

USI E COSTUMI: i carbunin ed i buscarin
Osti e brentatori erano professioni praticate pressoché
esclusivamente in Val Mastallone (non a caso il nonno del sottoscritto era
un brentatore), tuttavia come tante altre storie, vorrei parlare di due mestieri
molto esercitati nella nostra valle. Storie che sono da ricordare fra le più
significative dell'operosità dei nostri montanari che dalla nostra
terra hanno potuto trarre soltanto il giusto pane al prezzo di immani sacrifici
e fatiche indicibili che oggigiorno nessuno più sopporterebbe.
Storie semplici di uomini semplici: quella dei carbonai e quella dei cantonieri.
Il mestiere del carbunin (carbonaio) fu diffusissimo al pari di quello del
buscarin (boscaiolo) e non vi fu famiglia di Cravagliana o delle sue frazioni,
negli anni fra la metà del '700 e la metà dell'800, che non
trafficò con il carbone di legna. Come se questa attività potesse
risolvere la secolare miseria e portare quindi benessere e ricchezza.
Nessuno, che io sappia, si arricchì e moltissimi dovettero riprendere
i sentieri dell'emigrazione sulle orme dei padri.
In Val Mastallone furono numerose le carboniere e la visione di tanti pennacchi
di fumo bianco e denso che si alzarono da boschi furono normale amministrazione.
Mi raccontava a questo proposito Teresina Boggini che era uno spettacolo non
inconsueto a vedersi, come non era raro il ritrovare ovunque, lungo la strada
che reca a Varallo Sesia, rustiche baracche dove i sacchi di carbone erano
raccolti per essere avviati verso la bassa a dorso di mulo, con i carri o
con le slitte trainate dai cavalli. A Baraccone veniva depositato e protetto
dalle piogge prima di essere venduto, tutto il carbone destinato all'alta
valle.
Nei pressi di Saliceto esiste ancora una vecchia baracca diroccata che fu
adibita anch'essa a tale bisogna.