

USI E COSTUMI: le veglie invernali
Anche a Cravagliana, come quasi tutti
i paesi di montagna, a partire da ottobre, con l'accorciarsi delle ore di
luce ed anche con il termine dei grandi lavori, e quando durante l'inverno
abbondanti e copiose nevicate bloccavano per lunghi mesi la stretta e tortuosa
strada di Val Mastallone, iniziavano le cosiddette "veglie invernali".
Erano inverni meravigliosi, magici ed irrepetibili: pieni di stenti ma anche
di grande fratellanza all'insegna della semplicità e della spontaneità
nel rapporto fra tutta la collettività. Ultimo sussulto di quel mondo
contadino che per secoli era rimasto costantemente immobile a portare avanti
con dignità e fermezza, quel grande patrimonio di cultura, valori umani
e tradizioni che accompagnarono la vita di molti giovani, ma che ormai stava
inesorabilmente cambiando per sempre.
Queste veglie consistevano nel riunirsi la sera, dopo cena, in qualche casa;
di solito vi si ritrovavano anche persone di varie famiglie. Si faceva a rotazione
allo scopo di non gravare troppo su di una stessa famiglia, anche per risparmiare
sul consumo di legna e di olio delle piccole bugie. Tuttavia, di preferenza,
andavano a veglia fuori casa i più poveri in casa di un vicino un po'
più abbiente, e quelli di famiglie poco numerose. Lo scopo di questi
trattenimenti serali erano di eseguire quei lavori che si potevano svolgere
anche all'interno.
Le donne, soprattutto, filavano la lana e la canapa, ma si cimentavano anche
in lavori di cucito e nel classico puncetto. Gli uomini si dedicavano a fare
gli scoffoni per tutta la famiglia, aggiustavano i cesti, fabbricavano i denti
per i rastrelli ed altri lavoretti non troppo ingombranti. D'autunno, poi,
c'era la cernita delle noci e si provvedeva anche alla stigliatura delle canapa.
Insomma, in casa di sera, dalle otto fino alla mezzanotte, c'era un vero e
proprio cantiere.
Sommariamente, nei primi dell'Ottocento, venivano così descritte queste
veglie invernali:
"... in una di quelle case caldissime, oppure in stalla ... che si uniscono nei rigorosi e lunghi verni per filare alla pallida luce di una sola lucerna e protraggono le loro veglie finché il gallo annuncia loro la mezza notte, oppure il ritorno della vicina aurora, e le avverte che è tempo di prendere un poco di riposo ... ".
Durante il lavoro si chiacchierava per farsi coraggio
nel continuare l'opera, poiché sovente si era già stanchi per
il duro lavoro quotidiano, e poi per scambiarsi impressioni. C'era chi era
stato fuori dal paese, ed era magari andato anche un po' lontano di casa,
e questi raccontava eventi che, alle orecchie dei nostri trisavoli, poveri
diavoli che non si erano mai mossi da casa, sbalordivano.