

GEREMIA COLLA
Coraggio! In
poco siamo alla Gula!
Qui il pellegrino s'arresta e guata,
la bolgia orrenda l'è sempre coula
Col vecchio ponte di snella arcata.
Chi ch'la facc
fora na strà cumpagna,
Cui punt su ant l'aria traverss la goula,
Aprendo l'adito alla montagna,
Credeme pura, l'era nen cioula.
Passà
la Gula più si rinfranca
La lena in cuore quando si vede
Quella di marmo Madonna Bianca
Che per miracoli ogni altra eccede:
Ma numa, siori,
forza, correte,
Lunga è la strada ch'jumma da fé;
Se siete stanchi, se avete sete
Nevo to un quinto qui 'l Bisciulé
Qui in capo al
ponte svelta, leggera
S'erge una bella casa ridente,
Che si rispecchia nella peschiera,
Ma senza trutte, con dinti niente.
Poco più
sopra si dan la mano
Presso la Selva le due sponde,
Perchè, passando di qui Vulcano
Volle un suo ponte gettar sull'onde.
Nulla di nuovo
lungo la valle,
Ecco san Stevu ch'al ghà la futta,
Egli alla strada volge le spalle,
Passunghi riva, sturbumlo nutta.
A Cravagliana!
Bondì, san Stevo,
Salute, o terra di gloria onusta!
Ancor le impronte dei dì dell'Evo
Serba la prima chiesa vetusta.
Quinci i Boggini,
quinci i Bottoni
Per feti granda j'han emigrà,
E benché fatti ricchi a miglioni
Il patrio nido j'han mai scurdà.
Ecco alla destra
la "Cooperativa",
E poc più sutta la "Società",
Son chiaro indizio che forte e viva
Avvampa in tutti la carità.
Ecco un palazzo.
Padri sapienti
Son là coi fatti, non a parole,
Al bene pubblico assorti, inenti,
Sotto sviluppansi le belle scuole.
Ecco un tempietto,
ricch addrittura,
Gh'è na Madonna dall'aria trista;
Essa ricorda che na vettura
Qui ribaltava con il Battista.
Siamo al Molino,
e qui s'arresta
L'occhio al teatro ch'han facc fè su;
La sei d'san Stevo, dopo la festa
L'è qui ch'as trova la gioventù.
Negli spettacoli
d'un repertorio
Scelto, moderno, pianger si sente,
Si sente il riso dell'uditorio
Colto, gentile, intelligente.
Nosuggio piange
dell'alluvione
Che quasi quasi faceva eccidio;
Son danni immensi; ma la Nazione
Chi sa non venga con un sussidio
A render lieve
l'enorme spesa,
A far che tutti sejo content.
A Saliceto nuova sorpresa
Col suo bel ponte neuf e lusent.
Passumma sutta
la galleria,
Vicino al punte sulla Valbella;
Prendiamo a destra; ivi in una via
Nuova ci guida quasi alla... Sella.
La bella valle
forte colpita
Or son pochi anni dall'acqua e fuoco,
Ora è risorta a nuova vita,
Entriamo dentro; guardate un poco:
Qui dove c'erano
capanne brutte
Vi son palazzi da stè an città,
Il che dimostra le forze tutte,
Il gran volere, l'attività
Di questi forti,
che, in onorando
Valsesia e Italia, lascian la sede,
A cui ritornano seco recando
Quattrini, gloria, coraggio e fede.
Ecco la Frèra!
Qui il viandante
Può soffermarsi a contemplè
Le cose grandi che sono tante,
E s'al gha voja, gni qui a disné.
Qui dal Galletti,
che tiene albergo
Come i primari d'le gran cittai,
Si posson fare, per dirlo in gergo
Delle magnifiche fiere taccai.
Ecco alla destra
la "Cooperativa",
E poc più sutta la "Società",
Son chiaro indizio che forte e viva
Avvampa in tutti la carità.
Ecco un palazzo.
Padri sapienti
Son là coi fatti, non a parole,
Al bene pubblico assorti, inenti,
Sotto sviluppansi le belle scuole.
Ecco un tempietto,
ricch addrittura,
Gh'è na Madonna dall'aria trista;
Essa ricorda che na vettura
Qui ribaltava con il Battista.
Siamo al Molino,
e qui s'arresta
L'occhio al teatro ch'han facc fè su;
La sei d'san Stevo, dopo la festa
L'è qui ch'as trova la gioventù.
Negli spettacoli
d'un repertorio
Scelto, moderno, pianger si sente,
Si sente il riso dell'uditorio
Colto, gentile, intelligente.
Nosuggio piange
dell'alluvione
Che quasi quasi faceva eccidio;
Son danni immensi; ma la Nazione
Chi sa non venga con un sussidio
A render lieve
l'enorme spesa,
A far che tutti sejo content.
A Saliceto nuova sorpresa
Col suo bel ponte neuf e lusent.
Passumma sutta
la galleria,
Vicino al punte sulla Valbella;
Prendiamo a destra; ivi in una via
Nuova ci guida quasi alla... Sella.
La bella valle
forte colpita
Or son pochi anni dall'acqua e fuoco,
Ora è risorta a nuova vita,
Entriamo dentro; guardate un poco:
Qui dove c'erano
capanne brutte
Vi son palazzi da stè an città,
Il che dimostra le forze tutte,
Il gran volere, l'attività
Di questi forti,
che, in onorando
Valsesia e Italia, lascian la sede,
A cui ritornano seco recando
Quattrini, gloria, coraggio e fede.
Ecco la Frèra!
Qui il viandante
Può soffermarsi a contemplè
Le cose grandi che sono tante,
E s'al gha voja, gni qui a disné.
Qui dal Galletti,
che tiene albergo
Come i primari d'le gran cittai,
Si posson fare, per dirlo in gergo
Delle magnifiche fiere taccai.
In quanto all'osto
ciel 'l sa fè,
Punto badando l'economia,
E se s'intesta, ve dà un disné
Da degradare quei del Papia.
E prova spledida
noi qui vediamo
Dell'alta scienza del so mistè;
Viva il Galletti, perciò gridiamo,
Evviva l'arte del cusiné!
Lassù
magnifica s'erge la chiesa,
Vi son fontane, vi sono scuole,
La gente è buona, senza pretesa,
Vi son giardini; vi sono aiuole;
E dopo aperta
la nuova vena,
(E mi per vena, m'intendo strà)
E caso raro s'as trova pena
Un sito libero per fè na cà.
Dal ponte in
suso fin d'la Spinela
Pare una lunga via di Torino,
Lungo la valle non v'è ancor quella
Che s'argomenti starle vicino.
Oltre Ferrera
per lungo tratto
A ghè più nutta da rimarchè,
Solo gl'indizi d'un ponte fatto,
Che quest'estate l'è na a peschè.
Oh quanto spasimo,
oh poura gent,
Quand che la pina la veng grossetta!
E quant curaggio e quant spuvent
A devo veigi per né an barchetta.