CRAVAGLIANA
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le doux nid CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA


L'ORRIDO DELLA GULA: l'orrido della Gula

PONTE DELLA GULALa strada, lasciata Varallo Sesia, sale ed il letto del fiume si restringe sino all'orrido della Gula (mt. 543) dove il fiume è scavalcato da un arditissimo ponte ad arco acuto.

"Fiancheggiata da rupi e da paure la forra tenebrosa si spalanca e giù, il corso dell'acque eterne e pure, romba tra i gorghi e la montagna sfianca".

Così la Gula era descritta da Antonio Rizzetti negli anni intorno all'Ottocento.
In questo posto non vi è più il rumore assordante dell'acqua ma un silenzio inconsueto di sinistri messaggi incombe tutt'intorno. Silenzio rotto dai lugubri echi di tragiche vicende accadute in passato in questo posto. Gli echi si sovrappongono alle grida strazianti dei briganti che dall'alto delle rupi venivano gettati in ossequio ai dettami della giustizia sommaria del tempo.
Si odono ancora l'urlo e le voci disperate di raccapriccio dei suicidi che sino agli anni intorno all'Ottocento qui vi trovavano l'estrema soluzione in un gesto inconsulto. S'ode il fragoroso boato delle mine che distrussero il ponte della carrozzabile nel 1944; s'ode il crepitio dei fucili e dei mitra dell'ultima guerra e lo schianto sui massi del corpo, ormai trapassato, del partigiano Quazzola.
Misteriosi sbuffi d'aria m'investono, soffi gelidi che accompagnano i fantasmi di un passato e di un tempo oggi per noi ormai incomprensibile.
Questo luogo è intercalato in uno scenario di incomparabile asprezza della natura: le rocce a picco, le pareti impervie e scurissime slanciate al cielo, le fredde e minacciose acque del fiume sottostante dal colore smeraldo, una flora alpina incontaminata poiché irraggiungibile, alberi plurisecolari che la mano dell'uomo non potrà mai abbattere, le brezze di montagna che si incanalano nella strettoia, sembrano uscire dai reconditi antri dimore di mostruose e demoniache belve dei ghiacciai alpini.
Ancora oggi la località, ove i costoni delle due opposte rive tendono quasi ad unirsi (le due rupi distano tra loro poco meno di una trentina di metri), suscita paura, turbamento e sensazioni di vertigine. Tutto agghiaccia alla vista e stringe il cuore sgomento.
Questo grande squarcio nella roccia sembrerebbe sia stato causato da una frattura determinatasi in era primaria, probabilmente dovuta a fenomeni sismici.
Quell'imo recesso, considerato una delle dieci meraviglie della Valsesia, esercita un richiamo che non lascia indifferenti molti tra i turisti ed i visitatori della Val Mastallone. Non per nulla l'orrida bellezza di questo abisso offre lo spunto iconografico a viaggiatori, artisti ed ad ogni scrittore di cose valsesiane. Così vi fu chi la paragonò alla montagna spaccata di Gaeta, chi la chiamò Termopile Valsesiana, chi il romito più adatto alle danze ed ai sortilegi delle streghe, ed infine, chi disse che il ponte fu fabbricato dal demonio in un momento di collera.
Pietro Strigini, insigne poeta valsesiano, le dedicò una piccola composizione. Eccola nella sua versione integrale, dal titolo "La Gula".

Dall'acqua alfin corrosa,
la rocciosa
montagna fendesi.

Nella gula vetusta
ancor più angusta
la valle striscia.

Giù, giù, quasi nascoso
e fragoroso,
via corre limpido

ridendo 'l fiumicello
in qualche bello
specchio perlaceo.

Su, tra gl'opposti monti,
due gravi ponti
s'inarcan penduli:

l'un, né ricordi assorto,
sospira 'l morto
passato e tacesi;

L'altro operoso addita
l'alacre vita
de' novi secoli.

Verso la metà dell'Ottocento, nel 1856 per l'esattezza, il conte Enrico Morozzo dei Marchesi della Rocca, ci trasmetteva che la strada della Val Mastallone era:

"... costrutta per consorzio delle comuni di essa valle. E' bella variata, ma troppo angusta, per cui non si può avere il ricambio, ed in alcuni luoghi si ha stentamente. Trovandosi poi essa in una vallata stretta, ed ove si dovettero praticare dei tagli in terra ghiaiosa, riesce costosa per la manutenzione, mentre il cambiar delle stagioni e gl'interperii fanno cader ghiaia e sassi ad ingombrar la strada, senza parlare di danni che arrecano le acque cadenti dai monti soprastanti. Essa presenta in alcuni luoghi gravi pericoli per sovrastanti massi che minacciano di cadere da un momento all'altro sui passeggeri, per cui sarebbe cosa ben fatta il prevenire le disgrazie con quei mezzi che l'arte insegna ...".