

IL PAESE: Aureliaco, Crapariana, Crapaliana o Cravagliana
Cravagliana
e la Val Mastallone, essendo prive di passi transitabili, non furono percorse
da quelle vie di transito che furono i canali dei commerci e delle civiltà,
e tutta la zona destò un limitato interesse, per cui non furono turbate
da azioni di conquista barbariche; né truppe di ventura, né
lanzichenecchi, né dolciniani, violarono le loro barriere naturali
e morali.
Cravagliana: la sobria imponenza delle sue case in pietra ed i tesori contenuti
nella sua parrocchiale fanno invece intuire la ricchezza di un passato che
vale la pena di ricercare gironzolando tra i suoi vicoli. Il mulino (che si
disgrega negletto sottostrada in corrispondenza del cimitero), il forno (celato
in una proprietà privata ed in disuso dal 1946), il torchio per le
noci (in una costruzione a sinistra in fondo al vicoletto a valle della piazzetta
della parrocchiale), la fontana (nella piazza del Municipio) riassumono di
un'antica realtà di agglomerato rurale autosufficiente, ma particolari
architettonici - portali in pietra, voltini - sopravvissuti a disastri e
ristrutturazioni suggeriscono anche una dimensione di vita patrizia.
Risulta difficile, se non impossibile, stabilire con certezza chi abbia fondato
il nostro paese e quali ne siano stati i primi abitatori. Alla scarsità
dei documenti tramandataci (il primo che ci riguarda è solamente del
945), si aggiunga altresì che nessun reperto archeologico è
stato mai rinvenuto sul nostro territorio così da avallare qualche
suggestiva ipotesi.
E' quindi opportuno riconoscere la mia ignoranza in materia piuttosto che
cercare ipotetiche ed improbabili ricostruzioni storiche, per pretendere di
dare una spiegazione a fatti che si perdono nella mitica notte dei tempi.
Molto spesso in mancanza di più precisi riferimenti e documenti, lo
studio delle origini dei nomi permette di ricostruire almeno in parte la storia
di paesi e località.
Il primo toponimo di cui si ha notizia è Aureliaco: in un atto reale
del marzo del 945, il documento nello specifico faceva riferimento alla Val
Mastallone ed alla tenuta della Rotonda che comprendeva l'alta conca in cima
alla Valbella - appunto in territorio di Cravagliana - dove i Re ed i Signori
del Medioevo andavano a caccia del cervo.
Il documento originale, conservato nel Museo Civico di Novara dice:
"... IN NOMINE DOMINI DEI AETERNI, HUGO ET LOTHARIUS DIVINA PROVIDENTE CLEMENTIA REGES ... DONAMUS ... RICHARDO CUIDAM NOSTRO FIDELI MANSOS ... IN VALLE SICIDA IN VILLA AURELIACO ... DATA III NONAS MARTII, ANNO DOMINICE INCARNATIONIS DCCCXLV, REGNI VERO DOMINI HUGONIS XVIII, LOTHARII XIII ...".
Villa Aureliaco era descritta non solo circondata da montagne
ma anche da "terre, vigne, campi, prati, pascoli, selve, mulini, peschiere,
case, monti, valli, alpi, pianori, acque".
Caduta l'antica denominazione (quando non si può stabilire) di Aureliaco
e successivamente decaduta la lingua latina, sono dell'anno 1217 i primi riferimenti
a Cravagliana.
Il giuramento di cittadinanza di Vercelli, prestato dai capifamiglia valsesiani
appunto nel 1217, mi consente una ricostruzione approssimativamente del limite
tra aree ed insediamenti permanenti ed aree occupate da alpeggi. Pur con le
incertezze ed indeterminazione dovute alla non coniugazione del nome ad una
località, alla omonimia di toponimia ed alla stessa variabilità
temporale dei toponimi, l'elenco dei firmatari mi offre utili indicazioni
sulle distribuzioni degli insediamenti a monte di Varallo Sesia ad inizio
1200. In Val Mastallone erano largamente abitate le valli laterali esposte
a sud: tra i firmatari riscontro 8 per Brugaro e 4 per Brugarolo. Meno fitto
sembra il popolamento lungo l'asse vallivo verso la valle ove sono documentate
solo Cravagliana con 5 firmatari ed anche Nosuggio con 4 firmatari. A questi
è da aggiungere colui che si definisce genericamente della Val Mastallone.
Tra i molteplici sottoscrittori del Cittadinatico Vercellese vi sono annotati
i nomi di
FREDUS DE CRAVALLANO;
GUIDO DE CRAVALLIANA;
MARTINUS DE CRAVILIANO;
VALENTUS DE CRAVALIANA;
ROBERTUS DE CRAVALLANA.
Si firmarono anche
JOHANNES DE NOXO;
MAGNANUS DE NOXIGIO;
MAGNANUS DE NUXIGIO;
PETRUS DE NOXIGLO.
cioè di Nosuggio;
ALBERTONUS ARESIA DE BRUGARIO;
ANDREAS DE BRUGARIO;
GUILLIELMUS DE BRUGERIO;
MAGNETUS DE BRUGHERIO;
MARTINUS DE BRUGERIUM ;
JOHANNES DE BRUARIO;
VALENTUS DE BUGARIO;
VERCELLINUS DE BRUGARIO
vale a dire di Brugaro, e doveva essere pure un brugarese
quello che fu elencato semplicemente come
BRUERIUS DE VALLE MASTALONI.
C'è anche una chiara segnalazione di abitanti di Brugarolo come quelli che si firmarono
BRUSIUS DE BRUGAROLO;
JACOBINUS DE BRUAROLIO;
JOH. MOTUS DE BRUAROLI;
VOLTA DE BRUAROLIO.
Trovo anche
MAINFREDUS DE CANEVA
cioè di Canera, e di Selva come
GUIDETUS DE SILVA;
GUILIELMUS DE SILVA;
JOHANNES DE SILVA;
PERRONUS DE SILVA.
Di Ordrovago :
MARTINUS DE OVAGUM ;
di Pianaronda:
GUIBERTUS DE REONDA ;
JOHANNES DE REONDA
infine di Ferrera :
OTTO DE FERRARIA.
Di chiara provenienza di Cravagliana dovevano essere anche
PETRUS DE VALLE MASTALONI .
Ci si trova dunque a Crepaliana o Crapaliana. Per quale
strada di variazioni si è giunti da Aureliaco a Crapaliana non è
assolutamente intuibile.
Tra i piccoli centri della Val Mastallone, Crapaliana (uno dei primi luoghi
abitati della valle) è il paese più significativo per la sua
storia plurisecolare di cui non restano che poche vestigia. Parecchie abitazioni
hanno tuttora i segni di tale vetustà, segnatamente nelle porte, come
ne ha la chiesa parrocchiale distinta con il titolo di pieve per essere stata
la prima sorta nella valle, ed una delle prime in tutta la Valsesia.
Dicevo Crepaliana o Crapaliana: questi infatti si ritengono i più attendibili
antichi nomi del paese, per quanto dall'etimologia misteriosa e finora sconosciuta.
E' ragion comune azzardare due ipotesi. Crepaliana è un chiaro riferimento
al dialettale crapa ossia crepa, con allusione alle profonde spaccature della
montagna; con il definitivo Crapaliana eccomi a menzionare la crava cioè
la capra, animale molto familiare da queste parti (basti pensare che l'allevamento
di questa bestia era così diffuso da contarne nel 1846, solo a Cravagliana,
frazioni escluse, ben 1248 esemplari!).
I de Cravaliana o Cravagliana sono testimoniati a Ghemme, nel novarese, dal
1540, con presenza costante fino ai primi anni del '600.
Mancano dati su Cravagliana nel Cinque - Seicento; la località doveva
avere poche decine di abitazioni e, ancora nel Settecento, era descritta come
"luogo disperso in membri lontani, e difficili".
Cravagliana, la più antica Vicinanza della Val Mastallone, ebbe per
suo
stemma un caprone che si arrampica su un dirupo: evidentemente è un'altra
allusione al dialetto locale crava (capra) prima parte del nome di Cravagliana.
Oggi l'emblema sul gonfalone (costituito da un drappo di colore azzurro, riccamente
ornato di ricami d'argento, caricato dallo stemma appunto e con l'iscrizione
centrata "Comune di Cravagliana") è rappresentato da una
grande stella a cinque punte che sovrasta un ponte (quello della Gula), attraversato
da un fiume (il Mastallone), il tutto circondato da due classici ramoscelli
intrecciati di quercia e di alloro, con una corona araldica di Comune.
Cercare le origini dell'emblema odierno di Cravagliana è un po' come
cercare le origini della Valsesia. Gli antichi valsesiani (del 1700), salutando
gli albori della libertà nella loro vallata, vollero scegliere uno
stemma che, attraverso i secoli, presentasse la figura della loro terra ed
il concetto della libertà.
Il monte, la valle ed il fiume esprimono la libertà, mentre la corona
indicano il frutto portato dalla libertà.
Questo indelebile segno rimase poi quasi sempre immutato nelle sue linee principali,
ed oggi ancora dopo una vita secolare, la Valsesia e Cravagliana sono rappresentate
da questo simbolo glorioso.
Nel Sinodo del Vescovo Cesare Speciano, visita pastorale del 1590, trovo citate
tra le Ecclesia Vallis Mastalloni - Cafralianae. Scendendo nel dettaglio leggo:
Parochialis Ecclesia S. Mariae loci Cafralianae
Oratorium S. Marthae eiusdem loci
Oratorium S. Mariae eiusdem loci
Ecclesia S. Antonij in Brugario
Ecclesia S. Andrae ad Collam
Ecclesia S. Rochi ad Fereram
Ecclesia. Mariae Magdalenae in Valle Cornera
Ecclesia S. Laurentij in Valle Cornera
Ecclesia S. Bernardi loci Cafralianae.
Detto che Valle Cornera sta per la Valbella, queste sicuramente
dovevano essere i luoghi di culto dove si era abilitati a dire Messa. Tale
documento, reperito all'Archivio Parrocchiale di Cravagliana, è senza
dubbio assai importante essendo il primo in assoluto del suo genere.
Le prime notizie ufficiali circa Cravagliana ce le fornisce il Vescovo Bascapè
nel suo "Novaria seu de Ecclesia Novariensis". Testimonianze del
territorio, della storia e della condizione sociale delle genti di montagna,
che il presule, girando tra quella popolazione vide, osservò e ne scrisse
nel 1612 nella sua opera più prestigiosa che meglio conosciamo come
"Novaria Sacra".
Con i mezzi di trasporto di allora (o il cavallo o a piedi) il Vescovo Bascapè
raggiunse tutte le parrocchie della Diocesi, anche quelle più lontane
e sperdute tra i monti della Valsesia, e giunse in visita pastorale nella
nostra tranquilla Cravagliana alle prime luci del 20 settembre 1599.
Voglio riportare alcune considerazioni del prelato:
"...VARALLENSIS OPPIDI DEXTRO LATERE STATIM
APERITUR, QUI DICITUR VALLIS MASTALLONIS...; VERO MULTO...INCOLARUM VICUS
EST CRAPALLIANA...".
(Sul lato destro della città di Varallo c'è un'apertura che
si chiama Valle Mastallone; molto importante è il villaggio dei cittadini
di Crapalliana).
Segnalando che la parrocchia di Cravagliana era composta
da 220 famiglie sparse su 24 frazioni e qui: "... sia per negligenza
del parroco, sia per altre cause, poca la gente che si presenta anche per
la Cresima ... e si richiama al dovere di tenere acceso la lampada del tabernacolo
non essendo legittima la scusa della povertà".
Dal Ponte della Gula comincia il territorio di Cravagliana: la strada attraversa
in tutta la sua lunghezza il territorio fino a raggiungere il confine estremo
segnato dal ponte di Fobello, gittato sul torrente Landwasser, affluente di
sinistra del Mastallone. Caprariana, così viene citata dal Dizionario
Geografico, volume V pagina 561 edito nel 1839:
" ... giace in una ristrettissima positura sulla
manca sponda del Mastalone; ed è fiancheggiata da monti che formano
alla loro base, uno, cioè quello che sorge a destra del Mastalone,
un angolo approssimativo di gradi ventiquattro, e l'altro di gradi quarantacinque".
"Caprariana è distante tre miglia e mezzo di Piemonte dalla città
di Varallo, due e mezzo da Fobello e quattro da Rimella"; essa è
un "Comune nel mandamento di Varallo, prov. dioc. e div. di Novara. Dipende
dal senato di Casale, intend. di Novara, prefett. ipot. insin. e posta di
Varallo".
Cravagliana, al centro della nostra povera, cara e civilissima Val Mastallone,
dove la gente è gentile e il dialetto è dolce ed allegro come
la cascata di un ruscello, terra di emigrazione, di sofferto lavoro all'estero
e, infine, di felici ritorni, è un villaggio chiuso fra le scoscese
pendici ed alte brulle montagne: non ha cielo ridente, non sole che spazi
su largo orizzonte, non campagne fiorite e verdeggianti. Il torrente stesso,
quasi compreso dall'austerità solenne che lo circonda, vi scorre calmo
e le sue acque, colorate di un verde cupo, se ne stanno tristemente silenziose.
Il paese di Cravagliana, più importanza che apparenza, ha un'aria più
dignitosa che signorile: esso è composto da una fila di case che hanno
approfittato del brevissimo spazio fra la sponda del fiume e della montagna,
così ben protetto da esse che il sole non vi si vede per un paio di
mesi all'anno.
"Hic pagus solis radiis non attingitur tribus anni mensibus". "Questo villaggio non è toccato dai raggi del sole per tre mesi all'anno", annotava il vescovo Carlo Bascapè nella sua prima visita a Cravagliana il 20 settembre 1594.
Tra gli abitanti del posto vi è un detto assai esplicativo:
"CRAVAJANA BRUNA, BRUNA,
D'ESTA 'L SOL, D'INVERN LA LUNA!".
(Cravagliana bruna bruna,
d'estate il sole, d'inverno la luna!).
La causa è senz'altro da attribuirsi all'alto cocuzzolo
di una delle ultime cime della cresta del Gargnano, cocuzzolo (sito propria
innanzi alla mia casa di Giavinali) che, con la sua mole, impedisce al sole
di farsi strada nei mesi invernali, mantenendo all'ombra ed al gelo l'intero
paese e gran parte della regione sottostante, fino alle poche case di Selva.
Ma, se può sembrare esagerato il rigore invernale per il vasto territorio
di Cravagliana, mi restringo al senso di portata di un altro proverbio che
recita così:
"DA S. MARTIN ALLA CANDALERA
S'VUGH PIU' 'L SOL DA LA SELVA A LA CANERA".
(Da S. Martino alla Candelora
non si vede più il sole dalla Selva alla Canera).
Dunque il peggio dell'inverno è solo per una limitata
porzione del Comune di Cravagliana.
Cravagliana: uno dei tanti paesi della Valsesia, ma a differenza degli altri
non ha una sua letteratura, una bibliografia che la nobilita, che aspira a
crearle una fama ed attirarle un richiamo.