CRAVAGLIANA
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le doux nid CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA


USI E COSTUMI: la paniccia

A cavallo degli Anni Cinquanta tornò in auge una benefica usanza carnevalesca, che attualmente si svolge nove giorni prima del martedì grasso: la paniccia.
La paniccia non è altro che un gustoso minestrone a base di tutte le verdure. Sedano, carote, cavolo, spinaci, porri, fagioli e patate gli ingredienti. Aromi di rosmarino, basilico, salvia, aglio e cipolla. Condimento a base di lardo e di olio. Accompagnata da insalata di fagioli e cipolle, da salamini cotti e toma: il tutto è innaffiato da generoso vino.
Simbolo e tradizione del carnevale valsesiano, di cui simboleggia il carattere essenzialmente filantropico e caricaturale, la paniccia è la testimonianza della profonda spiritualità dell'antica Valsesia. Spiritualità e sensibilità artistica, povertà montanara e carità cristiana: sentimenti che si possono intuire nella Valsesia medievale ed in seguito mantenuti nella tradizione perché in pratica la paniccia consisteva nella distribuzione, ai carcerati ed ai poveri, nel giorno di martedì grasso, di una sostanziosa minestra. Nella sua accezione più larga, paniccia significa quindi dar da mangiare agli affamati.
Ciò che sorprende è l'eccezionale antichità di questa usanza: l'origine della paniccia è un problema annoso, si perde nella notte dei tempi. Senza sapere con precisione quando e come sia nata questa tradizione, tutti i vecchi cronisti l'hanno definita "vecchia come Varallo Sesia", "risalente a tempi immemorabili", "dei tempi di Caio Mario".
Da allora la paniccia si è diffusa in tutti i paesi valsesiani, e quindi a Cravagliana, ed è oggi una tradizione di tutta la Val Mastallone e della Valsesia. Una tradizione sempre continuata con rispettoso zelo; negli anni di guerra e di calamità questa costumanza fu addirittura rafforzata dallo stato di necessità ed ancora più sostanzialmente rispettata.



Nella plurisecolare storia della paniccia, a Cravagliana sembra esserci stata una sola interruzione e solo per pochi anni grigi. Quella della Seconda Guerra Mondiale: la ragione era semplice, i vecchi pentoloni di rame vennero donati alla patria.
In tempi recenti è tornata prepotentemente di moda ed oggi ogni Pro Loco elegge un apposito comitato "Pro Paniccia".
Mi si racconta che a Cravagliana, anni addietro, un carretto trainato da capre trasportava un grosso pentolone pieno di caldissima paniccia, che era distribuita per l'unica strada del paese.
Un'altra usanza carnevalesca dei bei tempi passati fu quella in cui, nei pressi dell'orrido della Gula, le frazioni avverse di Bocciolaro e quella di Sabbia (vorrei far notare che Sabbia, nel periodo napoleonico, faceva capo al Comune di Cravagliana), si scontrarono sui vecchi ponti con lancio di rami infuocati in finte battaglie, che talvolta misero in pericolo la sicurezza dei fragili ponti.
Attraverso i secoli, le radici di queste episodiche espressioni, di questi fatti prettamente locali, si sono arricchite di significati e di motivazioni.