

L'ORRIDO DELLA GULA: il Ponte della Gula
Un
capitolo lo merita anche il Ponte della Gula: la storia di questo ponte (anzi
di questi ponti, come vedremo) s'intreccia con quella della Val Mastallone.
Sul Ponte della Gula la fantasia popolare, da sempre, ha tessuto fantastiche
storie ed infinite leggende. A questo proposito, i vecchi abitanti della valle
raccontano che un santo eremita, in un tempo imprecisato, avrebbe condannato
il diavolo a costruire lui stesso il ponticello se non voleva essere ricacciato
all'inferno. Il diavolo si rimise a quella condanna e costruì il ponte
in una sola notte, con la rabbiosa intenzione di restarsene inosservato nelle
tenebre, ed ignorato nella sua vergognosa sconfitta sotto la forza del santo
eremita.
Il Ponte della Gula, vera e propria porta d'ingresso alla Val Mastallone,
di certo non ha l'onore di chiamarsi opera dei Romani. Nel 1937, durante un
restauro, è stata scoperta una pietra recante la data 721, ossia dell'epoca
longobarda. Era forse una pietra di recupero di un ponticello precedente?
Resta ancora aperta anche l'ipotesi che alla sua costruzione abbiano provveduto
nel XV secolo.
Prima d'allora alla Val Mastallone ci si arrivava attenendosi alla sinistra
orografica del fiume e salendo la montagna a mezzacosta. In prossimità
del baratro della Gula ancor oggi è individuabile, appunto sulla sponda
sinistra del Mastallone, un tratto dell'antica mulattiera che per secoli rappresentò
l'unica via di comunicazione per la valle: dal vecchio sentiero si ammira
tutta la distesa del precipizio.
Attraverso i secoli, sette sono stati i ponti che hanno unito i due costoni
rocciosi, quasi a sfidare l'asprezza e la forza della natura, lo strapiombo
dei precipizi ed i vortici impetuosi del fiume quando è in piena.
Fu una passerella di rozzi tronchi di rovere a collegare i due versanti intorno
all'anno mille. Agli abitanti di Crapalliana fu devoluto il compito di provvedere
alla manutenzione ed alla conservazione del ponticello.
Quando i traffici commerciali cominciarono ad incrementarsi, la passerella
non fu più sufficiente: era troppo stretta per il passaggio del bestiame
e dei carretti. Fu così che la passerella si trasformò in un
ponte pensile trattenuto da due robusti cavi. Tale tipo di ponte fu più
volte riparato a cura delle comunità di Cravagliana, Brugaro e Brugarolo.
Il ponte durò un centinaio d'anni finché nel 1450 (le notizie
sono però incerte) fu costruito il ponte in pietra, quello che ancora
oggi fa compagnia al più attuale in cemento armato.
Sul finire del 1700, i lunghi tratti di sentieri, sbancando i costoni di roccia,
vennero allargati: grossi carri trainati da cavalli, percorrevano già
la valle. Ma, al Ponte della Gula dovevano arrestarsi, qui occorreva effettuare
il trasbordo della merce.
Un altro ponte, il quarto, realizzato verso la fine del 1700, si affiancò
a quello di pietra. La costruzione risolse definitivamente il problema del
traffico.
All'epoca il Ravelli ebbe a scrivere sempre nel suo celeberrimo "Per
valli e monti":
"... La strada da destra passa a sinistra del torrente, l'orridezza della profonda gola, che topograficamente indica un passo stretto nelle montagne, in cui la natura compare intatta la sua tristezza; il sinuoso varco operato nel mezzo di dura roccia; l'acqua alta; l'aspetto delle oscure cime che s'innalzano perpendicolarmente sopria il precipizio, destano un sentimento di ammirazione e di stupore. ... Stando nel mezzo di questo ponte, sopra di questo cupo ed orrido vortice, qual pensatore non sente la voce che sorge dal profondo di tanto scavo a dirgli la potenza del tempo, non solo sulle opere umane, ma sibbene su quelle della creazione? Se non che come potrà svincolarsi dallo stupore meditando su questo profondissimo canale? Che l'iterato cader d'una sola goccia scavi qualsiasi siliceo macigno, in ciò la ragion trova il perché; ma in tanta placidezza ed inerzia del fluido, onde mai avrà questa tolta la forza di respingere le altre, liscie, durissime pareti per trasportarsi pacato nel mezzo? Le diremo fatte sin dai primi dì, in cui Spiritus Rei ferebatur super aquas?...".
Il ponte, di cui sopra, durò circa una settantina
d'anni e venne abbattuto quando, nel 1857, fu costruito (per l'ammontare di
L. 8.212) il bellissimo ponte, il quinto, sul quale passarono le prime diligenze
e più tardi le corriere.
Con questo ponte la Val Mastallone visse la sua epoca più memorabile
ed il suo secolare isolamento ebbe termine.
Intanto annoto, dalla "Rivista Valsesiana" recante data gennaio
1911 che "... il lavoro lento e continuo dell'acqua, del gelo e del disgelo
ha minato il vecchio ponte della Gula e sta per condannarlo a morte... Per
restaurare il ponte si richiede una forte e costosa armatura... Necessitano
quindi molti denari; se i valsesiani vogliono salvare dalla rovina questa
tipica arcata, mano alla borsa e fuori qualche lira". La pagina fu firmata
da un singolare "Pro Ponte della Gula".
Nella primavera del 1944, per impedire l'accesso ai mezzi motorizzati delle
truppe tedesche, il ponte fu minato e distrutto dai partigiani. Le popolazioni
della valle, ai già pesanti disagi della guerra dovettero aggiungere
quest'ultimo gravissimo disagio. Il vecchissimo ponte di pietra salvò
in parte la situazione e sino alla fine del 1945 rimase l'unico collegamento
tra i due versanti. Nell'inverno del 1945 - 1946, a cura del Comune di Varallo
Sesia, fu gettato un ponte prefabbricato in ferro a carattere provvisorio,
prima che nel 1958, sotto l'egida del Consorzio Stradale Valle Mastallone,
fu realizzato il settimo ponte.
Il ponte della Gula è ad un'altezza di trentacinque metri dal filo
delle acque che si avventano nella profonda voragine; in questo punto la profondità
del Mastallone, in tempi normali, raggiunge i dieci metri! Nel 1906 la profondità
del livello dell'acqua venne misurata: 15 metri!!