

I CAVALIERI DELLA LUNA
Rossa e Cravagliana sono due graziosi paesi
separati da una catena rocciosa, sono però collegati da un comodo
alpestre sentiero che passa per la suggestiva Colma Galmanna. I loro abitanti,
tenaci e laboriosi, si vogliono bene come tanti fratelli e, forse per questa
ragione, si divertono a pigliarsi in giro, a farsi dei... complimenti non
sempre cavallereschi, ad inventare fatti incredibili, frutto di pura fantasia,
che si attribuiscono reciprocamente.
Così, quelli di Cravagliana narrano che, centinaia d'anni fa, gli
amici di Rossa decisero d'innalzare la chiesa parrocchiale, si trovarono
però di fronte ad un... piccolo inconveniente: la mancanza di quattrini!
La cosa era, senza dubbio, seccante, ma non si trattava affatto di un ostacolo
insuperabile.
Non persero tempo a lambiccarsi il cervello. Si rivolsero ai parrocchiani
di Cravagliana, che avevano già edificato, con sapiente maestria,
la loro bella pieve. I veri amici - tutti lo sanno - si conoscono nei momenti
del bisogno. Ed i buoni cravaglianesi, come avevano previsto, non esitarono
ad aprire le loro borse. Anzi, per dimostrare quanto apprezzassero i cari
vicini, non vollero neanche sentir parlare del rilascio d'una ricevuta comprovante
la somma versata. Al mondo, quando si ha fiducia, basta la parola. Fra gente
onorata, infatti, non occorre altro.
Così, grazie al prestito dei gentili vicini, i rossesi poterono costruire,
alta e maestosa, la loro chiesa.
Ma, quando, anni dopo, i cravaglianesi, visto che i simpatici amici non
si ricordavano più del debito, chiesero il rimborso della somma prestata,
rimasero male nel constatare che tutti... facevano l'indiano! Cercarono,
a più riprese, di richiamarli al dovere ma, alla fine, dovettero
convincersi che era proprio fiato sprecato!
I cari rossesi avevano perso la memoria, e cadevano dalle nuvole nell'udire
le loro legittime pretese! Documenti non ce n'erano, e senza carta che canta
è inutile insistere!
"Se non sapete fare i vostri conti e curare i vostri interessi, la
colpa non è nostra!", dicevano i debitori. "Fatevi furbi
e certe cose, state sicuri, non vi capiteranno. Ad ogni modo avete una bella
faccia tosta nel pretendere il saldo di un debito immaginario! Sarà
meglio non parlarne più. Non avete vergogna di fare una simile brutta
figura?"
Ed i creditori, benché a malincuore, dovettero rassegnarsi.
Dicono che anche oggi, a Rossa, quando si sgrana il Santo Rosario, ci sia
qualcuno che recita una preghiera per quei benedetti compari di Cravagliana
che, oltre a non saper fare i loro conti, sono anche molto ingenui!
Se c'è qualcuno che osa mettere in dubbio queste... spiccate qualità
dei loro vicini, i rossesi narrano il caso che sarebbe successo a due sposini
del limitrofo comune. Costoro, rientrati a tarda sera nella frazione Meula,
dopo la cerimonia nuziale ed un prolungato banchetto seguito da animate
danze, s'accorsero di non avere più neanche uno zolfanello per accendere
il fuoco.
Era d'inverno e faceva molto freddo. Una fiammata era proprio indispensabile.
Ricorsero agli abitanti del piccolo villaggio, ma inutilmente. Per una straordinaria
coincidenza, in tutti i focolari, il fuoco s'era spento, e la buona gente
- avvenimento più unico che raro - era rimasta senza l'ombra di un
fiammifero. Che fare?
Gli sposini, benché seccati per l'imprevisto contrattempo, non si
persero d'animo. A passi frettolosi, incuranti dell'aria gelida che li sferzava
in viso, e badando di non scivolare lungo i sentieri ghiacciati, scesero
nel buio fitto della notte silenziosa, sino alle casette di Nosuggio allineate
sulla riva sinistra del Mastallone.
Quando entrarono nell'osteria del paesello per chiedere alcuni zolfanelli,
furono accolti dalle più grasse risate. Gli sposini si guardarono
intorno meravigliati. Non s'era nemmeno accorta, la coppia innamorata, d'aver
percorso tanta strada, per cercare un po' di fuoco, con la... lanterna accesa!
E poi, quelli di Cravagliana, affermano che i rossesi sono degli smemorati!
Bel coraggio, per davvero!
Ma i cravaglianesi, non meno arguti e fantasiosi dei cari vicini, non mancarono
di ricambiare pan per focaccia.
L'avete mai sentita la storia dei cavalieri della luna? No?! Ebbene, ascoltatela
come la raccontano i vecchi abitanti di Cravagliana.
Dovete sapere che, da un po' di tempo, i rossesi erano seriamente preoccupati.
Avevano notato, con vivo dispiacere, che la luna, prima d'illuminare il
loro santo paese, inondava di luce la Val Mastallone e, quindi, le case
ed i dintorni di Cravagliana.
Il fattaccio si ripeteva regolarmente e non c'era verso di capovolgere la
situazione. I cravaglianesi - chi non lo sapeva? - gioivano di questo ingiusto
privilegio, e se ne vantavano come se il merito fosse tutto loro.
I rossesi, perciò, si struggevano d'invidia e non potevano darsi
pace. Bisognava, ad ogni costo, obbligare quel benedetto pianeta ad invertire
il suo capriccioso cammino. La luna doveva anzitutto illuminare Rossa, e
poi Cravagliana.
L'impresa non era certamente una delle più facili ma, con un po'
di astuzia e di coraggio, doveva riuscire. I rossesi, in tutta segretezza,
si radunarono a consiglio per studiare il da farsi.
Vennero vagliate tutte le proposte e, dopo interminabili discussioni, decisero
di rapire la luna!
Infatti, una sera, mentre il tramonto imporporava le cime delle montagne,
una squadra di animosi, armati di secchi, reti e bisacce, si diresse verso
la Colma Galmanna.
In sul calar della notte la raggiunsero e, quatti quatti, senza far rumore
e senza parlare per non destar sospetti, nascosti fra le rocce e le sterpaglie,
rimasero in trepidante attesa.
Il cielo, occhieggiante di stelle, era d'una bellezza meravigliosa.
"Silenzio ragazzi", sussurrò una voce, "le stelle
ci vedono, e guai se ci sentono! Avvertirebbero subito la luna ed allora
tutti i nostri sforzi andrebbero in fumo!".
Nessuno più fiatò. Il momento era solenne. Da un istante all'altro
il miracolo sarebbe avvenuto. Ed ecco, ad un tratto, laggiù sulla
cresta dei monti di Sabbia, far capolino il lucente pianeta.
"Attenzione! Quasi ci siamo! Rimanete inchiodati al suolo. Non fatevi
scorgere, per carità!".
Passarono, eterni come secoli, i minuti. I cuori degli uomini, pronti a
scattare, pulsavano con ritmo accelerato.
La luna, ignara della sorte che l'aspettava, navigava lenta per l'immensità
del cielo, fra i sorrisi delle stelle, accarezzando coi suoi raggi l'addormentata
Val Mastallone. A poco a poco avvolse di splendore anche il vallone di Meula,
a nord di Cravagliana.
"Coraggio, amici! L'ora è scoccata! Eccola! Avanti! Non lasciatevela
scappare!".
Come tanti leoni affamati ed inferociti, gli arditi giovani, esuberanti
di forza e d'entusiasmo, si slanciarono sulla preda.
Rotolarono fra l'erba, gli arbusti, i macigni, graffiandosi fra le rocce
e gli spini, sudando, urlando e contorcendosi come tanti indemoniati. Finalmente,
a prezzo di duri sacrifici, riuscirono ad imprigionare nei loro sacchi la
bella sirena del cielo.
Allora, lieti e soddisfatti, col sorriso sulle labbra e la gioia nel cuore,
ripresero, trionfanti, la via del ritorno.
Quando furono nei pressi del paese, i baldi cavalieri della luna si misero
a cantare a squarciagola per annunciare al popolo la strabiliante notizia.
Allora, invasi da incontenibile letizia, i rossesi suonarono le campane
e si radunarono sul piazzale della chiesa per poter vedere, coi loro propri
occhi, da vicino, com'era fatta quella luna birbona che li aveva fatti tanto
tribolare.
Spettacolo simile non era stato ancora visto da nessuno! Ah, se fossero
stati presenti anche gli amici di Cravagliana!
Sarebbero rimasti con un bel palmo di naso!.
Quando, finalmente, i sacchi gonfi come palloni e gli altri strumenti di
cattura vennero, con ogni precauzione, scaricati e slegati, i rossesi mandarono
alte grida di sorpresa. La luna, purtroppo, non c'era! Fruga e rifruga,
i cavalieri non riuscirono a scovarla. Nei sacchi non erano rimasti che
mucchi di foglie secche e di sterpi! Nient'altro! Durante la discesa, approfittando
delle tenebre, la furbacchiona se l'era svignata! E quelli che restarono
col lungo palmo di naso furono proprio i bravi rossesi. Per fortuna, gli
amici di Cravagliana non c'erano. Altrimenti chissà che beffe e che
risate!
Ma i montanari sono razza forte, intrepida e tenace. Per un sogno che svanisce,
una speranza che dilegua, una vittoria che sfuma, si deve forse disperare?
Neanche per idea!
Anzi, quando c'è un ostacolo da superare, è necessario essere
più coraggiosi e costanti che mai.
Perciò i bravi rossesi, vinti ma non domi, ritentarono più
volte, con sempre maggior ardore, la temeraria impresa.
Ogni volta recavano sulle spalle nuovi e più formidabili strumenti
di cattura: arpioni, uncini, ancore, corde, carrucole ed argani, ma i risultati,
per impreviste circostanze, erano purtroppo sempre sconfortanti.
La Colma Galmanna avrebbe potuto testimoniarlo. Riuscivano sempre, a prezzo
di sforzi sovrumani, ad insaccare la luna ma, durante il viaggio di ritorno,
essa, nonostante la più stretta vigilanza, si dileguava come neve
al sole!
Si trattava, senza dubbio, di qualche magia che, un giorno o l'altro, avrebbero
scoperto.
Una sera, verso l'imbrunire, mentre rientravano, come al solito, con le
pive nel sacco, al nativo paese, discutendo animatamente per indovinare
le cause del fallimento dei loro tentativi, giunti nei pressi della frazione
Salerio, sostarono, a bocca aperta, dinnanzi ad una visione sbalorditiva.
Una bella mucca, grossa, grassa e pettoruta, si dissetava in un botro nel
quale - oh meraviglia! - s'era nascosta quella maledetta, inafferrabile
luna!
I baldi cavalieri rimasero a guardarla attoniti, col fiato mozzo.
"Ma guardate", mormorò uno di loro, "dove s'è
andata a cacciare! Chi avrebbe potuto immaginarlo?".
"Pronti ragazzi", sussurrò un altro. "Saltiamole addosso,
Stavolta non ci sfuggirà!".
Ed i prodi alpigiani, armati fino ai denti, già stavano per volarle
sopra quando - oh che tremenda disdetta! - il lucente disco della regina
delle notti stellate sparì come per incanto.
I montanari si morsero le labbra per la stizza. Non c'era proprio verso
di concludere vittoriosamente l'impresa! Non s'accorsero, i rapinatori,
scalmanati com'erano, che una nube maliziosa vagante per le placide vie
del firmamento, aveva oscurata la luna!
Si guardarono negli occhi, pallidi, delusi, smarriti. Poi scoppiarono in
una sonora risata.
"Siamo dei bei minchioni! Se la luna guazzava nell'acqua, è
chiaro come il sole che c'era e, se non c'è più, è
segno che la mucca l'ha bevuta!".
Qualunque altro, anche se meno astuto di loro, non avrebbe tardato molto
a capirlo. "Stavolta", dissero, "non ci scapperà più.
Ah, perbacco! Quando meno ce lo aspettavamo, le nostre fatiche sono state
coronate dal successo".
Senza frapporre indugi, sordi agli strilli della proprietaria della bovina
che invano tentava di farli rinsavire, afferrarono la mucca per le corna
e per la coda, la legarono saldamente al collo lanciando alte urla di vittoria
e la trascinarono sino al paese.
Quivi giunti, senza tante cerimonie, al cospetto della giubilante folla
accorsa, la squartarono.
Nel frattempo, un gruppo di cavalieri, con un'infinità di attrezzi
in pugno, faceva buona guardia ai lati della povera vittima, pronto ad intervenire
al momento giusto. Ma una delusione ancor più grande di tutte le
altre era riservata alla balda schiera! Nel ventre dell'animale non c'era
nulla, assolutamente nulla, all'infuori delle interiora! La luna, quella
maledetta, volubile luna, era riuscita a svignarsela ancora una volta!
I cavalieri non poterono trattenere le lacrime. Le parole di conforto pronunciate
dai presenti, commossi per le loro sfortunate prove di valore, non valsero
a consolarli. Tutto era perduto, anche l'onore!
"Ah no, mai!", dichiarò uno di loro. "Abbiamo giurato
di prenderla e l'acciufferemo! Una notte o l'altra, vedrete, ve la porteremo
qui. Chi la dura la vince, e noi vinceremo".
Il popolo, ammirato dal coraggio e dalla loro indomita fede, li acclamarono.
Con gente simile nulla era impossibile! La sera seguente, infatti, fedeli
alla promessa, gl'intrepidi montanari, carichi di attrezzi d'ogni genere,
ripresero l'erta via dei monti.
Passarono i giorni, i mesi, gli anni, ma di loro non si seppe più
nulla. I rossesi, col cuore angosciato, li attesero invano. Dov'erano andati
a finire? Visto che i tentativi fatti alla Colma Galmanna erano miseramente
falliti, avevano forse cercato qualche altra più strategica posizione?
Su quale montagna s'erano dunque appostati?
I mesi e gli anni passarono, ma i bei cavalieri della luna non tornarono,
e delle loro eroiche imprese nessuno seppe più nulla. Ma i buoni
rossesi non persero la speranza di rivederli, un giorno o l'altro, come
avevano promesso, con l'agognata preda.
E forse, anche oggi, nelle splendide notti di luna, secondo quanto dicono
sorridendo gli amici di Cravagliana, li attendono ancora._