sigillata ed accompagnata da documenti, non pagò alcun dazio doganale in forza di una disposizione superiore.
I cravaglianesi, lieti di avere un santo per la propria parrocchia, fecero una buona accoglienza a S. Massimo. E lo dimostrarono, tra l'altro, con una generosa offerta per le spese di circostanza.
Ecco quanto ricavo da una nota del 1826 relativa alla sistemazione della cappella. Una sottoscrizione fatta dai nostri emigranti a Torino permise di racimolare la somma di 439 lire e 12 soldi; il provento di due lotterie diede un incasso di 106 lire; un incanto permise di recuperare altre 87 lire e 15 soldi. Totale 633 lire e 7 soldi: somma non indifferente se si considera le condizioni economiche di allora.
Sistemato l'altare e preparata la nuova urna con tutto l'occorrente, nella primavera del 1830 gli abitanti di Cravagliana inviarono una lettera a Sua Eccellenza il Cardinale Giuseppe Morozzo, Vescovo di Novara, spiegando che "bramerebbero ardentemente di farne ora l'estrazione, e ... mettere le ossa insieme finché presentino la forma del corpo".
Con decreto in data 25 aprile 1830, S. E. il Vescovo autorizzò l'apertura della cassa e la riposizione delle reliquie del santo nella nuova urna.
L'apertura fu compiuta dal M. Rev. don Giacomo Pomi di Brugarolo con l'assistenza del dottor fisico e chirurgo Giuseppe Lana di Varallo Sesia, alla presenza del pievano di Cravagliana don Gioacchino De Matteis e di alcuni testimoni, come risulta da regolare Istrumento redatto dal notaio Michele Cusa di Rimella ma residente a Varallo Sesia.
Il corpo del Santo Martire fu composto come si trova attualmente, rivestito di una tunica trattenuta da apposita fascia, ornato di clamide e manto, e calzato di sandali alla romana: il manichino fu offerto come l'addobbo dell'urna in cui è conservato, da Giovanni Reffo di Ferrera.
Sulla parete laterale del materasso si legge, ricamato a caratteri d'oro, la data "1830".
Posto leggermente discostato si può apprezzare nell'ultima campata un olio raffigurante la Madonna con il Bambino e santi: sulla destra della Madonna vi è s. Pietro Martire, alla sinistra s. Domenico: ai piedi dei due santi in ginocchio abbiamo tre nobildonne, a sinistra un vescovo e due gentiluomini, in primo piano un angioletto che suona la madola ed ha un violino posato per terra. L'opera, del fine Cinquecento è del pittore varallese Gian Giacomo Testa.
Nel secondo altare s'ammira una tribuna in legno dorato, dono di Giacomo Alberganti e datato 1656. Questo altare fu dedicato alla Beata Vergine del Carmine. Per volontà del donatore venne istituita la festa della Madonna del Carmine per la parrocchia di Cravagliana e fu anche disposto che in detta festività si facesse anche una "processione in prato" di sua proprietà. Questa processione si svolgeva di solito a tempo con il taglio del primo fieno: erano le ragazze da marito che si incaricavano di far erigere con pali e poi chiudere con lenzuola una specie di cappella alta, alla sosta della Madonna. Ad esse era anche riservato il compito di ben ornarla di verde e di fiori.
Sempre per disposizione di don Giacomo Alberganti, la processione, sia nell'andata che nel ritorno doveva sostare davanti alla sua casa. In omaggio a tale consuetudine ancora adesso i proprietari della Locanda del Cacciatore (ubicata pressappoco dove prima c'era un edificio di proprietà Alberganti, distrutto in epoca imprecisata - 1855 forse? - da un incendio), all'arrivo del corteo religioso mettono fuori un tavolo su cui la Madonna in trono possa essere momentaneamente posata.
Questa festa è oggi indubbiamente la ricorrenza religiosa più, per così dire, folcloristica. Infatti è in tale manifestazione che le donne del paese tornano a rispolverare il caro e amato costume tipico di Cravagliana.
Il motivo iniziale di tale funzione religiosa sembrerebbe essere stata l'implorazione di salvaguardia dalle piene del Mastallone.
Al centro della navata si staglia l'altare maggiore: il 4 giugno 1789 l'altar maggior ligneo dorato fu sostituito da un altare marmoreo "alla romana". L'altare di marmo è del 1871, la pala che rappresenta l'Assunta e S. Stefano è un dipinto che risale al 1793, opera di Giovanni Domenico Molinari. Questo quadro si dice che fosse ordinato allo stesso Molinari dal conte Bogino, in quel periodo ministro della Casa Reale regnante: popolarmente la tela fu fatta eseguire dai cravaglianesi residenti a Torino. L'affresco probabilmente doveva trovarsi in origine addossato alla parete centrale dell'abside.
Nel 1951 fu tolto il tempietto e vi fu collocata la cornice con le due colonne tortili provenienti dall'attiguo oratorio di S. Marta.
Situata innanzi all'arco trionfale ci si presenta una balaustra, lunga undici metri. Questo parapetto non presenta particolarità nel suo genere decorativo ma ha la caratteristica di avere una soluzione architettonica che raggruppa in sé tutti i tre altari, consentendo al sacerdote, senza uscire dal presbiterio, di andare ad officiare negli altari laterali. L'opera, vistata 1871, come si può vedere nel disegno conservato all'Archivio Parrocchiale, e realizzata pressappoco nello stesso periodo, è dovuta all'ingegno di tale Bossi, lo stesso che ha progettato l'altare maggiore.
L'altare e la balaustra di marmo costarono complessivamente £. 2170, cifra che fu saldata nel 1875.
Un armadio, sul cui esterno è affrescato S. Lorenzo, si trova addossato sul lato sinistro dell'abside: è di una preziosità unica con il suo sportello ligneo e, nel suo interno, la grata di protezione in ferro battuto. Questo armadio è un bellissimo esemplare di manufatto che i nostri bravi artigiani ci hanno lasciato.
Nella parete sinistra del presbiterio c'è uno sportello di armadio barocco, con bassorilievo di S. Stefano, contenente le reliquie dei martiri.
Il coro, gli altari, il seggio e tutti gli arredi rientrano nel contesto di scultura lignea di cui la parrocchiale è ricca; la sagrestia è molto sobria.
Il Battistero è ancora quello antico, che fu già ritenuto antico nell'inventario del 1677. Esso ha un vaso grande di sarizzo e su cui si erge un pinnacolo di legno ben lavorato. Sulla parete un quadro in cui vi è dipinto Gesù Cristo battezzato.
Costruito su progetto che reca la data del 1765 è l'altare del Sacro Cuore, il primo da sinistra, entrando in chiesa. Qui trova posto un Cristo deriso del XVII secolo. Nel secondo c'è un'altra tribuna scolpita e dorata (un genere artistico-artigianale spesso ripetuto negli edifici sacri della valle) che oltre i quindici misteri reca angeli, santi ed uno stemma gentilizio: quella del Rosario con data 1648, di cui ho già detto.
La cappelletta ha uno scritto:

"O VIRGO I. C. P. A. G. ANNO 1648"

dove per I. C. P. A. G. si potrebbe interpretare e supporre come

IPSE CRAPALIANE PAROCHUS ALBERGANTI GRATISSIMUS.

Nella nicchia vi trova posto una statua: la primitiva, tutta tarlata, fu sostituita con quella attuale (risalente al 1700) tutta vestita e proveniente anch'essa dall'oratorio di S. Marta.
A fianco dell'altare del Rosario c'è una cornice in legno, preziosa ed elegante, tutta fregi e finemente scolpita con sobrio stile, contenente una fotografia raffigurante S. Caterina (Madonna del fuoco); la tavola originaria, che venne rubata una quindicina di anni fa, ha un piccolo aneddoto.
Il quadretto, che stava sulla facciata di una casa, è stato miracolosamente preservato all'incendio del 1 gennaio 1616, dopo un giorno ed una notte in mezzo alle fiamme, com'è ricordato ai posteri dall'iscrizione:

"ANNO 1616 DIE PRIMO JANUARI HAEC IMAGO FUIT PER NOCTEM DIEMQUE IN IGNE, ET ILLESA SERVATA EST".
(Nell'anno 1616, il primo di gennaio, quest'immagine rimase in mezzo al fuoco per una notte ed un giorno senza ricevere alcun danno).

Lo splendido Crocifisso ligneo, di modellazione molto alta, che oggi vediamo appeso all'arco deriva anch'esso dal soppresso oratorio di S. Marta e vi fu collocato nel 1951.
Il grande Crocifisso del 1680 posto sull'architrave, citato sempre nei vari inventari, a causa del suo cattivo stato, doveva essere stato tolto contemporaneamente al tabernacolo citato qualche passo addietro.
Sul lato sinistro del Crocifisso una bellissima Madonna in gloria fra angeli e santi (alla sinistra della Madonna appare S. Bernardino): opera datata XVII secolo.
Da una nota del 12 novembre 1850 si cita, tra l'altro, che "la chiesa parrocchiale di Cravagliana di costruzione antica, non avendo a ricordanza d'uomini mai avuto verun ristauro nel suo edificio ... abbisogna di pronti restauri al tetto e di maggior decenza nel suo interno".
Il tetto era a vista e sorretto da capriate secondo lo stile romanico; nel 1850, su progetto del geometra Cristoforo Grober di Varallo Sesia, fu costruita la volta: con questa variante architettonica la chiesa ha così assunto la sua definitiva ed attuale fisionomia.
Un appunto datato 19 settembre 1852 riporta: "Faustissima occasione in cui dopo l'erezione di una novella volta ed altri magnifici ristauri ed abbellimenti riaprivasi solennemente alle parrocchiali funzioni la Chiesa Matrice di Cravagliana".
La volta in cotto del tetto fu eseguita nel 1951, un secolo dopo.
In chiesa c'è un busto di S. Carlo Borromeo in legno dorato di autore ignoto e sistemato intorno al XVII secolo. Vi si trovano inoltre pregevoli intagli barocchi, le quattordici tavole (la cui benedizione avvenne nel 1748) raffiguranti la Via Crucis ed attribuite a Lorenzo Peracino il giovane, una Madonna, Santi ed offerenti, di scuola gaudenziana.
Su due tavole trovo indicati sanctorum reliquae quae in hac Exlesia Parochiali S. M. Assumpt. servatur. Per dover di cronaca scrivo:

tab. I^
de ligno S.mae Crucis
de vestibus Subucula S. M. V.
S. Stephani Protomartiris
S. Jacobi Maj Apost.
S. Bartolomaei Apost.
S. Blasii Epi. et Mart.
S. Julii Confess.
S. Sygismundi Regis Confess.


tab. II^
de lapide Sepulcri D. N. I. C.
de Pallio S. Ioseph Sp. B. M. V.
S. Annae Matris B. M. Virg.
S. Matthaei Apost.
S. Laurentii Matrt.
S. Fabiani Martiris
S. Bernardi Confess.
S. Ioseph a Cupertino Conf.
S. Theodorae Virg. et Mart.

In margine alle due tavole et aliorum sactorum Mart. et Conf. Atque Sanctorum Virg.
In parrocchia vi trova ammirazione anche una statua della Beata Panacea. Questa statua è posta in una nicchia sotto il pulpito con baldacchino, un capolavoro in legno scolpito. Tale nicchia fino al 1944 era un confessionale.
Facendo un passo indietro la Beata Panacea è venerata come speciale protettrice delle montagne, delle valli e dei campi: la statua della piccola martire di Quarona Sesia entrò solennemente nella nostra chiesa il 22 maggio 1921. Il Rev. Arciprete di Quarona Sesia ne fece la presentazione ed illustrò nei minuti particolari la vita della pastorella ed i preziosi insegnamenti che se ne ricavarono.
Ritirato nella sagrestia vi è un busto raffigurante S. Stefano, che del paese è patrono. Legato a S. Stefano i nostri nonni sono soliti a raccontarci la favella del rapimento del busto miracoloso del santo.
Nel 1900 don Pietro Bagnati ci lascia testimonianza che il pavimento della chiesa "fu rimesso tutto a lastre di granito coll'opera degli scalpellini Bossi Francesco di Cravagliana e Reffo Battista del Sassello".
Nel mese di luglio 1904 vennero commissionati al falegname Benedetto Pomi di Giavinali 41 nuovi banchi, il costo pattuito fu di quindici lire ciascuno. Nel progresso dei lavori vennero ordinati altri dodici banchi, per un totale di cinquantatre panche.
Tre anni dopo Giovanni Tosi venne incaricato di eseguire l'incisione dei nomi ed il 20 luglio sempre del 1907 vennero inaugurati. Pure di noce sono i due confessionali, datati 1784, posti ai due lati dell'ingresso della chiesa.
Nel 1906 fu eseguita la posa dei pavimenti e mattonelle di cemento agli altari della Madonna del Carmine, della Madonna del Rosario ed alla Cappella di S. Massimo. Il costo dell'opera assommava a £. 77 e 35.
Il 2 luglio 1916, sotto l'egida di don Pietro Bagnati, si decise di ricostruire l'organo; il precedente figurava già in un inventario del 1721 del parroco don Perotto (nota spese del "23 Apprile 1853", Giovanni Stragiotti - organaro - reclamava 150 lire di Piemonte nuove "a conto dei ristauri prestati al organo"; di qualche anno più tardi trovo un manoscritto autografo e senza data di don Bernardo Zanetta di una "Sottoscrizione pel concorso nella spesa occorrente per la rinnovazione dell'organo". Le prime notizie relative all'organo risalgono al 1690). Il progetto fu presentato il 31 luglio ed il 3 agosto successivo firmato il relativo contratto. Il giorno 10 agosto si pose subito mano ai lavori affidati a Giovanni Moiolo, apprezzato e stimato organista di Borgosesia, come ricorda una targhetta posta sullo strumento. Il 22 luglio 1917, solennità di Maria SS.ma del Carmine, ci fu l'inaugurazione ufficiale con grande intervento di popolo e del clero delle parrocchie vicine. Costo del nuovo organo fu di £.1912 (460 lire e 95 centesimi furono raccolti tra i diversi oblatori): il 30 dicembre 1918 venne effettuato l'ultimo pagamento.



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