

LE CONCLUSIONI
Nel
silenzio della notte del 9 aprile 1990, nella casa di riposo dei sacerdoti
di Massino Visconti, si è spento don Enrico Formaggi.
Io lo aspettavo, come sempre, in concomitanza delle celebrazioni della S.
Pasqua, per la benedizione della mia casa e dei miei cari. Ma egli pochi giorni
prima aveva risposto "Presente" alla chiamata del Suo Signore, per
il riposo eterno.
Don Enrico Formaggi, uomo minuto, umile, quasi timido: voglio ricordarlo per
il segno che ha lasciato in me, per quel poco tempo che ho avuto modo di conoscerlo;
per la sua disponibilità e per la sua generosità.
Ora la sua salma riposa nel piccolo cimitero di Cravagliana, il paese che
nel lontano giorno di domenica 29 febbraio del 1948 lo aveva accolto, giovane
prete di belle speranze.
A pochi mesi dalla sua scomparsa, nel mese di agosto precisamente, venne notificata
la sua nomina a Cavaliere della Repubblica. Don Enrico avrà sicuramente
sorriso, pensando che il più grande riconoscimento lo aveva già
ricevuto... E lassù continua a vegliarci...
La
notizia della morte del prof. Paolo Bossi, avvenuta in quel di Cuneo il 6
dicembre 1990, all'età di 78 anni, ha suscitato in me una dolorosa
impressione.
Aspettavo anche lui l'estate precedente per uno scambio approfondito di opinioni
sul presente volume, ma il suo stato di salute era già cagionevole.
Attraverso le pagine di questo sito mi sento in dovere di rinnovare le espressioni
della mia stima e di esprimere di tutto cuore il mio più vivo e sincero
ringraziamento per la credibilità, onorabilità e saggezza con
cui egli ha contribuito con una brillante attività di ricercatore.
Sono così giunto a compimento della mia opera: Cravagliana, minuscolo
villaggio incantato e magico, e la Val Mastallone, piccola e lussureggiante,
mi hanno offerto mille spunti di riflessione.
Esse meriterebbero di essere ricordate per affermare il loro diritto ad essere
sempre più conosciute ed apprezzate, per assicurare un rilancio dopo
i tristi anni che hanno visto tante case chiudersi e tante baite crollare.
A me, innamorato della mia valle, stanno a cuore le sorti, l'avvenire e la
prosperità di questa terra, patrimonio di tradizioni e di costumi,
che, pur nella consuetudine dei loro aspetti, mi hanno consentito tanta poesia.
E giustappunto per chiudere una poesia, o quasi, apparsa sul "Corriere
Valsesiano" il 30 luglio 1993.
Ecco una prosa scritta negli anni '60:
CRAVAGLIANA
Sorge sui verdi prati,
tra montagne incombenti
e il "nastro d'asfalto"
nulla le toglie del primitivo aspetto
e della pace sognante.
Le poche case di sassi
Sembran quasi scusarsi
Di qualche intonaco fresco
O capriate o èmbrici nuovi.
Tutto è sommesso e discreto,
anche la voce del torrente.
In fondo alla valle
E del campanile
Basso sulla chiesetta
Che costituisce i suoi santi
E, accanto, i suoi morti.
Non sfoggio di fiori ai balconi
Né ville di rustico finto
E taverne e "boutique".
Tace il latrato dei cani
E lo schiamazzo dei polli,
i gatti si spulciano quieti
in mezzo alla strada,
le capre saltano agili
su per i greppi a brucare
tenere cime d'ornelli.
E i muri massicci
Smorazano suoni molesti
Di radio e "juke-box"
(se pure vi sono!)
Le donne, avvolto il capo
In nere bende,
la veste a balze vivaci
sul corsetto candido,
reggon la gerla
colma di umili frutti
della terra avara.
Nel roseo tramonto
Sgranano assorte
Il Rosario di corniolo intarsiato.
A due passi da Fobello mondana,
un angolo di paradiso.
E giustappunto per chiudere un'altra poesia, o quasi, apparsa sul "Corriere
Valsesiano" il 30 luglio 1993.
"CRAVAGLIANA - AMOR DI MAMMA
Devo confessare che a me Cravagliana piace, e per Cravagliana intendo tutte
le sue ridenti frazioni, il suo territorio, ma devo ammettere che Cravagliana
non è un paese di fascino per bellezze clamorose o altre virtù.
Cravagliana credo può essere amata come una mamma, non perché
è bella, colta, intelligente, ma perché è la mamma. E
ciò basta, una mamma con molti difetti: trasandata nel vestire e di
modi chiusi. Ma non mancano i ricordi di momenti felici e spensierati, vissuti
assieme a momenti fatti di sincera semplicità, dove v'era poco o nulla,
ma un rapporto umano definitivamente tramontato. Sono lampi che illuminano
per un attimo il passato"._