

IL TORRENTE MASTALLONE: Il torrente Mastallone
Vorrei
spendere qualche parola anche sul caro e solenne fiume Mastallone, austero
scrigno di tante storie, incomparabile dono della natura, un corso d'acqua,
un fiume che è il più bello della Valsesia e che tanti segreti
stimoli riserva al pescatore d'oggi.
Esso nasce presso il Colle d'Egua e scende a formare il piccolo laghetto di
Baranca, a 1750 metri d'altitudine. Da lassù, dal paludoso laghetto,
il Mastallone si dirompe in un minuscolo e scrosciante rivolo che diventa
ruscello e si precipita poi impetuoso nella valle nella direzione da maestrale
a mezzodì. Ad ogni lato del Mastallone le acque disegnano scivoli levigati,
cascatelle e placide pozze: dopo aver ricevuto il tributo di numerosi riali,
piccoli affluenti, che sgorgano dalle scarpate imbevute di pioggia, corrono
alla confluenza. Salutati qua e là agili ponticelli, il Mastallone
si riversa nel Sesia a poca distanza da Varallo.
I passaggi dei corsi d'acqua e del Mastallone, già dell'800, erano
precari. La nostra Val Mastallone è costellata da numerosi ponti, la
più parte opere bellissime di cui qualcuno caduto in disuso, ma che
andrebbe attentamente tenuto sotto controllo an-che perché elementi
integranti ed integratori del paesaggio.
Annoto che nel 1824 i ponti comunali
erano cinque ed erano ubicati due a Bocciolaro, di cui uno di legno appena
fuori dal cantone; uno, sempre di legno ai Borghi (l'odierna Bellaria), appena
sotto l'abitato di Nosuggio; un altro, anch'esso di legno, poco fuori Nosuggio;
ed infine uno a Ferrera.
Questi primitivi ponti, costituiti da una semplice trave furono sempre, o
quasi, un pericolo incombente in caso di cattivo tempo, con la neve e con
il ghiaccio. Siccome un ponte, anche il più elementare, in tanti posti
non ci fu, per abbreviare il cammino e per assoluta necessità, il Mastallone
lo si guadò, talvolta anche con l'acqua un po' alta. Di tanto in tanto
si registrava, purtroppo, anche qualche vittima. Dall'atto di morte, in questo
caso, si può rilevare che il poveretto o la poveretta è morto
"... in Comunione con la Santa Madre Chiesa, travolto da flumen Mastallonis".
Fortunatamente però, anche numerosi furono i salvataggi operati da
coraggiose persone che occasionalmente si trovarono nelle vicinanze ed accorsero
a prestare soccorso al malcapitato. Quasi tutti questi atti di coraggio ebbero
l'onore di una segnalazione in sede di Consiglio Comunale. Nel corso della
seduta dell'Amministrazione Comunale si proponeva l'intrepido coraggioso all'onore
di una ricompensa o di una medaglia al valor civile.
Il primo caso di cui sono venuto a conoscenza risale al 6 maggio 1838, ma
vi furono segnalazioni anche il 25 novembre 1839, il 15 maggio 1840, il 2
dicembre 1840, il 5 ottobre 1844, il 29 giugno 1845, e così l'elenco
potrebbe continuare.
Dal "Gaudenzio Ferrari" del 26 maggio 1888 ricavo per inciso:
"Atto di coraggio. - Perona Giovanni da Cravagliana, d'anni 61, padre di tredici figli, tutti viventi, tessitore e sagrestano nella suddetta parrocchia, il 20 corr., verso le 8 antim., salvò la vita a due donne, che, cadute nell'acqua dal ponticello sul Mastallone di fronte al paese, vennero travolte dalle acque piuttosto ingrossate. Anche la settimana passata salvò dalle medesime acque un giovane, a cui era toccata la stessa sorte. Al medesimo sono pur debitrici della vita altre dieci persone da lui salvate negli anni passati".
E subito sotto:
"Altro atto di coraggio compiuto dal sig. Giovanni Perona. - La sera del 21 alle 7 1/2, alla Canera, sempre dal medesimo ponte, scivolò un giovane sui 20 anni, nativo di Scopa, e dimorante a Varallo, un certo Eugenio Deblasi. Il Giovanni Perona era appena giunto a casa, quando poté vedere il meschino che stava annegando; ond'egli si gettò subito nell'acqua e lo salvò ancora vivo".
Eccomi alla fauna ittica. Intanto voglio fare una
piccola premessa. In un'indagine statistico - sociologica che Melchiorre Gioia
ebbe a scrivere nel 1813, stralcio questa breve considerazione circa la pesca
in Valsesia: "... a Cravagliana non si pesca perché il fiume appartiene
all'Impero Francese".
Tornando al pesce che popola il nostro fiume, in una statistica pubblicata
quasi un secolo e mezzo fa, nel 1856 esattamente, si affermò che i
pesci che si trovavano nel acque del Mastallone erano la "trotta",
il temolo, il vairone e persino l'anguilla!
Nel 1871 il Ravelli ci narra che "le acque della Vallesesia forniscono
eccellenti pesci fra cui le trote oscure del Mastallone".
Per sentito dire, alla fine del secolo scorso il pesce doveva essere ancora
abbondante ma venne decimato dalla rovinosa piena dell'agosto del 1900. Nel
1934, quando ci fu un'altra straordinaria piena, sembrerebbe che il pesce
fosse ancora tanto; poi dovrebbe essercene stato in discreta quantità
fino all'inizio della Seconda Guerra Mondiale, quando cominciò a scarseggiare
veramente. Oggi tutto il corso d'acqua è zona di ripopolamento.