

IL PAESE: la gente di Cravagliana
Monsignor
Marco Aurelio Balbis Bertone (Vescovo di Novara dal 1757 al 1789) nel resoconto
di una visita pastorale avvenuta in valle nel 1760, tra l'altro annotava:
"... a Cravagliana sono pii er dabbene procurano quando possono di intervenire
alle funzioni, messa, discorso e Dottrina Christiana...".
La popolazione di Cravagliana era dedita alla pastorizia, tant'è che
i suoi abitanti, nel gergo dialettale, sono chiamati cravajanôit o cravott
oppure semplicemente ancora buic (che è il maschio della capra).
Nei tempi andati in paese era molto in voga una simpatica filastrocca che
riassumeva un po' lo stile ed il carattere goliardico dei cravaglianesi. Tradizioni
che si sono perse nel tempo, "insulti" benevoli, di scherno: con
il perspicace aiuto di Marco Ghelma, e dei mai dimenticati Ferruccio Bossi ed Eliano Galletti,
ho cercato di ricomporre questa ode, di cui ormai è assai difficile
dare una giusta interpretazione. Scritta in una forma dialettale un po' arcaica,
essa era, più o meno, così concepita:
"GAMBI STORTI DAL BICIULEE;
PATTEI DA SELVA;
SCRIVANT D'AU BARGAREU;
LOS D'AU BRUGHEE;
TAMPURIVI DU SASSEL;
MURERI DA COLLA;
BALARIN DA LA CANERA;
SAUTARIN DAU GHIAVINAI;
MANGHIA MEURT DAU CRAVAJANA,
LAPPA SUCCHI DAL CASUN;
PASTAQUAGGIU DAL MULIN;
RUBATTABUR DAU PINARUNDA;
FACCIURAIT DAL RUNCACC;
CANAYA D'AL SASSEL;
CAVALLOGN DL URDRUVAIGH;
PARNIGAI DAN NUSUGGIU;
STARLUZZOGN DLA GRASSURA;
GALANTOEUMMI DA LA MEULA;
CAGARATTI DAL SARZAI;
FUYAREUI DLA FRERA;
TIRULOGN DAL RIVI;
BRACCIABUSC DAN DROTA;
SCHUIN DLA VALBELLA;
CAGNULIN DA DRE' DLA SELLA;
NOLI SAN TI VOI;
CUICC DLA GULA".
Come dicevo tentare una traduzione, e quindi dare una precisa definizione sull'affibbiazione degli epiteti, è pressoché impossibile: per il momento devo accontentarmi di tradurre il traducibile.
Gambe storte di Bocciolaro;
... di Selva;
scrivani di Brugarolo;
... di Brugaro;
qualità di castagne di Sassello (Inferiore);
qualità di castagne di Colla;
ballerini di Canera;
saltarini di Giavinali;
mangiamorti di Cravagliana;
mangiazucche di Casone;
pestacaglio di Molino;
pestaburro di Pianaronda;
stampo per il formaggio di Roncaccio;
canaglie di Sassello (Superiore);
grandi e grossi di Ordrovago;
... di Nosuggio;
... di Grassura;
galantuomini di Meula;
sterco di capre di Saliceto;
foglie di quercia di Ferrera;
...
...
scopino di Valbella (Superiore);
cagnolini di Dietrosella;
tonti di Voj;
stupidi di Gula.
Per
dare una certa logica dirò a complemento, premettendo sempre il condizionale,
che per quel che riguarda Selva i Pattei era il soprannome di una famiglia;
i mureri ed i tampurivi erano due qualità di castagne (i tampurivi
a differenza dei mureri maturavano assai presto); balarin di Canera: infatti
essi dovettero attraversare un ponte oscillante; mangiameurt di Cravagliana
perché in epoche remote il capoluogo non aveva un proprio cimitero.
Con i lappa succhi eccomi a citare i frazionisti di Casone, per il fatto che
in quella borgata le zucche, ovviamente ai tempi, erano assai prosperose;
detto che il facciurait è una forma in legno con cui si faceva il formaggio;
infine i fuyarreui non sono altro che dei rami con delle foglie verdi di certune
piante, rametti che una volta seccati venivano dati in fieno alle bestie.
Drota e Rivi indicano due località in territorio di Valbella Inferiore.
In un saggio di statistica del 1856, Enrico Morozzo dei Marchesi della Rocca
ebbe a scrivere delle nostre genti rimarcandone la "semplicità,
gastigatezza e bonarietà" e che esse vantano, in generale "un'indole
schietta, buona e religiosa", di "maniere franche, vivaci, né
al tutto sceme di grazia: l'ingegno loro è aperto, come hanno pronta
la parola e l'immaginazione spigliata". Vi aggiunse inoltre che "le
donne (spiritose, vispe, laboriose ed obbliganti - vengono definite -) se
guardarsi alle forme, sono robuste e maschie, con una certa grazia che ride
né loro volti: color bianco e vermiglio lor tinge soavemente le gote,
il che fa segno d'umori bene contemperati di sangui puri e di un impasto di
persona si salutare e accomodato, che i medici e gli speziali vi debbon fare
poca fortuna; di questa robusta tempra e ben formata persona, ... anche gli
uomini, e ciò vien loro ... dall'aere puro e balsamico, dalla semplicità
degli alimenti, da una fatica faticante, sobria, ed a diritta norma condotta".
La Val Mastallone era molto povera; l'asperità e la povertà
del terreno non permisero profitti, l'economia rurale riguardava perlopiù
un'agricoltura di sopravvivenza. Questa triste condizione provocò l'imponente
secolare ed alluvionale fenomeno dell'emigrazione. Tutta la storia della vallata
e di Cravagliana è influenzata da questo fenomeno che ha inciso profondamente
su usi, costumi e cultura. Ma su questo moto, ormai irreversibile, vorrei
spendere qualche parola in più; parole che evidenzieranno amare realtà
montanare.
Nel 1905 nei paesi poveri della Val Mastallone, compreso Cravagliana, le ragazze
si recavano a lavorare per diversi mesi dell'anno presso qualche ricca famiglia:
il ritmo della giornata era: sveglia alle 4 e a dormire alle 24!