

USI E COSTUMI: il puncetto
Puncetto:
sconfinante nella metafora poetica dei lunghi inverni alpini, suggestiva è
l'analogia con le strutture cristalline della neve.
La tradizione vuole che il puncetto sia stato lasciato nelle nostre terre
ai tempi dell'invasione saracena dell'XI secolo. Durante la pacifica convivenza
fra i saraceni e la popolazione valsesiana, le nostre donne appresero dagli
occupanti la gentile arte araba del merletto.
Con ago infilato impararono a fare un nodino dopo l'altro, ad alternare nodi
ed occhielli, a sovrapporre piccoli punti a piccoli punti, da cui il nome
puncetto.
Solo il buon gusto e la genialità delle nostre valligiane illeggiadrì,
attraverso i secoli, il puncetto fitto, compatto nonché pesante degli
Arabi, in una filigrana armoniosa, arricchendola di variazioni e di preziosità.
E così il puncetto, entrato dapprima nel XVI secolo come corredo di
nozze di una principessa sabauda, venne portato a corte della Regina Margherita,
dove venne molto apprezzato.
Collezioni di questa trina valsesiana andarono e vanno a fare bella mostra
in manifestazioni di artigianato, di arte tessile e di moda. La richiesta
è sempre andata aumentando mentre, nota dolente, diminuisce il numero
delle donne che lo eseguono perché, per quanto ben remunerato, tale
pizzo non lo è mai abbastanza, data l'abilità ed il tempo di
esecuzione che richiede.
Affinché esso non vada scomparendo sono sorte, in diverse località
della Valsesia, scuole vere e proprie che insegnano, alle nuove generazioni,
la gentile arte delle nonne.
Capostipite a Cravagliana era Vittoria Ferraris, deceduta qualche anno fa
alla veneranda età di 94 anni.
Tuttora, in occasione di festività religiose, la nota più caratteristica
è recata dalle signore, signorine e bimbe che indossano il bellissimo
costume cravaglianese, tutte unite nel desiderio di mantenere vive ed intatte
le tradizioni.