

USI E COSTUMI: i cognomi
I cognomi che identificano gli abitanti
di Cravagliana, sono quasi immutati nel tempo. Da secoli si ripetono di generazione
in generazione sin da quando le severe e precise norme scaturite dal Concilio
di Trento (1545) imposero ai parroci l'uso e l'obbligo di scrivere i cognomi
dei fedeli sui libri di censimento, sugli atti di nascita, di morte e di matrimonio.
Cognome che distinguesse, in maniera irrefutabile e senza dar adito ad errori,
i componenti della stessa famiglia, dell'identico casato o ceppo.
Cause e motivazioni d'ordine storico, geografico, politico e religioso, hanno
fatto si che, nell'impervia Val Mastallone, esclusa inizialmente dalle grandi
trasformazioni sociali, i cognomi delle famiglie erano ridotti ad uno strettissimo
numero.
Valide testimonianze le ho tratte dai libri di censimento custoditi presso
la casa parrocchiale di Cravagliana. In tali testi, in latino, furono censiti
periodicamente tutte le anime di questa e di quella frazione. Il tutto a cura
del parroco, che a quel tempo era tra i pochi a saper maneggiare la penna.
La confusione doveva essere enorme. Ma ciò non provocò alcun
inconveniente poiché con i soprannomi si eliminarono i frequentissimi
casi d'omonimia.
Soprannomi, parte irripetibile della storia e del patrimonio culturale delle
nostre genti, spesso rispondevano a significati trasparenti, sovente ironici
e scherzosi. Alludevano a caratteristiche fisiche, a particolari attitudini
e qualità, doti e difetti, al luogo di nascita e di provenienza, a
circostanze ed avvenimenti curiosi, a mestieri esercitati e talvolta anche
a ingiuriosi e volgari epiteti.
In definitiva, il soprannome fu ben più espressivo e significativo
del nome medesimo, per individuare con infallibile ed assoluta precisione
quella persona.
In molti documenti antichi, anche ufficiali e legalmente validi, accanto al
nome ed al cognome, spesso compariva, tra parentesi, il soprannome o la parola
"detto" seguita da soprannome.
Trovo così, e mi limito a citare quelli che riguardano principalmente
i miei nonni:
tacchella, mio nonno Giacomo;
cieciu, suo fratello Umberto;
paitta, l'altro suo fratello Giuseppe;
besu, mio cugino Romano.
Lente trasformazioni sociali, necessità di lavoro e di sopravvivenza,
migrazioni ed altro, hanno poi allargato il numero dei cognomi e da secoli
essi sono divenuti comuni.
Nella rosa dei cognomi che ho titolato sono compresi soltanto quelli che compaiono
da più generazioni. Purtroppo non tutti i casati esistono e quindi
alcuni cognomi sono del tutto estinti per effetto della grande depressione
demografica avvenuta a partire dai primi anni del '900.
Trovo le seguenti incidenze:
a Brugaro e Brugarolo: GINOTTI, GROPPI e PRACCHINETTI;
a Cravagliana: ALBERGANTI, BOGINO, BOSSI, BOTTONE, CERALLI, FERRARIS,
MOLINA, POMI e TOSETTI;
a Nosuggio e frazioni vicine: REGALDI;
a Grassura: NOVELLO e TOSI;
a Meula: DEBERNARDI, MORETTI e PERONA;
a Saliceto: MORETTI, ORGIAZZI e REFFO;
a Ferrera: CACCINI, GALLETTI e NANOTTI;
a Valbella : ANDREOLI, ORGIAZZI e REFFO;
a Dietrosella: MARAZZA e NEGRI;
a Voj: GHELMA.
Quasi tutti questi cognomi hanno origini e significati quasi tutti decifrabili,
tenuto conto però che nei secoli alcuni appellativi a volte si sono
trasformati in cognomi incomprensibili per involontari errori di ortografia
commessi nelle trascrizioni. Eccone un rapido panorama.
Da mestieri e professioni derivarono chiaramente gli ALBERGANTI, i CERALLI
(da ceraiolo), i FERRARIS (da ferraio), i MARAZZA (da un vocabolo provenzale
che si traduce con il nostro mediatore di cavalli), i MOLINA.
Da nomi comuni di persona discesero gli ANDREOLI (da Andrea), i DEBERNARDI
(da Bernardo) e i GINOTTI (da Luigino, Gino).
Da nomi di cose o di animali vi furono i BOSSI (dal latino antico boxus, buxeus,
luogo piantato ad alberi sempreverdi), i BOTTONE, i GALLETTI (da galet, lungo
gallinaccio), i PERONA (da pero), i POMI (da melo) ed i REFFO (dal tedesco
reff, gerla). Da soprannomi derivarono i BOGINO (da bougia, muoversi), i CACCINI
(da cacio, formaggio), i NANOTTI (nani, piccoli di statura), i NEGRI ed i
MORETTI (scuri di capelli e di carnagione).
I GHELMA, i PRACCHINETTI ed i REGALDI derivarono presumibilmente da soprannomi
occasionali e di incomprensibile decifrazione.
Da nomi di luogo vi furono i GROPPI (da groppo, dorso di monte) e gli ORGIAZZI
(da or-jass, poggio ghiacciato).
Da comuni vocaboli piemontesi infine i NOVELLO (da neuv, nuovo) ed i TOSETTI
(da toso, giovinetto, bambino).
Caratteristica di Cravagliana è la generosità della sua gente,
facile alla burla: non si è ancora spenta nei cravaglianesi d'oggi,
l'ancestrale arguzia che un tempo si esercitava di continuo, come in un'amichevole
sfida da un versante all'altro della montagna, con i rivali di Rossa, sempre
pronti a farsi imprestare scudi per terminare la loro parrocchia o comprare
boschi, salvo poi rimandare il pagamento alle calende greche con giochi di
parole e trucchi.
Ma il patrimonio più ricco di Cravagliana è forse quello dei
ricordi che affondano le radici nel tempo in cui gli abitanti del paese, pastori,
bottai, falegnami, boscaioli, fabbroferrai, pantofolai, furono chiamati buic,
cioè cravotti ossia sempliciotti.