

I MIRACOLI DEL SANTO
La neve aveva coronato di bianco manto
tutte le montagne. Il candido lenzuolo era sceso dolcemente sulla terra
immersa nel silenzioso torpore invernale. Nella campagna e lungo i declivi
spiccavano mille ricami di gelo. Le piante erano tutte una fioritura di
trine argentate.
La gente dei paesi alpini, raccolta presso il focolare, trascorreva serenamente
le lunghe serate. Durante le placide ore della veglia, che si prolungava
anche oltre la mezzanotte, si parlava del paesello, degli interessi locali
e dei parenti lontani. Le donne, intanto, filavano la lana, rammendavano
abiti o ricamavano fazzoletti e camicie. Gli uomini fumavano e riparavano
gli attrezzi del lavoro per la bella stagione.
In una di quelle tranquille nottate, nei casolari di Valmaggia, in Val Grande,
i discorsi caddero sopra un interessante argomento. S'era sparsa nella zona
la notizia di alcuni mirabili prodigi compiuti, nel vicino Comune di Cravagliana,
da Santo Stefano, compatrono di quella Parrocchia. I miracoli da lui fatti
commossero l'animo dei buoni montanari. Purtroppo, a Valmaggia, non c'era
allora nessun Santo che potesse raccogliere le invocazioni degli abitanti
del luogo ed implorare per loro le grazie del Signore. Che fare?
Dopo lunghe discussioni, che si protrassero per vari giorni, i paesani,
ben comprendendo che non c'erano vie da scegliere per rimediare al grave
inconveniente, decisero di rapire il Santo al popolo di Cravagliana.
L'impresa non era certo delle più facili ma, con un po' di coraggio
e di astuzia, avrebbe potuto essere realizzata. Alcuni montanari, scelti
fra i più robusti del paese, si recarono perciò, una domenica,
a Cravagliana.
Dopo le funzioni del Vespro, entrarono in Chiesa, e, trovatala deserta,
s'impossessarono del busto del Santo. Poi, nascostolo accuratamente sotto
un ampio mantello, insieme ad un gruppo di altri compaesani che li attendevano
sul sagrato, ripresero la via dei monti.
Varcato il torrente Mastallone, superati alcuni casolari, raggiunsero la
morena della Rescalina e si diressero verso la Bocchetta del Faut, dalla
quale passa il sentiero che conduce in Val Grande.
Strano avvenimento! Durante la faticosa salita la statua del Santo aumentava
continuamente di peso, tanto è vero che, ad un certo punto, tutti
gli sforzi fatti per trasportarla oltre, riuscirono vani!
Dopo molti inefficaci tentativi, sbigottiti per il singolare prodigio, i
trafugatori l'abbandonarono entro la ceppaia d'un faggio per svignarsela
a gambe levate! Giunsero al paese stanchi, trafelati e... con le mani vuote!
Nei giorni seguenti rinnovarono i tentativi sempre senza alcun risultato.
I montanari non riuscirono a smuovere d'un solo passo il busto.
Egli voleva restar lassù, sulla pendice ammantata di neve, a cavaliere
della valle alpina, a guardia della sua piccola pieve!
La domenica successiva, mentre i fedeli delle frazioni si recavano a Cravagliana
per ascoltare la Messa, scorsero lassù, fra la brulla boscaglia cosparsa
di neve, un faggio lussureggiante di verdi foglie. Com'era possibile, nel
cuore dell'inverno, un fatto simile? I valligiani ne rimasero sbalorditi.
Perciò, giunti a Cravagliana, si recarono subito dal Pievano per
chiedergli spiegazioni sullo strano fenomeno. Compresero ben presto che
si trattava di un miracolo. E chi, se non Santo Stefano, poteva averlo compiuto?
Si diressero quindi verso la chiesa per rendergli omaggio. Soltanto allora
s'accorsero della scomparsa del loro protettore. Addolorati per la grave
sciagura decisero di iniziare immediate ricerche per rintracciarlo.
Ma dove poteva essersi rifugiato?
Qualcuno, forse lo stesso parroco, propose di salire fino al luogo del prodigio.
Il Santo avrebbe dovuto trovarsi colà! Perciò, in devota processione,
gli abitanti percorsero i ghiacciati sentieri della montagna per raggiungere
la pianta misteriosa. Il loro presentimento non andò deluso.
Sul monte, proprio ai piedi del faggio inghirlandato di verdi foglie, ebbero
l'infinita gioia di rivedere, intatto e raggiante di luce, il busto dell'amatissimo
Santo.
Con amorosa cura lo sollevarono e, fra il più vivo entusiasmo, lo
trasportarono nella loro linda chiesetta dove tutto il popolo si recò
a venerarlo.
Sembra che i paesani di Valmaggia, visto crollare il loro bel sogno, abbiano
ritentata, qualche tempo dopo, la difficile impresa.
Fatica sprecata! Il busto del Santo era diventato così pesante da
non potersi assolutamente più rimuovere!
Così, come aveva voluto, rimase a Cravagliana, e tutti i valligiani,
conosciuti i nuovi grandi suoi miracoli, lo venerarono con accresciuta fede._