CRAVAGLIANA
CRAVAGLIANA
le doux nid CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA


USI E COSTUMI: le abitudini

Molte abitudini a Cravagliana sono a tutt'oggi scrupolosamente rispettate: dalle lenzuola stese sul tetto da parte delle ragazze da marito per sciorinare i loro meriti casalinghi; la catasta di legna profumata davanti alla casa della ragazza che va a sposa perché possa apprezzare le gioie del focolare; la processione delle donne a fine luglio per propiziare i raccolti.
Il mantenimento del bestiame era fondamentale ed in una valle come la nostra dove il sole e le nuvole si alternano frequentemente di ciò i nostri contadini dovevano tenerne conto. Infatti essi si esprimevano così:

"QUAND 'L NULI I VAN A FUBELL
LASSA LA RANZA E TOL SU 'L RASTELL;
QUAND 'L NULI I VAN N'TLA VAL GRANDA,
POSA 'L RASTELL E TOL LA RANZA".
(Quando le nuvole vanno verso Fobello
deposita la falce e prendi il rastrello;
quando le nuvole vanno in Val Grande,
appoggia il rastrello e prendi la falce).

Dunque tagliare ancora il fieno od affrettarsi a tirare a mucchi quello che già stava seccando, dipendeva dall'andamento delle nuvole: al montanaro bisogna credere, il suo occhio difficilmente si sbaglia.
Lo stesso dicasi per un altro detto in uso dalle nostre parti:

"SE LA FIOCCA LA RIVA ALL'AVA,
VEND 'L MANTELL E CATTA LA CRAVA;
SE LA FIOCCA LA FAA CAPPELL,
VEND LA CRAVA E CATTA 'L MANTELLÌ".
(Quando la neve viene vicino all'acqua,
vendi il mantello e compra la capra;
quando la neve fa cappello,
vendi la capra e prendi il mantello).

Questo significa che se la prima nevicata arriva forte anche a fondo valle, si preannuncia un inverno mite, viceversa se la prima coltre bianca copre le cime delle montagne, l'inverno sarà rigido.
Di alcune usanze voglio dare un giusto risalto. In esse si rispecchiano i sentimenti di fraterna cordialità che legano le genti delle nostre belle montagne. Le trascrivo come la memoria delle persone, ormai di una certa età, me l'ha suggerita.
Nel Comune di Cravagliana, all'inizio del secolo, in occasione di uno sposalizio fra giovani abitanti di due diverse frazioni vi era questa abitudine. Il giorno fissato per la cerimonia, che quasi di norma era il sabato, lo sposo, con i parenti e gli invitati, di buon mattino, si recava al paese della sposa a prelevare quest'ultima ed i suoi congiunti. E da qui, recarsi poi in parrocchia per la celebrazione del sacro rito. Essi venivano sempre ricevuti da tutta la popolazione con la massima cordialità ed a casa della promessa sposa immancabilmente vi era un rinfresco.
Mentre questo veniva consumato, la gioventù del paese sbarrava la strada, anche in più punti, ove doveva passare il corteo nuziale. Per fare questo, essi si servivano di travi, di assi e quanto si prestava alla bisogna, come per impedire che la giovane sposa fosse portata via dal suo paese natale. Al passaggio gli sposi dovevano crearsi un varco da cui passare, mentre i paesani e gli invitati assistevano alla scena senza prestare il benché minimo aiuto.
Per contro, invece, gli abitanti del paese in cui la giovane coppia metteva su casa, erigevano all'ingresso archi di trionfo, intrecciati di fiori e di nastri con scritte augurali. Per di più, i bambini ricevevano la nuova gradita ospite con canti, evviva e battimani. Gli sposi ricompensavano questa festosa accoglienza con lancio di confetti e di caramelle.