CRAVAGLIANA
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le doux nid CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA


USI E COSTUMI: il matrimonio

Immaginiamo di aver una macchina del tempo, di girare una manopola e di poterci collegare con Maria Augusta Galletti, una giornalista inviata del tempo. Sentiamo qual era l'atmosfera di un matrimonio di sessant'anni fa.
Lassù ad Ordrovago, paese magico sotto il regno del gufo e sopra il Sasso Cardino, Giuseppe ha preparato una casetta, unendo alla calce ed alle pietre il profumo di larice e di abete. Ha poi costruito i mobili con il noce ed il ciliegio nati proprio lì, ed Alcida, promessa sposa, vi ha riposto il fresco corredo con il puncetto, tessuto negli allegri giorni giovanili, non senza aver appeso alle finestre le tendine ricamate.
Nell'inverno ci sono state molte feste, tra le quali i matrimoni poiché i nostri emigranti stagionali si ricongiungono alle loro famiglie, molte di esse scese dagli alpeggi estivi.
E' il 30 gennaio 1936 e Giuseppe, dopo aver dato un aggiustatina al fazzolettino nel taschino della muda sposora, si mette il cappello e, attorniato da una folta schiera di parenti ed amici, scende a Pianaronda a prendere la sposa. Nella casa paterna di Alcida viene offerto il rinfresco con vassoi colmi di biscotti, vino bianco e sostanziosi panini con salame e toma.
La sposa esce dalla casa elegantissima nel suo prezioso costume di nozze, confezionato con arte per l'occasione.
I bambini corrono festosi per unirsi al corteo che si snoda tra le case in pietra mentre i vecchi, dall'uscio, mandano auguri.
Ma, dietro l'angolo la prima ciuppa (barriera) mette alla prova la determinazione dello sposo il quale deve eliminare l'ostacolo, ideato dai giovanotti locali, per impedire all'intraprendente forestiero di portare via la figliola.
All'uscita del paese s'incontra un'altra barricata, con tronchi e rami d'abete, alla quale lo sposo non si arrenderà.
Il festoso codazzo s'incammina lungo la via guidato da un gruppo di leggiadre fanciulle nel loro sgargiante costume, ragazze che intonano canti che echeggiano e risalgono dal greto del Mastallone sino ad infrangersi contro le pareti dei monti innevati.
Giunti a Cravagliana - Centro, nell'antica chiesa pievana il parroco don Pietro Portigliotti benedice l'unione degli sposi.
Quindi sul sagrato, sotto la protezione del ciclopico S. Cristoforo, la foto di gruppo per documentare l'avvenimento.
Riparte un lungo corteo che, capeggiato dai novelli coniugi, tra canti e voci beneaugurali, raggiunge il "Ristorante dei Cacciatori" ove ottanta invitati sederanno al banchetto nuziale, intervallato da sonetti e brindisi con evviva.



Il menù è composto da antipasto con salame crudo, sardine con riccioli di burro seguito da risotto ed arrosto con insalata. Il tutto accompagnato da vino rosso.
Sempre in allegria viene disposta, sul piazzale del ristorante, la scenografia per la foto ricordo: un palco con tavole di legno sulle quali si arrampicano i più ardimentosi mentre i parenti prossimi, con i bambini, stanno seduti davanti, tutti immobili finché il fotografo non abbia fatto riaffiorare il capo da sotto un panno nero collocato a corredo della macchina posta sul cavalletto.
Corona il giorno festoso il "ballo degli sposi" al suono di una fisarmonica che, lentamente, si smorza nella notte.
Il tempo generoso ha concesso ad Alcida ed Giuseppe Galletti, genitori del mai dimenticato amico Eliano e delle mie amiche Maria Augusta e Rita, il traguardo del sessantesimo anniversario di matrimonio.