CRAVAGLIANA
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le doux nid CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA


IL TORRENTE MASTALLONE: l'approvvigionamento idrico

Tutti sanno che l'acqua è uno degli elementi indispensabili per la vita di ogni essere umano e per assicurarcela si fanno salti mortali. Ed è appunto quello che hanno fatto i nostri nonni a Cravagliana.
Una piccola considerazione sulla qualità dell'acqua a Cravagliana: già nel 1800, anno più o meno, in Val Sabbiola scaturiva, a piedi del monte Capio, una sorgente d'acqua minerale che popolarmente era chiamata Fontana Amara, perché l'acqua era appunto di un amaro nauseabondo. Quando fu analizzata vi fu trovato del solfato di magnesio e ferro, perciò con la virtù di essere leggermente diuretica. "Non è però tenuta in conto alcuno, e si perde in mezzo ai sassi e triboli".
Il conte Morozzo citava appunto nel suo "Saggio di Statistica" del 1856, al capitolo "Acque minerali", che "una sorgente trovasi anche alle falde del Monte Cevia nel territorio di Cravagliana".
L'ubicazione di tutti i nuclei abitati, nei secoli andati, hanno avuto innanzitutto una ragione prioritaria: quella di costruire la casa in prossimità di un corso d'acqua sia esso un torrente, una sorgente od un semplice rigagnolo. Il motivo di questa scelta fu abbastanza logico: infatti l'acqua la si procurava andandola a prendere con i secchi o con il classico barile, munito di cinghie per essere portato a spalle come una gerla, e spesso c'era da fare anche un po' di strada.
Dove fu possibile la gente s'industriò a tirare l'acqua vicino a casa, scavando rogge od anche canali in legno. Solo più tardi si cominciò a prendere l'acqua mediante dei tubi metallici interrati, soprattutto per preservarli dal gelo invernale. Questi permisero di convogliare l'acqua fino al centro della frazione dove veniva raccolta in una grande vasca di pietra.
L'approvvigionamento idrico a mezzo di fontane pubbliche a Cravagliana si affermò piuttosto tardi in confronto a tante altre località della Valsesia.
Tutto questo è da addurre all'estensione del Comune, all'ubicazione delle singole frazioni ed alla conformazione orografica. Questi motivi fecero in modo che ci volle quasi un'apposita conduttura per ciascuna frazione. Ed anche questo influì sul ritardo dell'arrivo dell'acqua fino al centro del paese. Dulcis in fundo, ci fu l'eterna questione della spesa: chi doveva pagare l'impianto? Trattandosi di una cosa pubblica avrebbe dovuto pensarci il Comune, tra l'altro sempre squattrinato, cosicché tutti si resero conto che era una pretesa assurda. E poi, proprio quando il Comune pensò seriamente di dedicarsi alla costruzione di acquedotti, era già finanziariamente impegnato con un'altra opera di grande interesse pubblico: la costruzione della carrozzabile.
Correva l'anno 1852.
Finita la strada, fatti i ponti, l'Amministrazione Comunale si dovette impegnare per sostenere le spese di manutenzione, dovette provvedere al rifacimento delle strade e dei ponti comunali, nonché alla ricostruzione della casa municipale ed infine erogò un sostanziale contributo per le nuove scuole di Meula e di Sottonoci.
Comunque, nella seduta del Consiglio Comunale dell'8 maggio 1881, fu accettata una domanda presentata dai terrieri delle frazioni Centro, Casone e Giavinali in cui gli stessi si fecero promotori per la costruzione di fontane pubbliche, una per frazione.
I terrieri vennero sollecitati a presentare un progetto esecutivo dei lavori; fu già concordato che i lavori di scavo dovettero essere sostenuti dai frazionisti mentre il Comune si fece carico di concorrere alle spese per l'acquisto del tubo.
Ma il progetto andò a monte. Si presentò un ostacolo: un progetto vero e proprio poteva essere stilato e firmato solo da un geometra e questo, in tempi in cui si risparmiavano anche i centesimi, costituì un aggravio di spesa non preventivata. Di conseguenza, un anno più tardi, i frazionisti di Giavinali, senza né progetti né sussidi pubblici, realizzarono per loro conto una conduttura di acqua potabile, con la sua brava vasca in pietra. Occorre aggiungere per dovere di cronaca che, Giavinali era il paese più vicino alla sorgente.
Nel 1884 anche Casone si fece la sua conduttura di acqua potabile, seguendone l'esempio di Giavinali.
Nel marzo 1889 risultavano mancanti di conduttura di acqua potabile le seguenti frazioni: oltre Cravagliana - Centro, Canera, Grassura, Colla, Brugaro, Ferrera, Valbella Superiore e Pianaronda. In quest'ultima frazione l'acqua però arrivava già in paese portata da rudimentali canali di legno. (Una conduttura di questo tipo la si può vedere ancora oggi nei boschi adiacenti il minuscolo abitato di Canera).
Questo non significava che tutte le altre frazioni abbiano avuto un vero e proprio acquedotto, almeno come Giavinali: ad esempio sia a Roncaccio sia a Selva la sorgente era tanto prossima alla frazione che una conduttura venne considerata superflua.
Dal marzo 1899 entrò in funzione l'acquedotto di Ferrera; nel 1905 fu potenziato l'acquedotto di Meula (con alcune prese da usufruire in caso d'incendio); dal marzo 1906 fu attivo quello di Brugaro con già venti condutture che permisero di portare l'acqua in abitazioni private; nel 1908 fu costruito l'acquedotto di Voj. A Bocciolaro però, ancora dopo il 1920, l'acqua la si andava a prendere nel vicino torrente Sabbiola. Comunque si può dire che, fin dai primi dieci anni del secolo, nei centri del nostro Comune, l'acqua ormai vi arrivasse quasi ovunque senza il difficoltoso dispendio di doverla andare a prendere fino alla vicina sorgente od al torrente.
Vorrei sottolineare un concetto assai importante: tutti gli impianti furono eseguiti a cura ed onere dei frazionisti i quali si consorziarono appunto per provvedersi dell'acqua potabile, e per mantenere l'impianto sempre in perfetta efficienza. Ciascun consorzio ebbe un suo presidente ed una sua contabilità. Il Consorzio di Meula si meritò senz'altro la palma dei più attivo: non solo costruì l'acquedotto con due fontane pubbliche, ma anche un lavatoio e persino il fabbricato delle scuole!
Era il 1884: Meula allora era un nucleo importante, con una popolazione che sfiorava le duecento anime.
Lavatoi furono costruiti anche a Voj nel 1908 ed a Brugarolo nel 1925. Nel 1938 si ventilò l'ipotesi di costruire un lavatoio anche a Cravagliana in modo tale da poter servire anche Casone, Giavinali e Canera. Però non se ne fece assolutamente nulla, nonostante la nomina di una Commissione ed il reperimento di fondi monetari.
Ma adesso voglio dire delle peripezie di Cravagliana - Centro.
Il rione Centro fu uno degli ultimi ad essere dotato di fontane pubbliche; nel 1900 vi risiedevano 150 abitanti, distribuiti in 34 famiglie (comprese sei famiglie del rione Casone), e l'acqua - per qualsiasi uso - la si andava prendere alla roggia del molino proveniente dal Mastallone, o ancora ad attingerla dal Mastallone stesso, eccetto quando si utilizzava l'acqua piovana.
Quell'anno fu di un certo rilievo nella vita cravaglianese perché fece il suo ingresso il nuovo pievano don Pietro Bagnati. Il nuovo parroco, giovane e battagliero, si avvide subito di questa grave manchevolezza e perciò una delle sue prime iniziative fu quella di agitare le acque..., per addivenire alla risoluzione del problema.
Anni prima dagli abitanti di Cravagliana, furono fatti, allo scopo di condurre l'acqua potabile in paese, diversi tentativi che, per diverse circostanze e discordie, fallirono. Tentativi isolati furono pure in seguito fatti da qualche privato per proprio conto, ma senza risultato sufficiente. Ormai non era più tollerabile una tale condizione di cose: la necessità, finalmente sentita, di poter usare un'acqua pura ed igienica indusse di nuovo gli abitanti di Cravagliana a ritentare la prova. E questa volta la prova, tentata con serio proposito, fu coronata da un esito felice.
L'iniziativa fu presa nella casa parrocchiale di Cravagliana. Qui il primo di febbraio del 1903 si riunirono, presso il parroco don Bagnati, i signori Giovanni Battista Bossi, Giuseppe Pomi, Michele Tosetti e Giuseppe Tosetti. In questa prima riunione si esaminarono e si discussero tutte le proposte ritenute più opportune, e si affidò l'incarico ad una commissione per espletare tutte le pratiche, prendere i provvedimenti e far eseguire tutti i lavori, con ampio mandato e potere, onde l'impresa fosse al più presto possibile condotta a compimento.
Difatti, di lì a poco, si costituì un apposito Comitato composto da don Pietro stesso, da Giovanni Battista Bossi (che ne assunse la presidenza), da Michele Tosetti i quali assunsero, per le eventuali riscossioni e pagamenti nella carica di cassiere Michele Bossi. Si pose subito mano all'opera con l'apertura di una sottoscrizione della quale ecco i primi offerenti con le relative somme versate:

Giovanni Battista Bossi L. 100
don Pietro Bagnati L. 100
Michele Tosetti L. 100
Michele Bossi L. 50
Giuseppe Pomi L. 50.

Una delle prime operazioni concordate dal Comitato fu quella del reperimento di una sorgente; si sapeva che la conduttura di Giavinali aveva acqua e molta ne andava persa per la sovrabbondanza di alimentazione rispetto al fabbisogno di una sola fontana. Tuttavia, per utilizzare questa ricchezza, occorreva il benestare dei frazionisti di Giavinali e fornire ai medesimi precise garanzie per il normale afflusso dell'acqua nella predetta fontana.
Il 4 marzo 1903 i tre componenti la commissione stipularono un accordo in tal senso. In tale mandato, debitamente registrato all'Ufficio del Registro di Varallo Sesia il 13 marzo 1903 al n° 522 vol. 33 atti privati, gli abitanti di Giavinali permisero a quelli di Cravagliana di prelevare dalla sorgente l'acqua, purché "siano salvi i due tubi di un centimetro di diametro già esistenti che conducono l'acqua a Giavinali ed a Casone".
Questo significò che in caso di necessità e di scarsità d'acqua, i primi ad averne il privilegio d'utilizzo furono sempre i terrieri di Giavinali e di Casone. Fermo restando il diritto che gli abitanti di Giavinali potessero prelevare, qualora lo credessero opportuno, un altro centimetro di acqua.
Per tale concessione, fatta in perpetuo, lavori supplementari e variazioni ovviamente a carico dei destinatari, Cravagliana - leggo sempre nel contratto sottoscritto dalle parti - "pagherà" a Giavinali lire venti.
Il pagamento fu fatto da don Pietro Bagnati, a nome del Comitato delle Fontane di Cravagliana, a Giovanni Ferraris di Giavinali, che lo ricevette a nome degli abitanti della frazione il giorno 25 ottobre 1903, dietro regolare ricevuta.
Scriveva don Bagnati: "... l'acqua del torrente stesso non è sana perché nei tempi di piogge o dello scioglimento delle nevi è torbida, e perché anche in esso vanno ad defluire tutti gli scoli dei lavatoi, delle concimazioni, lo spurgo dei pozzi neri e di tutte le cloache dei paesi che si trovano lungo la valle con pericolo di qualche infezione epidemica poiché la lavatura di tutte le biancherie di persone tisiche o defunte o viventi si fa o nelle acque del torrente stesso o in altri rigagnoli che vanno in breve a scaricare le loro acque nel Mastallone...".
Contemporaneamente al reperimento dell'acqua, il Comitato cravaglianese si diede il suo bel da fare per reperire i fondi seguendo la strada della sottoscrizione popolare e chiedendo l'erogazione di un contributo comunale.
La sottoscrizione, che recò i nomi di ventitré potenziali famiglie utenti, fornì alle casse lire 673,40. Il Comune, viceversa, negò ogni forma di cooperazione sostenendo la tesi che nessun contributo era stato erogato per le altre frazioni e quindi non si giustificava un trattamento di favore verso gli abitanti della frazione Centro.
Questi ultimi non si diedero per vinti ed in una speciale relazione, che venne inviata alla Sottoprefettura di Varallo Sesia, il Comitato si fece portavoce di questo diniego. Si menziona in tale documento che "Cravagliana, importante centro della Val Mastallone, sede di Comune e Parrocchia, dotata di scuole pubbliche statali, con un proprio medico condotto, con un ufficio postale, sede del Consorzio Stradale di Val Mastallone, non ha alcuna fontana perché ha nessuna conduttura. Ed il Comune ha respinto la richiesta di un contributo per tale scopo. E l'acqua del Mastallone non si può bere perché è inquinata".
Il risultato di questa lungimirante missiva fu che il Comune fu messo spalle al muro e quindi obbligato a ritornare sulle sue decisioni. Concesse un tributo di lire 800 ed appose una clausola in cui chiese espressamente che la fontana fosse posta in piazza del Municipio. La delibera reca la data del 19 aprile 1903; la comunicazione ufficiale venne inviata, con lettera, al Comitato solo il 12 luglio successivo.
Il 19 ottobre prese avvio la fase esecutiva dei lavori con gara di appalto inviata a ditte del ramo.
Per non danneggiare i terreni già seminati per i futuri raccolti, terreni sotto cui dovevano passare gli scavi per la posa in opera dei tubi, i lavori furono iniziati subito.
Il giorno 3 novembre 1903 furono iniziati i lavori di scavo e muratura; l'11 novembre avvenne la posa in opera dei tubi che "al giorno 21 novembre 1903 tutti erano debitamente collocati dalla sorgente fino a Cravagliana colle loro diramazioni ... E così cominciarono a versare l'acqua pel servizio degli abitanti di Cravagliana, i quali da quel giorno non fecero più uso dell'acqua inquinata del Mastallone".
Furono piazzate quattro vasche: "una sulla piazza della chiesa in adiacenza della casa parrocchiale, una seconda sulla via di fronte alla casa di Battista Bossi, una terza sopra un piccolo piazzale lungo la via di fronte alla casa Alberganti, ed infine una quarta sulla piazzetta di fronte alla casa comunale".
Nel frattempo altre sottoscrizioni si aggiunsero alle precedenti cosicché si apprende che a Cravagliana in quell'anno vi erano 31 nuclei familiari.
Alcuni oblatori sottoscrissero a titolo puro e semplice di generosità anche perché non residenti in paese. Si raggiunse così la somma di lire 890,10 che aggiunta alle lire 800 della sovvenzione comunale, diede un totale di lire 1.690,10. Siccome tale cifra non bastava a coprire l'intera spesa dell'opera (che venne a costare 1.833,05 lire), si dovette far ricorso ad un prestito, che fu anticipato da un certo Angelo Pomi di Brugarolo, il quale diede lire 150. Per recuperare tale somma, per l'Epifania del 1904, ci fu una recita teatrale a Molino, ed una successiva replica, quindici giorni dopo, a Brugarolo.
Domenica 10 gennaio 1904 si procedette alla solenne benedizione delle fontane.
Così pubblicarono l'avvenimento i due principali organi di stampa della Valsesia. Da "Il Monte Rosa", numero del 16 gennaio 1904:

"CRAVAGLIANA - INAUGURAZIONE DELLE NUOVE FONTANE
Una funzione nuova tra noi si è fatta qui domenica scorsa. Al mattino, dopo la Messa grande, coll'intervento di tutto il popolo furono solennemente benedette le quattro nuove fontane, vagamente ornate di fiori e di verzura. Sono quattro zampilli di acqua fresca ed abbondante con solida ed eleganti vasche che collocate in vari punti del paese a maggior comodità della popolazione. Nel disegno di tutto il lavoro fu tenuto conto del futuro e probabile impianto per ispegnere, all'occorrenza gli incendii che pur troppo in questa valle vengono con frequenza a portare la desolazione in molte famiglie. Anche lo scarico delle quattro fontane fu raccolto e condotto tutto in un medesimo luogo, ove si potrà fare in avvenire un grande lavatoio coperto. L'esecuzione del lavoro, scavi, muri, murature, vasche, pose e raccordi dei tubi ecc. fu fatto dagli operai del paese. La Commissione, posta a capo di tutta l'impresa, con ispirito di vero sacrificio, superate le molte difficoltà, poté condurre al compimento l'opera complessa e faticosa. Agli operai fu poi offerto dalla medesima Commissione un bicchiere della nuova acqua e, naturalmente, qualche altro di vino con tutto il resto. Ed ora una lode al Comune pel suo sussidio di lire 800, all'Ill.mo sig. Cav. Giovanni De Toma per le sue generose offerte, al sig. Reffo Giuseppe che donò una vasca, al sig. Pomi Benedetto che donò la porta del casotto alla sorgente ed agli altri tutti che in un modo o in un altro concorsero all'opera lodevole ed umanitaria.".

Il "Corriere Valsesiano", nel numero in edicola anch'esso il 16 gennaio 1904:

"CRAVAGLIANA CENTRO - FONTANE PUBBLICHE
Sabato scorso 9 corr. si ultimarono i lavori incominciati nel settembre dello scorso anno per la derivazione dell'acqua potabile e l'opera eseguita da nostri operai, riuscì solida ed elegante. L'acqua venne presa dalla buonissima sorgente degli Ariai mediante un grosso tubo di piombo che percorre il bel tratto di circa 800 metri e fu ripartita in quattro abbondanti getti, tre dei quali furono collocati lungo il paese e il quarto va a scaricarsi in una bellissima vasca di cemento, dono e lavoro fatto dal sig. Reffo Giuseppe fu Nicola di Nosuggio, sul piazzale della Casa Comunale. Per pagare la non indifferente spesa incontrata si raccolsero le seguenti oblazioni:
(ne segue l'elenco con nominativi e relativi importi).
Il sig. Bossi Michele detto Chetto fu ed è incaricato di incassare le nuove oblazioni. ".

Da segnalare che il canone d'utenza per il primo anno venne fissato in lire 0,60.
Il Comitato fece citare quattro utenti i quali non vollero versare nessun contributo, relativo al periodo 28 febbraio 1904 al 28 febbraio 1905. Costoro si giustificarono asserendo il fatto che pagando regolarmente le tasse comunali si ritenevano sollevati dal pagare questo canone cosicché da servirsi liberamente dell'impianto.
La quota di utenza annua fu portata a lire 1 nel 1920; nel 1922 a lire 2; nel 1929 venne richiesta una "una - tantum" straordinaria che servì per coprire le spese sostenute per la costruzione dei casotti separati di Giavinali, Casone e Centro e quindi si pagò in tutto lire 21 (di cui lire 3 di normale canone ed il rimanente importo per le nuove strutture).
Dal 1930 al 1939 si tornò a pagare lire 2; nel 1940 lire 4; nel 1945 lire 30; nel 1947 lire 500. Dal 1955 lire 1.000; dal 1965 al 1972 lire 2.000, salvo una parentesi nel 1966 quando si sborsò una quota speciale pro - capite di lire 5.000. Si pagò lire 3.000 nel periodo dal 1973 sino al 1980, anno in cui la gestione dell'acqua divenne comunale.
Il 25 giugno 1958, per la gestione più razionale dell'approvvigionamento dell'acqua potabile, si costituì l' "Associazione agricola coltivatori diretti e piccoli proprietari terrieri di Cravagliana Centro". La nuova associazione comprendeva anche gli abitanti di Casone, Giavinali, ed a partire dal 1 agosto 1969, i residenti di Canera. Questo sodalizio, che sostituì di fatto la società preesistente fin dal 1903, fu l'artefice della creazione del nuovo acquedotto nato per provvedere ad un ammodernamento delle vecchie condutture separate, che ormai risentivano l'usura del tempo ed erano assolutamente inadeguate.
Avvertendo che dall'archivio di questo organismo sono mancanti ed omessi diversi carteggi, voglio dare l'elenco dei dirigenti che si sono via via succedutisi.

PERIODI
DIRIGENTI

1900-09/02/1908

BOSSI Giovanni Battista

eletto il 9 febbraio 1908

TOSETTI Michele

..................................

 

già in carica nel 1920

BOSSI Giulio

26/02/1922-09/03/1924

CUCCIOLA Pietro

09/03/1924-09/12/1928

TOSETTI Giuseppe

09/12/1928-08/02/1930

NANOTTI Pietro

08/02/1930-17/03/1935

BOGGINI Giuseppe

17/03/1935-05/03/1937

CANOVA Giovanni

05/03/1937- omissis

BOSSI Paolo

26/08/1945- omissis

BOSSI Giovanni Battista

omissis - 12/01/1947

FERRARIS Angelo

12/01/1947-26/03/1951

TOSETTI Gioacchino

26/03/1951-17/09/1954

CERALLI Giovanni

17/09/1954-02/08/1957

TOSETTI Gerolamo

02/08/1957-25/06/1958

BOGGINI Giacomo

25/06/1958-13/10/1962

FERRARIS Francesco

13/10/1962-29/10/1965

NOVELLO Romano

29/10/1965-09/11/1967

TOSETTI Giuseppe

09/11/1967-09/01/1972

CERALLI Giovanni

09/01/1972-06/08/1977

BOSSI Ferruccio

06/08/1977-23/10/1978

PERONA Renzo

23/10/1978- 1980

ZANONE Mario

Il 22 marzo 1981 il Comune di Cravagliana prese in carico direttamente la gestione degli acquedotti di Centro, Casone e Giavinali. Ancora oggi, però, esistono, acquedotti consortili come quelli di Brugaro, Brugarolo, Selva, Meula, Ferrera e Gula.