

CRAVAGLIANA
JOLANDA
SANTICH
MAESTRA IN MONTAGNA:
DALL'ADRIATICO ALLA VALSESIA
Sono un'insegnate elementare
in pensione.
Sono arrivata a Brugaro quasi per caso: nata e cresciuta in una meravigliosa
isola del Quarnaro "Lussino", diplomata a Fiume nell'Istituto Benedettino
ho iniziato ad insegnare giovanissima a Fiume.
Nata italiana, cresciuta italiana.
Quando il generale Tito occupò tutta la zona, fui messa alle strette;
mi trovai un giorno in classe l'ispezione statale: o buttare il crocifisso
dall'aula e non corrompere gli alunni con la formazione cristiana o sospensione
dalla scuola e lasciare per sempre il mio paese.
Essendo italiana e cattolica optai per l'Italia.
Con lo stretto necessario fui inviata al campo profughi di Barletta.
Ognuno può pensare e fantasticare che cosa era un campo profughi e
viverci a quei tempi.
Mi andò bene perché alcune amiche, pure profughe, mi attirarono
nella provincia di Vercelli.
Fatta domanda al Provveditore, mi fu assegnata come sede di insegnamento la
scuola di Brugaro: perché nessuna insegnante accettava questa destinazione,
perché in montagna, senza strada e quindi scomodissima.
Accettai: lasciai il campo profughi, cercai alloggio a Brugaro: era l'anno
1951 il 1° ottobre.
Iniziai ad insegnare: sono passati da allora 55 anni: più o meno ho
sempre insegnato qui: in base alla mia qualifica di profuga e al concorso
magistrale avrei potuto avere ben altri sedi in Provincia; ho sempre scelto
qui: qui sono andata in pensione e qui continuo a vivere.
L'impatto allora con Brugaro fu drammatico per non dire tragico.
Da una meravigliosa isola dell'Adriatico, dove il clima era dolce tutto l'anno,
e i fiori la ornavano in tutte le stagioni, arrivare a Brugaro fu per me una
tragedia.
Un paese di montagna, senza strade con mulattiere; case senza alcun conforto
e la gente, specie le donne, dedite all'agricoltura di montagna, gli uomini
all'estero o a Torino; per me fu una sofferenza.
I primi mesi furono colmi di nostalgie e di ricordi, irrorati da lacrime sincere:
il Vangelo dice "Beati coloro che piangono", io ho pianto molto.
Il mare salato dell'Adriatico che ho dovuto attraversare senza convinzione,
per forza, per me s'è tramutato in lacrime.
Mi impegnai nella scuola: anche qui all'inizio notevoli difficoltà
con gli alunni, con i loro familiari e con l'aula scolastica.
Non accusai allora nessuno e non conservo recriminazioni per nessuno.
La situazione disastrosa era di tutti e la responsabilità forse di
nessuno.
L'aula non era accogliente, gli alunni si presentavano a scuola in qualche
modo, le famiglie avevano altro da fare.
Non voglio giudicare i metodi della pubblica istruzione: gli insegnati destinati
in questa scuola e in altre scuole di montagna venivano mal volentieri, e
ci rimanevano pure mal volentieri, fra sostituzioni annuali e supplenze continue;
il posto era disagiato.
Che cosa ho fatto?
Rendere accogliente l'aula impegnando tutti gli alunni: contattare le famiglie
per ordinare l'aspetto esteriore degli alunni; sistemare l'aula in una casa
accogliente e iniziare a portare gli alunni al programma della loro età.
Le famiglie all'inizio reagirono malamente, affermando: nessuna insegnate
ci ha importunate, nessuna ha reclamato qualcosa; la scuola "andava"
per suo conto e noi per il nostro. Ho perseverato, senza imporre, spiegando,
dialogando; alla fine hanno compreso le mie pretese e si avviarono rapporti,
amicizie e collaborazione.
La stessa Direttrice nella sua prima visita scolastica, rimase letteralmente
"a bocca aperta": l'aula, gli alunni, la loro disinvoltura le avevano
offerto la rappresentazione di una specie di cambiamento miracoloso. Il mio
proposito era di rendere i miei alunni più aperti, più socievoli,
più disinvolti nei rapporti fra loro e con gli estranei.
Nel programma inclusi, oltre l'insegnamento istituzionale, recite teatrali,
non solo finalizzate agli alunni ma anche alle famiglie e al paese. Preparammo
anche recite complete di tre atti e farsa: tutti gli alunni diventarono attori
e presentatori.
Dopo aver recitato qui a Brugaro portavamo lo spettacolo anche in altri paesi.
Abbiamo partecipato a tutti i concorsi scolastici provinciali e nazionali:
un alunno è arrivato primo; in un altro concorso nazionale un'alunna
è giunta seconda. Ho avuto alunni che potevano fare carriera in qualsiasi
campo dello spettacolo, se avessimo potuto lanciarli.
Non voglio lodarmi per non imbrodarmi: ma nel 1970 dalla "Fondazione
Premi al metodo educativo Angelo Colombo" in Milano fui premiata, su
scala nazionale, con un lungo giro turistico in Europa con la seguente motivazione:
"Attorno alla sua figura gravita la piccola comunità di Brugaro,
alla quale la maestra Iolanda Santich consacra la propria esistenza. Al locale
Centro di Lettura ha saputo imprimere un ritmo di attività proprio
di un centro sociale..."
La motivazione include anche l'attività che svolsi come coordinatrice
di quel Centro di Lettura, sistemato in una sala della mia abitazione, libera,
ove ospitai i libri e le sedie per le persone. Funzionò a meraviglia
per dieci anni con lettori fedelissimi, che mettevano per iscritto pure le
loro impressioni e le loro critiche al libro letto.
All'epoca la televisione presentava romanzi e testi storici sceneggiati: per
commentarli, per inquadrarli nella storia e nella letteratura, invitavo il
Parroco a tenere lezioni illustrative per tutti, per esempio sul testo: Le
mie prigioni, I Promessi Sposi. Inoltre si proponevano lezioni di scienze
naturali, e su fenomeni quali i vulcani, i terremoti.
Ebbi la visita dell'ispettrice nazionale dei centri di lettura popolari, che
lodò ed ammirò il funzionamento e i risultati del nostro Centro,
ma fu costretta a dichiarare che Brugaro non era il capoluogo: lo fece chiudere
e trasportare nel capoluogo (Varallo), dove miseramente fallì.
Avendo io la disponibilità di tempo, essendo sola con un fratello scappato
dall'esercito di Tito, la scuola e il centro di lettura erano la mia vita.
Non mi scoraggiai ma allargai la mia attività sociale coadiuvando in
prima persona il Parroco in attività culturali che interessassero tutta
la gioventù e quindi il paese.
Collaborai per la preparazione a recite teatrali impegnando tutta la gioventù;
a casa mia organizzavo prove delle recite; portammo in scena commedie e drammi
dell'epoca, ad esempio: "La Maestrina, La nemica, Il padre vagabondo...".
In paese avevamo locali limitati e ci arrangiavamo; però portammo gli
spettacoli in altri paesi: in questa Valle e in Val Grande.
Fu un'esperienza utile per me ed ancor più per i giovani; anche in
questa attività devo dire di avere avuto degli attori in gambissima.
Ho terminato l'insegnamento scolastico offrendo un pranzo ai miei alunni:
dove abbiamo rievocato gli anni scolastici. Non era un saluto definitivo;:
sapevamo che io continuavo la vita qui.
Il ricordo che io conservo di loro è un affetto che ci ha sempre tenuti
uniti con le loro famiglie; a distanza di anni continuo ancora da parte mia
a conservarlo ed essi a ricambiarlo, anche se sono sposati e sparsi per motivi
di lavoro.
Per loro sono sempre la maestra ed essi per me sono sempre i miei alunni.
Essi mi tengono al corrente dei loro progetti e delle loro situazioni: con
me tengono sempre una confidenza leale, che forse non hanno con i loro genitori.
Ho sempre partecipato alla vita del paese: mi sono adattata agli abitanti
ed essi hanno pure accolto me come una di loro.
Partecipo a tutte le manifestazioni locali, compresi i pranzi sociali.
Svolgo, in collaborazione con la Parrocchia, l'attività catechistica;
quindi anche i figli dei miei alunni entrano nelle mie cure.
Attendo al decoro della chiesa parrocchiale, che si presenta sempre accogliente.
Vorrei terminare con alcune riflessioni di fondo: ho praticato questa mia
convinzione nella scuola; istruire gli alunni in base ai programmi e ai tempi,
educarli nel comportamento da tenere tra loro e con tutti gli altri, specie
con gli anziani; collegare queste due linee direttive con una terza: la formazione
religiosa, per mantenere la quale ho lasciato l'insegnamento a Lussinpiccolo.
Queste tre direttive incrociandosi ed unendosi hanno avviato i miei alunni
alla vita sociale, al lavoro, agli studi superiori, ad avere sempre un punto
di riferimento fondamentale in Dio e nella fede cristiana.
Sono soddisfatta per quanto fatto: quasi tutti i miei alunni si sono diplomati
o laureati. Credo di aver applicato il proverbio "verba volant, exempla
trahunt".
Oggi il paese conta ancora quattro iscritti all'Università, che è
la totalità dei giovani.
Dal 1951 ad oggi la situazione esteriore di Brugaro si è trasformata:
abbiamo strade, acquedotto, fognature, splendida illuminazione e un miglioramento
radicale nelle case. Conservo tanti ricordi dei miei alunni e delle loro famiglie.
Uno voglio ricordare in particolare: la direzione didattica,
dietro al mio consenso, aggregò alle mie classi un alunno di un altro
paese, che aveva difetti fisici: l'udito ridotto al minimo, la vista quasi
nulla. Frequentava la quarta classe nella sua scuola, però non sapeva
assolutamente niente.
Lo accolsi: tutti i giorni i genitori lo portavano nella mia scuola.
Ho ripreso i programmi dalla prima, impostati in forme speciali; ho provveduto
a prenotargli visite specialistiche a mio carico, perché la famiglia
non poteva. Ho interessato i medici primari dell'ospedale di Vercelli; ho
avuto un incontro anche con il Prefetto che si prese cura del caso.
Conclusioni: questo alunno ebbe una buona pagella in quinta elementare; ha
frequentato regolarmente la scuola dell'obbligo ottenendo meritevolmente una
discreta licenza. Oggi vive ed è felicissimo della vita; sono migliorati
l'udito e la vista.
La presenza di quell'alunno in classe giovò a me e agli altri: imparammo
a capire il valore della salute fisica e non a compassionare ma ad aiutare
Giulio nelle sue difficoltà.
Sembrano cose da poco, ma evidenziano che i semi gettati nel cuore e l'affetto
hanno generato un frutto meraviglioso.
Qui in Valsesia continuo la mia vita, sono disponibile sempre verso tutti:
in alcune circostanze particolari, come il mio compleanno, i miei ex alunni
mi riempiono la casa di fiori:; quasi tutti continuano ad avere confidenza
con me, manifestandomi i loro problemi e chiedendo un mio consiglio.
Scusate queste mie rievocazioni: ho già detto e lo ripeto, non merito
lodi, ma sento d'aver compiuto solo il mio dovere e d'aver seguito la mia
vocazione.
di lodi pubbliche sia dai genitori sia dalle autorità scolastiche ne
ho avute tante, compresa la medaglia d'oro, di cui posso fregiarmi in pubbliche
manifestazioni.
Non posso terminare senza un profondo ringraziamento ed una manifestazione
di grande stima verso le mie autorità didattiche: in modo particolare
l'ultima direttrice dottoressa Patrizia Rizzolo, con la quale continuo avere
rapporti cordiali di amicizia._
Jolanda
Santich