

Memorie
di guerra in
Val Mastallone
NEL 50° DELLA
FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE E
DELLA LIBERAZIONE
Nel pomeriggio dell'8 aprile si segnala
un'altra scaramuccia nei pressi del Ponte della Gula; in Val Mastallone, tutti
gli autoveicoli sono stati bruciati per impedire la loro utilizzazione da
parte dei partigiani. Un caso singolarmente pietoso si è verificato
nel comune di Cravagliana. Un milanese, proprietario di fabbriche e magazzini
interamente distrutti dai bombardamenti a Milano, Genova e Torino, aveva fatto
condurre le cinque automobili rimastegli sino a Bocciolaro, mettendole al
sicuro nell'autorimessa del Molinetto. Purtroppo, anche le sue macchine sono
state divorate dalle fiamme!
A Cravagliana pure divorate dalle fiamme sono rimaste l'osteria del Baraccone
e quella gestita dal sig. Galletti alla Ferrera.
Negli stessi giorni, mi viene segnalato che una decina di giovani di leva,
residenti a Cravagliana, impressionati della tragica piega degli avvenimenti,
sono scesi a Varallo Sesia, accompagnati dal parroco, per consegnarsi.
La 2^ Compagnia del I° Battaglione della Tagliamento costituì,
il 10 aprile, un presidio fisso a Fobello. Questo presidio durò fino
ai primi di giugno: ciò comportò nella zona un lungo periodo
di pattugliamenti e controlli, che costarono un alto numero di arresti e di
deportazioni.
I deportati in Germania di Fobello hanno la percentuale più alta della
Val Mastallone e ciò è facilmente spiegabile con il fatto che
nell'alta valle a Fobello fu il posto in cui la Legione Tagliamento ha mantenuto
un presidio fisso, non giustificabile anche perché quando i fascisti
posero questa stanza i partigiani erano già scesi in pianura e quindi
tale presidio era completamente fuori posto.
Preso possesso del paese, la "Tagliamento" iniziò perlustrazioni
e rappresaglie che interessarono tutti gli abitanti, colpevoli di aver dato
assistenza alle formazioni partigiane. Sulla base di un elenco probabilmente
ricostruito con l'aiuto delle autorità locali, vennero fermati i genitori
di molti renitenti alla leva che si erano nascosti in paese. Molte case vennero
messe sottosopra, i fascisti entrarono dappertutto.
Lo stesso giorno in cui la "Tagliamento" prese possesso militare
di Fobello, il 10 aprile, è datata una recrudescenze vicenda.
Venti giovani donne vennero prese e tacciate di avere avuto relazioni con
i patrioti. Messe a camicia, rapate a zero, con la testa colorata di rosso
e con un grande cartello con la scritta "Quelle che rallegrarono i ribelli"
dovettero fare il giro del paese.
Secondo un'altra testimonianza, raccolta su "l'impegno" (rivista
di storia contemporanea edita a cura dell'Istituto per la storia della Resistenza
in provincia di Vercelli) il cartello recava scritto "Noi siamo state
le sollazzatrici dei partigiani"; vennero fatte sfilare sette od otto
ragazze, tra cui Natalina Bassi, Amalia Falcione, Maria Falcione e Secondina
Falcione.
Anche se in contraddizione queste due testimonianze hanno una morale in comune:
la grande dignità di queste donne, fiere ed orgogliose di servire i
propri ideali.
Il giorno 11 aprile, alle ore 20,30 nella piazza Centrale di Borgosesia, vennero
fucilati tre partigiani, tra cui il garibaldino di Cravagliana Pietro Filippa.
Intanto i miseri rifornimenti, racimolati a fatica dai partigiani, erano stati
saccheggiati; le ospitali baite distrutte con il fuoco; i paesi ridotti ad
un cumulo di macerie: occorreva tutta la fede per restare con i nervi saldi.
Il nemico, ormai, aveva scoperto la formazione di Moscatelli in marcia ed
il fuoco dei mortai venne, dal basso, regolato contro di essa.
In conseguenza di ciò, cinque uomini e lo stesso Moscatelli, furono
costretti ad allontanarsi dal gruppo di Gastone, pattuglia a sua volta composta
da ventidue partigiani.
La neve, molto alta, e la nebbia, fitta, erano agenti atmosferici che resero
ancor più estenuante la marcia. Un'altra notte da passare all'addiaccio
era ormai cosa certa per i poveri ed esausti partigiani.
Nonostante le forze fisiche erano quelle che erano, Moscatelli ed i suoi tentarono,
più volte, nuovi passaggi. Ma non ci fu verso di passare: ancora una
volta furono scorti dal nemico.
Finalmente il giorno 13 aprile ritentarono con maggior fortuna la sortita.
E' quasi notte fonda quando i partigiani raggiunsero i pochi casolari di Oro
Negro, dove ebbero modo di potersi rifocillare presso le calde baite dei pastori.
Questi ultimi non mancarono di mettere in guardia Moscatelli: i fascisti sapevano
che egli si trovava lassù ed avevano anche la certezza di poterlo catturare.
Dopo una notte trascorsa finalmente al caldo ma soprattutto al coperto, il
mattino seguente, Moscatelli ed i suoi si rimisero in cammino salendo verso
il Monte Tracciora: la Val Mastallone era ancora tutta bloccata ma occorreva
riuscire a sfondare il blocco.
Scesero, di notte, a Meula, attraversarono la carrozzabile a Ferrera, presidiata
dal nemico, e poi risalirono immediatamente dal versante opposto verso Sabbia.
Nei pressi di questo località si trovarono di fronte al nemico. I tedeschi
aprirono il fuoco: fu una sparatoria intensa, nonostante il numero delle forze
del nemico fosse stato notevolmente superiore, i nostri prodi riuscirono a
cavarsela.
Solo dopo averlo seminato, ed attraversato per diversi giorni il sistema montuoso
intorno a Varallo Sesia, nella notte del 20 aprile giunsero in prossimità
dei primi cascinali di Valduggia. In questa località Moscatelli pensò
di organizzare la nuova sede del Comando; e fu in quella sede che venne deciso
di portare la guerriglia in pianura.
Ma vediamo intanto che cosa accadeva al gruppo di Gastone: risalendo la piccola
Valle di Roy, loro compito era di tenere a bada il nemico il maggior tempo
possibile, quasi da simulare che nella valle fossero concentrate tutte le
forze partigiane.
Dopo aver concentrato a Fobello alcune centinaia di uomini, i nazifascisti
sferrarono il loro attacco: sono le quattro del mattino.
I partigiani, vistosi circondati, non si persero d'animo. Marco Gastaldi (Marco),
un garibaldino - medico, prese in pugno la situazione.
Ricorderà l'episodio qualche anno più avanti il comandante Gastone:
da una delle baite prese di mira dai nemici, il giovane medico era ad una
finestra, con una candela accesa sul davanzale, inquadrò le truppe
avversarie e ne fece un bersaglio facilissimo. Sparò con l'unica mitragliatrice
in possesso del distaccamento ed inflisse al nemico numerose perdite.
Marco riuscì, per un diverso lasso di tempo, a resistere finché
l'accerchiamento fu rotto ed allora cercò di proteggere la ritirata
di tutti i suoi compagni e mettersi anch'egli in salvo. I partigiani giunti
al punto più alto, abbandonarono definitivamente la valle.
La Questura di Vercelli di quei giorni, esattamente del 19 aprile '44, comunica in una nota:
"Orgiazzi Maria da Valbella:
fermata perché propalatrice
di notizie allarmistiche".
In un bollettino della Guardia Nazionale Repubblicana, tratto dal notiziario del 23 aprile '44 a pagina 30 del capitolo CR (sezione riguardante le "operazioni contro i ribelli"), estraggo queste sintetiche note:
"Nel periodo dal 4 al 14 corrente,
la Legione Tagliamento
della GNR eseguì varie operazioni di rastrellamento,
specialmente nei territori del comune di Rimella.
Sono stati raggiunti brillanti risultati che si
possono così riepilogare:
- la sede del Comando della banda Moscatelli, che si
trovava a Rimella venne distrutta.
- (...)
Le operazioni sono ancora in corso e si prevedono
importanti risultati. ".
E' datata 15 aprile una tragica notizia.
Alle 12 e 20 di quel giorno, nei pressi del cimitero di Varallo Sesia, vennero
fucilati nove prigionieri partigiani: tra gli altri anche il ventiquattrenne
di Cravagliana Fedele Ferraris e due partigiani di Fobello, Carlo Gallizia
e Mario Moretti.
Nel testo della sentenza che il Tribunale Militare Territoriale di Milano
pronunciò contro il comandante della Legione Tagliamento, Merico Zuccari,
il 28 di agosto 1952, in riferimento all'increscioso avvenimento che "hanno
parlato dinanzi al Tribunale i testi Falcione Delfina, Ferraris Giuseppe,
Gallizia Teresa, i genitori di tre vittime.
La teste Falcione Delfina, madre di Moretti Mario, ha narrato che il figlio
si era sbandato all'8 di settembre e non aveva collaborato né con i
partigiani né con i fascisti ...
Il teste Ferraris Giuseppe, padre di Ferraris Fedele, ha dichiarato che il
figlio fu preso dai militi a Cravagliana mentre si trovava a passeggio con
la fidanzata. Fu portato a Varallo nell'edificio scolastico e ivi interrogato
e trattenuto una quindicina di giorni. Il teste e sua figlia si interessarono
presso lo Zuccari per ottenere la liberazione del Fedele; la figlia arrivò
anche ad offrire allo Zuccari la somma di lire 120.000 per ottenere la liberazione
del fratello. Lo Zuccari rifiutò la somma, aggiungendo che il Ferraris
Fedele era un "pessimo delinquente".
Il povero Fedele Ferraris era un volontario sommergibilista e si era già
guadagnato alcune medaglie di bronzo al valor militare, aveva anche un fratello
in armi. Per aderire alla richiesta dell'amico partigiano Attilio Musati,
il quale asseriva che la sua giacca era meno visibile, gliela aveva prestata,
dimenticandosi di togliere dalle tasche il portafogli coi documenti personali.
Quella dimenticanza gli è costata la vita!
In quei giorni sui monti, continuavano ad essere bruciate le baite. A Rimella,
sono stati prelevati viveri ed indumenti alla popolazione. Gli autoservizi
non funzionano più. Il nuovo ponte sull'orrido della Gula non è
ancora stato costruito. Dicono che soltanto nella nostra valle, la Val Mastallone,
ci siano più di duecento partigiani.
La
Valsesia visse da protagonista gli anni della guerra partigiana. |