

IL TORRENTE MASTALLONE: Lo sfruttamento idroelettrico del Mastallone
Sul finire degli anni Cinquanta (1958) si parlò di
un eventuale sfruttamento idroelettrico del Mastallone. Il nostro fiume fu
fatto oggetto di un pregevolissimo studio, con scopi puramente accademici,
da parte degli ingegneri del Politecnico di Milano.
La particolare configurazione orografica ed il regime pluviometrico ed idrografico
della Val Mastallone attirò l'attenzione degli studiosi, i quali ne
videro esemplificazione di utilizzazione integrale delle acque di un bacino
montano.
Leggendo questo studio, raccolto nel volume "Impianti idroelettrici"
e pubblicato appunto dal Politecnico di Milano, si giunge alla conclusione
che il progetto constava di un complesso di quattro centrali, di cui una ubicata
a Ferrera e l'altra a Cravagliana, che sarebbero state in grado di fornire,
secondo i dettagliati calcoli dei tecnici, un'energia pari a 29.870 kilowatt.
Non voglio tralasciare, nel computo dei vantaggi della realizzazione di un
simile progetto, il particolare che un'opera così strutturata avrebbe
fornito una maggior tutela delle popolazioni, nonché la creazione di
riserve idriche che sarebbero state in grado di irrigare piantagioni e colture
della pianura nei periodi di siccità. Per avere maggiori dettagli leggi
la nota.
Nel 1982 a meraviglia, stupore e perplessità di tutti, giunse a Cravagliana
la notizia secondo cui il Ministero dell'Agricoltura e Foreste finanziava,
nella misura di 400 milioni, uno studio (commissionato tramite il Consorzio
Irriguo Est Sesia di Novara) circa un bacino da invaso da realizzarsi sul
fiume.
Si trattava di prendere e di compiere preliminarmente i necessari rilievi
e lunghi minuziosissimi sondaggi geologici. Solo qualora il territorio fosse
stato ritenuto adatto allo scopo, il progetto sarebbe stato destinato a stravolgere
completamente tutta la zona.
Come si ebbe modo di apprendere un anno dopo in un convegno appositamente
organizzato a Fobello, a cura della Comunità Montana Valsesia, alla
presenza di numerosi Sindaci, Amministratori Comunali, autorità regionali
e provinciali, tecnici, studiosi, rappresentanti di enti, l'invaso avrebbe
avuto sede in una zona compresa a monte del Ponte della Gula fino alle porte
di Cravagliana. Superficie del lago kmq. 1,2 ed una capacità di 40
milioni di metri cubi.
Con la creazione di questa grande diga, sarebbero in tal modo stati sommersi
l'abitato di Bocciolaro ed il Ponte della Gula; ai piedi dello sbarramento
sarebbe stata costruita una turbina per lo sfruttamento della massa d'acqua.
La spesa preventiva, compresa anche la parte di viabilità da ricostruire,
fu valutata intorno ai 70-80 miliardi.
La cosa, indubbiamente, lasciò i cravaglianesi a bocca aperta: un progetto
faraonico che avrebbe sconvolto un territorio ancora incontaminato dal cemento
e dalla speculazione.
Molti tra i pochi favorevoli videro, da infallibili preveggenti, nel bacino
di invaso il rimedio totale per il rilancio della Val Mastallone, il toccasana
di tutti i mali e di tutti gli errori fin qui commessi, nell'illusione che
un lago facesse ripopolare le nostre baite, gli alpeggi abbandonati di armenti
e che desse vigore all'agricoltura di montagna. Gli operatori turistici già
tracciarono mirabolanti itinerari per vie d'acqua sul nascente lago. Se realizzato,
dunque, secondo costoro, questo progetto avrebbe dato un volto nuovo alla
Val Mastallone e con esso un futuro senza dubbio migliore e più redditizio.
Nell'annotare il grave disappunto dei cravaglianesi al progetto, voglio sottolineare
che i diretti interessati al problema, come il Comune di Cravagliana le sue
frazioni, non gradirono lo sgarbo di essere stati avvertiti a cose fatte,
e per ultimi, su quello che si stava progettando. E, per completare il quadro,
voglio far rilevare che al convegno poc'anzi citato, tra i numerosi intervenuti
non figurò per l'appunto né il Sindaco di Cravagliana né
un suo rappresentante ufficiale, i quali avrebbero dovuto essere i principali
protagonisti ed interlocutori sul sistema del bacino di invaso.
Alcune considerazioni che ho raccolto: diversi proprietari di terreni e di
immobili di Bocciolaro (paese che per primo sarebbe stato sommerso dalle acque)
fecero già calcoli e congetture sull'entità del rimborso che
avrebbero riscosso per la perdita dei propri possedimenti. Un gruppo di giovani
ecologisti e romantici cultori di testimonianze del passato pensarono di smontare,
pezzo per pezzo, il vecchio ponte di pietra, per rimontarlo tale e quale in
un'altra gola della Val Mastallone.
Diverse persone temettero, se non di perdere il posto di lavoro, difficoltà
e tempi da pendolari maggiormente più lunghi qualora l'unica fabbrica,
appena a valle di Cravagliana, fosse ingoiata dalle acque. Altri ancora che,
in passato e per amore della propria terra, non avevano mai lasciato il paese
natio, ora minacciato, ebbero una motivazione per abbandonare la valle. I
più pessimisti paventarono, e non a torto, futuri disastri non dimenticando
tragedie di anni or sono.
Il progetto è rimasto, per fortuna, nel dimenticatoio in un cassetto
di qualche burocrate, forse in attesa di essere rispolverato.
E puntualmente nel 1991 ecco pronta un'altra idea che prevedeva di raccogliere
l'acqua del Mastallone da utilizzare, con un salto di 144 metri, per una centrale
di 1979,30 kilowatt di potenza media.
"Non eravamo contrari a priori alla realizzazione del progetto",
mi spiegava l'ex - sindaco Adriano Galletti, "considerando la necessità
di dover realizzare in Valsesia degli impianti analoghi. La nostra preoccupazione
era quella di veder realizzata un'opera che teneva conto delle esigenze ambientali
e che non impoveriva il bacino idrografico. A questo proposito nell'ottobre
1991 c'era stato un sopralluogo da parte di un funzionario dei Beni Ambientali,
che aveva poi espresso un parere negativo e vincolante per la realizzazione
dell'opera".
A mio modesto avviso la valle non meritava di pagare un prezzo così
alto nel segno del progresso e pur per una finalità che la civiltà
impone.
Il resto è cronaca dello scorso 1993: nel mese di settembre un ennesimo
progetto per lo sfruttamento idroelettrico del Mastallone è stato oggetto
di discussione. Pur riconoscendo che la nuova proposta è migliore rispetto
a quella presentata due anni prima, netto lo schieramento dei "no":
in testa gli abitanti di Cravagliana (fortemente preoccupati per le ripercussioni
ambientali), nonché quello dei pescatori (i quali paventavano pericoli
d'inquinamento dell'ecosistema e perplessità per i rischi che correrebbe
la fauna ittica, particolarmente pregiata, che popola la zona) e dei canoisti
(questi ultimi adducevano, e non a torto, il grave danno d'immagine poiché
gran parte della promozione che si era fatta per il Mastallone - molto frequentato
anche dai canoisti stranieri - presentava il torrente come incontaminato).
In sintesi la nuova proposta prevedeva la realizzazione di una traversa di
captazione nelle vicinanze del ponte delle Due Acque, poco oltre l'abitato
di Baraccone; una condotta di 4.850 metri porterebbe poi l'acqua in caduta
verso una centralina, costruita nei pressi della località di Molino,
nella quale verrà materialmente prodotta l'energia.
Il costo globale dell'opera, che nelle prevederebbe di far passare la condotta sotto
la strada provinciale, è stato valutato in circa otto miliardi delle
vecchie lire.
Per ora il Comune si è riservato di valutare attentamente il piano
più particolareggiato, di cui darà la massima informazione possibile
alla popolazione.