

USI E COSTUMI: il costume
Vorrei,
a questo punto, dedicare un'ampia retrospettiva sul costume della Val Mastallone
e, più nello specifico, su quello di Cravagliana, costume che, seppur
di poco, presenta leggere varianti.
Prima di buttarmi nell'argomento, mi sento in obbligo di ringraziare da queste
pagine Maria Regaldi, classe 1912 di Giavinali, morta il 6 agosto 2004, la
quale - con brillante divulgazione - mi ha reso facile questa non semplice
esposizione.
Nella vallata il costume delle donne era formato da una camicia accollata
con puncetti (stupendi merletti ad ago, il cui punto sembra provenisse dall'Oriente
- di questo capolavoro di mani di fata prenderò appunti più
avanti -) alti di collo, braccia e polsi; la gonna corta, color blu quasi
nero, con bordo rosso; il grembiule, rialzato fino al seno e trattenuto da
un ricco nastro: sulla metà era tutto ricamato, a trafori in seta.
Una testimonianza diretta, di come vestivano le donne e gli uomini del nostro
paese oltre duecento anni fa, la trovo ben delineata nell'affresco della Cappella
di Santo Stefano.
Al compatrono S. Stefano è dedicata una cappella rivolta al Mastallone
e alla montagna di Valmaggia, a breve distanza dalla parrocchia. Al suo interno
un affresco settecentesco ricorda la processione di clero e popolo di Cravagliana
per il recupero di un prezioso reliquiario di S. Stefano sottratto dagli abitanti
di Valmaggia e miracolosamente ritrovato.
I costumi maschili, ricordo che i nostri avi erano per lo più gente
di modeste condizioni economiche, erano semplici: una camicia bianca, calzoni
color bruno chiaro chiusi sotto il ginocchio, giacca bruno scuro che arrivava
sino alla vita (giacca che presentava un'apertura sotto le ascelle).
Notizie molto più approfondite a riguardo dell'abbigliamento femminile.
Intanto esamino quello che mi sembra di vedere, o meglio di intuire dall'affresco
ormai in rovina.
La camicia delle donne è anch'essa bianca, chiusa al collo ed è
ornata da dei puncetti: il vestito è costituito da una gonna, con una
ricca arricciatura e lunga fino alla caviglia, di color bruno o grigio. Il
tutto è unito da un corpetto, di color viola scuro, scollato e con
strette spalline, ed indossato sopra la camicia. Il corpetto è tenuto
chiuso da un nastro. In vita una fascia ornata con dei disegni geometrici
astratti. Alcune donne portano, sopra il vestito, una giacca lunga fino ai
fianchi, di colore rosso mattone o bruno violaceo. Gonne, corpetto e giacca
sono di colori contrastanti.
Una stoffa azzurra ricopre parte del corpetto e della gonna: è il grembiule
che è rivoltato ed annodato sopra la vita; sulla testa un ampio fazzoletto
bianco, la tovaia, lunga fino alle spalle. La tovaia costituiva il copricapo
obbligatorio per tutte le donne; le calzature erano di colore bruno.
Non bisogna dimenticare che il costume non fu soltanto la tradizionale foggia
di vestire popolaresca di un dato paese, ma di tutte le donne, dalla più
umile contadina alla signora. Il costume usuale, o da lavoro, invece era ridotto
ad una maggiore semplicità, voluta dal-le necessità della vita
attiva alpestre: gonna corta, senza nastri, senza grembiule, con scoffoni
prensili. Oggi il costume ha conservato l'impronta di autenticità,
consistente nel genere delle stoffe, delle guarnizioni, dei fazzoletti, dei
foulards, dei nastri, nelle tonalità dei colori consacrati dalla tradizione
e dall'uso, e che contraddistingue il costume folcloristico sorto spontaneamente
e tramandato nella sua espressione originale.
Credo che sia interessante riportare i dati relativi una indagine realizzata
in Valsesia nel 1953 e da cui mi è stato possibile rilevare quanto
segue: Cravagliana 800 abitanti circa, 300 donne possedevano ancora i tradizionali
costumi, ma soltanto il dieci per cento di esse indossavano abitualmente la
veste. E' appunto in quegli anni che il costume scomparì definitivamente
nelle località della Val Mastallone.
Il costume di Cravagliana è di origine prettamente orientale. Lo comprovano
i puncetti greggi e soprattutto quelli a colori, unici nel loro genere, originalissima
caratteristica, prerogativa saliente, indispensabile ed insostituibile, di
un folclore massimo e prezioso per se stessi.
Questi puncetti, ornamenti di estrema eleganza e di grande effetto, costruiti
con certosina pazienza ad ago e filo, sono tramandati da generazione in generazione,
ripetuti per tradizione ultrasecolare, senza la guida né di scuola
né di manuale, affatto sconosciuto fuori dalla valle, sono rivelazione
e meraviglia per molti, ed espressione genuina del senso artistico della nostra
gente.
Il puncetto a colori, eseguito con filo di seta, serve per ornare il centro
del grembiule, ed è verticalmente inserito nel medesimo. Il grembiule,
poi, portato alto sul petto, è di satin di cotone nero fittamente pieghettato
ai lati; sulle pieghe c'è un fitto ricamo di vari colori, usati non
a caso ma magistralmente combinati, con un senso di armonia anche nei contrasti
ed intonati al colore del puncetto. Il tutto seguendo un disegno geometrico
molto simile a certi disegni propri dei tappeti orientali.
Il nastro, che si chiama ligam, cinge il busto passando sotto le ascelle e
lo si annoda sul lato sinistro del petto per poi scendere lungo la gonna.
Trattenuta dalla parte inferiore del grembiule, la gonna è rialzata
in vita e viene annodata dietro; essa è ornata di fiocchetti multicolori.
Questo nastro, tessuto dalle donne del paese su semplici e rudimentali telai,
varia di altezza a seconda del gusto, dell'importanza del costume ma soprattutto
delle possibilità economiche. Non a caso esso costituiva una delle
componenti che più pesavano nel totale delle spese di abbigliamento
per le nozze. Di norma, nei bindelli festivi il ligam era di cotone lucido
e di seta, fibre che sostituivano la lana solitamente usata per i nastri di
tutti i giorni.
La camicia, comunemente chiamata camisa, è l'elemento primo, la parte
più importante e curata del costume: la camisa costituiva il solo capo
di biancheria personale.
Questa camicia è a collo alto di puncetto, con quadratino di puncetto
sotto il collo e greche, sempre di puncetto, sulle spalle, sul braccio ed
ai polsi. Puncetti sempre di colore più o meno greggio, ad eccezione
per il lutto dove il puncetto è di colore bianco.
La gonna per il costume di Cravagliana è a pieghe fitte e basse, attaccata
al bustino ed è profilata di rosso o di viola, a seconda che la gonna
abbia la breve balza in panno appunto rosso o viola. La gonna può essere
di colore blu scuro o nero. Nel primo caso la balza è di colore rosso;
la balza viola si addice solo alla gonna nera, la quale serve tanto per i
giorni di festa (la gonna nera con la balza viola fu il colore anche dell'abito
da sposa), quanto per il lutto. La differenza delle due opposte circostanze
è indicata dai differenti colori dei nastri e dei puncetti.
Il giacchino, a forma di bolero, è nero ed è bordato di velluto.
Il fazzoletto, detto fular, poteva essere portato sulle spalle ed a coprire
la testa. Esso poteva essere di tessuto di lana nero, incorniciato a fiori,
oppure di seta colorata, anch'essa cosparsa di fiori.
Ancora vivo è il ricordo della tovaia, quell'ampio copricapo bianco
di lino o di canapa, che veniva lasciato libero e sciolto fino alle ginocchia.
La tovaia è rimasta in uso fino alla Prima Guerra Mondiale e la si
usava, con una certa ricorrenza, in concomitanza di funzioni religiose.
Ricordato è pure il drapel blanc, una sorta di tovaia ridotta ed ornata
di qualche ricamo sui bordi, talvolta con piccole frange applicate.
Con le calze rigorosamente nere ecco le scarpe o meglio gli scoffoni o, dialettalmente
parlando, gli scappin. Calzature di panno fatte in casa, gli scoffoni erano
orlati di velluto, con le suole formate da parecchi strati di panno o di feltro,
ed erano fittamente trapuntati con un grosso filo di canapa ottenuto dall'intreccio
di tanti fili sottili.
Preziosi accessori del costume furono grossi bottoni, spille e spilloni d'argento
di forme rudimentali, tonde ed ovoidali, incassate a regolari intervalli da
granate sfaccettate, che resero tale abbigliamento lussuoso e di gala.
Ed infine ecco l'acconciatura.
I capelli erano riuniti in trecce molto alte sulla testa per tutto l'Ottocento,
in epoche successive le trecce erano più basse sulla nuca. Queste trecce
erano trattenute da nastri: a Cravagliana era d'uso riunire le trecce sulla
nuca per le donne sposate, di dividerle e riunirle ai due lati della testa
per le donne nubili.
Il costume della Val Mastallone: parliamone con reverenza ed orgoglio, perché
esso è un caro ricordo che ci lasciarono i nostri antenati con l'obbligo
di tramandarli a nostra volta alle future generazioni. Il costume di Cravagliana
forse è il più bello fra quelli del Piemonte, tale giudizio
lo dette anche il pubblico torinese nella lontana sera del 14 maggio 1927
al Teatro Carignano, quando vi si rappresentò la Festa del Costume,
presente S. A. R. il Principe Umberto di Savoia.