

USI E COSTUMI: le superstizioni e le credenze popolari
Condizioni ambientali di povertà e di arretratezza,
rapporti con il mondo esterno assai rari, l'isolamento per fattori climatici,
i lunghi inverni appunto, livelli culturali assai modesti, il radicato attaccamento
alle tradizioni, favorirono in Val Mastallone fertile terreno alla nascita
ed alla propagazione di superstizioni, credenze, magie, stregonerie e terrori
ancestrali.
Ad onor del vero di queste vicende, di queste storie incredibili di misfatti
e di atrocità, a Cravagliana ben poche persone anziane me ne parlano.
Per l'incendio che nel 1868 distrusse completamente l'abitato di Valbella
Superiore furono incolpati due ingenui fanciulli rimasti nel paese, mentre
tutte le famiglie si trovarono a Ferrera a celebrare una festa. In realtà,
sembrerebbe che l'incendio fosse stato appiccato da una vecchia donna, la
strega del paese, che morì (con grande giubilo dei valbellini) tra
le fiamme che ella stessa alimentò.
A Saliceto una vecchia zitella fu condannata a vivere in solitudine per tutta
la vita e tacciata come una strega, perché incolpata di aver provocato
la distruzione del ponte di legno, appena costruito (era l'anno 1856), a causa
di una piena del Mastallone. Questo soltanto perché la donna osò
attraversarlo, prima fra tutti, all'inaugurazione dell'opera.
Sempre a Saliceto esiste ancora uno spuntone di sasso, ben squadrato, che
si protende al di fuori del muro di una vecchia casa del paese. Sembrerebbe
che a tale granito fossero appese donne derelitte ed accusate di essere state
possedute da Satana.
Nelle notti illuni, sembrerebbe che le streghe cantino e ballino, sopra ed
attorno, al Sasso Cardino, sito vicino alla frazione di Ordrovago. Anche alla
Cunaccia, sito montagnoso presso la frazione di Giavinali, ogni notte le streghe
tessono le loro ridde mentre gli spiriti folletti danzano sull'altalena.
Giavinali la vediamo sorvegliata e protetta, ad oriente, da un pan di zucchero
il cui suggestivo oronimo evoca fuochi che sino a tutto il XIX secolo venivano
accesi, alla vigilia di Natale e della Madonna del Carmine, sulla sua vetta:
la Cima Falò (1.055 mt.). Ancor oggi un festoso falò viene acceso
in paese alle 21,30 del terzo sabato di luglio, preludio alle cerimonie -
fra cui la processione in costume fino al "Prato della Madonna"
- del giorno successivo.
Chi sente il fascino delle antiche storie , poi, può cercare sulla
pendice nord-est di Giavinali sempre, a pochi passi dalla vetta, La Casa della
Fata. Come arrivarci? Un comodo sentiero (prendere quello più a monte
- n. 572 - dei due paralleli alla chiesa, seguire i segnali gialli) sale in
meno di quarantacinque minuti nel bosco misto ad una sella rivestita da un
tranquillo gruppo di abeti (da qui, proseguendo si può scendere a Brugaro).
Appena giunti sul piano, lasciare a destra l'unico masso e salire a dritto
(seguire la traccia di calpestio verso le rocce e poi la cresta) per circa
dieci - un po' meno comodi! - minuti. Poco prima della cima una tavoletta
inchiodata a due alberelli sulla sinistra indica, in curva di livello pochi
metri più avanti, la già visibile roccia della "Ca' d'la
Fa" (anche se non più impegnata a collaborare all'educazione dei
bimbi indigeni trasformandosi nella "strega che porta via i disobbiendienti"
dei racconti delle bisnonne, è comunque difficile trovarla in casa).
Questa casa non è altro che una pietra, levigata dall'acqua e traforata
dai fulmini, raffigurante un'erinni tutta scapigliata, e con all'interno varie
buche in cui la fata riponeva il ditale, il bocciolo degli aghi, il rocchetto
e la rocca per filare.
Ho già detto della distribuzione del sale a Cravagliana. Questo gesto
vuol anche essere propiziatorio per scacciare lutti e dolori.
Più in generale nella valle, mi viene raccontato che ai bambini è
sempre stato detto di non toccare i rospi perché la credenza li vuole
portatori di disgrazie quando toccati con la mano.
Fenomeni che, se oggi sembrano assurdi e privi di riscontro scientifico o
religioso, per secoli hanno accompagnato, nel bene e nel male, i nostri progenitori,
fenomeni che hanno profondamente influenzato la civiltà di un tempo.
Riflessi che sono da considerarsi una componente importantissima del nostro
patrimonio storico e religioso.