

Memorie
di guerra in
Val Mastallone
NEL 50° DELLA
FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE E
DELLA LIBERAZIONE
La teste Gallizia Teresa, sorella
di Gallizia Carlo, ha dichiarato al Tribunale che l'8 aprile del '44 i militi
vennero a casa sua ad arrestare il fratello in Fobello. Il fratello non era
partigiano. Di lui non ebbe più notizie ...".
In un improvviso attacco all'Alpe Gavala, il 27 aprile trovò gloriosa
morte il giovane partigiano Ubaldo Sfardini di Fobello. Il padre di quest'ultimo,
Enrico, ebbe la casa bruciata, venne arrestato e successivamente rilasciato
perché il figlio Ubaldo era stato catturato e fucilato dai militi della
Tagliamento.
La GNR del 29 aprile fa sapere che
"... A Cervarolo, in una casa
dove abita la moglie di
un noto capo bandito, venne arrestato un giovane
della classe 1927, appartenente a banda ribelle.
Sono in corso azioni nelle zone di Fobello, ... ".
Il 30 aprile si hanno segnalazioni
di decine di case furono incendiate.
Diverse le testimonianze di persone che ha subito gravi danni in quei tragici
momenti. Cito, per dover di cronaca, Giuseppe Strambo ebbe incendiata la casera
in montagna completamente arredata e provvista di legna da ardere e di foraggi.
In paese gli fu saccheggiata la sua abitazione, gli fu requisita una manza
che i militi macellarono e mangiarono. Egli stesso fu tratto in arresto con
tutta la sua famiglia perché suo figlio non si era presentato alle
armi.
Attilio Dago ebbe anche lui la casera incendiata e fu arrestato come ostaggio.
Bernardo Calzino ebbe incendiate tre baite ed i militi gli rapinarono una
capra. Orsola Giacobino ebbe incendiata una casa di otto locali, tutti arredati,
ed uguale danno ebbe a soffrire la sorella. In frazione Santa Maria di Fobello
Delfina Bigliotti ebbe la casa incendiata perché suo figlio Paolo,
che militava nelle file partigiane, non si era presentato. La Bigliotti fu
tratta in arresto e rinchiusa nell'Albergo della Posta di Fobello ed ivi selvaggiamente
percossa.
Il 2 maggio vennero ritrovate, nei pressi della Madonna del Rumore, sotto
Rimella, le salme di cinque militi fascisti, la cui morte sembrerebbe risalire
ad un paio di mesi prima. E puntuale arrivò la segnalazione della GNR,
cifrata Not. 6/5/44, p. 14 AR (Attività dei ribelli):
"Nella zona di Fobello di Vercelli,
elementi della
GNR hanno testé rinvenuto cinque salme di individui
trucidati circa due mesi or sono dalla banda
Moscatelli ... ".
Il notiziario della GNR di due giorni dopo, nella sezione "Operazione contro i ribelli", si esprime in questi termini:
"...In questi giorni, i nuclei
operativi, hanno continuato
l'attività perlustrativa, senza riuscire a rintracciare
formazioni avversarie.
Nella zona Fobello - Rimella e Val Mastallone, non
esistono ribelli, essendosi questi spostati verso il
nord per sfuggire alla ricerca delle pattuglie della GNR
in azione di rastrellamento... ".
Si concluse in questo modo il periodo
di occupazione della Val Mastallone: un periodo nel quale il senso di invulnerabilità
e di inaccessibilità al nemico, che infuse in un primo tempo sicurezza
al movimento partigiano, ben presto aveva rivelato anche le limitate possibilità
di sviluppo della lotta, senza la possibilità di far crescere, oltre
una certa soglia, il livello quantitativo delle formazioni e la dimensione
qualitativa delle azioni.
Costantino Burla, figura significativa del '900 valsesiano e negli anni che
vanno dal 1942 al 1947 direttore didattico del Circolo di Varallo Sesia annota
nel suo diario personale in data 6 maggio 1944: "Ieri, tenendo per mano
la bicicletta, ho attraversato, percorrendo la stretta e traballante passerella,
l'orrido della Gula. Molti non si arrischiano a passarlo e, per timore di
precipitare nella voragine, valicano il vecchio ponte e fanno un lungo giro
per ritornare sulla rotabile. Inoltrandomi lungo la Val mastallone, ho visto,
ai lati della strada, due auto sfasciate dai partigiani per renderle inservibili
al nemico. Dopo aver visitato le scuole della Ferrera e di Sottonoci, ho trovato
il tempo per pescare tre trote nel ruscello della Meula. Al ritorno, ho ispezionato
anche le scuole di Cravagliana. Nel ristorante Pomi, un signore di Fobello
m'ha narrato che i partigiani sono andati a casa sua per prendergli il cinturone
di fascista. Gli hanno portato via l'unica mucca che aveva, con corda e campanaccio.
La Valle, in apparenza, è tranquilla. A Bocciolaro incontro alcuni
ex allievi, ora partigiani. Mi fanno assaggiare del buon vino e vorrebbero
farmi gustare anche una frittata, ma l'ora è tarda e devo ripartire.
Rientro attraversando, non senza emozione, la passerella lanciata sul baratro
della Gula...".
Dopo la primavera del '44 al colle di Baranca, uno dei passi più transitati, per la sua facilità di accesso e la collocazione strategica per le comunicazioni tra la Valsesia, l'Ossola e la Svizzera (lungo la mulattiera che collega Santa Maria di Fobello con Bannio, in fuga dalla persecuzione razziale qualche famiglia ebrea, accompagnata da guide alpine valsesiane, nell'ottobre del '43, era già passata in territorio elvetico) continuò il transito di persone coinvolte nella guerra di Resistenza, come le guide alpine incaricate del collegamento con le strutture dei partiti del CLN operanti in Svizzera, che all'andata passavano dai ghiacciai del Monte Rosa ed al ritorno si potevano concedere una via più comoda dal Vallese alla valle Anzasca e di qui in Valsesia passando per Bannio. Anche il ritorno a piedi dai lager nazisti di alcuni giovani della Val Mastallone ebbe come tratto finale la mulattiera di Baranca.
L'estate era ormai alle porte: lasciate le montagne che diverranno teatro
secondario della guerriglia, e mentre le formazioni si ingrossavano sempre
di più, il Comando partigiano, in coincidenza con la partenza dei reparti
nazifascisti dalla valle, stava preparando i piani per liberare l'intera Valsesia.
Ed il 10 giugno la gloriosa brigata garibaldina entra in Borgosesia ed in
Varallo Sesia tra l'esultanza della folla: il comandante Moscatelli, in un
breve discorso di circostanza, indicava nella liberazione della Valsesia l'esempio
di come si doveva combattere per liberare l'Italia tutta.
Il 26 settembre i fascisti hanno risalito la Val Mastallone per rinforzare
i loro distaccamenti dislocati a Fobello ed a Rimella.
1° ottobre: da Fobello a Rimella sono rientrati a Varallo Sesia vari reparti
fascisti. E' quasi mezzogiorno quando i barbari nemici, accecati dall'odio
ed esaltati nel vedere il sangue scorrere, fucilarono il giovane patriota
di Rimella Gaudenzio Quazzola e ne buttarono i miseri resti dal Ponte della
Gula.
Il Quazzola era stato prelevato dal borgo natio e fu costretto a trascinare,
per quasi tutta la Val Mastallone, con le mani legate dietro alla schiena,
fra le risate dei suoi persecutori, un carretto carico di refurtiva. Poi,
giunto al Ponte della Gula, è stato afferrato, lanciato in modo brutale,
come un fagotto di stracci, oltre i parapetti e colpito al volo da una sventagliata
di mitra mentre precipitava nella voragine.
Una lapide addossata al costone roccioso ricorda, ancora oggi, ai posteri
la tragica vicenda.
Da segnalare il 22 dello stesso mese uno scontro a fuoco ingaggiato con le
truppe tedesche a Nosuggio di Cravagliana. Nel corso del combattimento fu
rimasto gravemente colpito al petto il diciasettenne partigiano Franco Gini.
Cessato il fuoco, i suoi compagni hanno cercato invano di soccorrerlo. Il
poveretto è deceduto poco dopo per dissanguamento.
Da segnalare cinque giorni più tardi, sempre a Cravagliana, in frazione
Giavinali, che i fascisti bruciarono alcune case ed uccisero, a colpi di mitra,
una mucca che pascolava tranquillamente in un prato.
Nella Val Mastallone, da quel 27 ottobre, non si ebbero più notizie
di guerriglia.
Il 19 dicembre quattro partigiani attaccarono, tra Borgosesia e Varallo Sesia,
una automobile tedesca con a bordo il comandante delle truppe germaniche in
Valsesia e ne ferirono due ufficiali.
Nel conflitto che ne seguì, con un autocarro di fascisti sopraggiunto,
perse la vita il valoroso ed audace comandante partigiano Roberto Falcione
di Fobello.
Nella notte tra il 30 ed il 31 gennaio 1945 si verificò un intenso
movimento di reparti nazi-fascisti in Val Mastallone e il 1 febbraio v'è
da segnalare che coi militi vi erano anche due giovani della classe 1926,
catturati a Cravagliana.
La Stella Alpina, dapprima organo del Comando garibaldino e successivamente
diventato giornale della libertà dei volontari del Sesia - Ossola -
Cusio e Verbano, dedicò il suo articolo di fondo nel numero datato
21 marzo 1945, a tutti i Martiri caduti nell'adempimento del loro dovere in
combattimento, fucilati o trucidati barbaramente da un nemico senza onore.
"Brigata di Eroi", questo il titolo dell'articolo, è un elenco
nudo e crudo di quegli uomini che ci hanno additato, con il loro sacrificio
e con il loro eroismo, il cammino migliore per tutti noi.
Leggo tra gli altri:
"60. Ferraris Fedele - 1920
- di Cravagliana;
fucilato a Varallo Sesia il 15 aprile 1944. ".
Il 7 aprile un gruppo di tedeschi
si spinsero lungo la Val Mastallone. L'operazione si ripetè tre giorni
dopo.
Il 23 - 24 aprile 1945 l'entusiasmo esplose in piazza a Varallo Sesia. I partigiani
valsesiani scesero fieri e baldanzosi dal Monte Rosa a Milano: è la
fine della guerra.
Anche le scuole festeggiarono l'avvenimento. Dal Registro Scolastico 1944/1945
della scuola di Cravagliana, la maestra Ermenegilda De Bernardi annotava:
"In occasione della fine della guerra facciamo due giorni di vacanza".
Domenica 3 giugno '45, la Valsesia, culla del movimento partigiano, ha tributato,
nella città di Varallo Sesia, il suo accorato e commosso saluto alle
salme dei numerosi Martiri, che hanno fatto ritorno nella propria terra, dopo
la forzata separazione imposta dalle barbarie nazifasciste.
Lo stesso giornale citato poc'anzi, La Stella Alpina edizione di Novara del
23 giugno 1946, pubblicò l'elenco ufficiale dei partigiani riconosciuti
dalla Commissione della Lombardia, che combatterono per la libertà.
La "Stella Alpina" istituì anche la rubrica "Brigata
degli eroi" in cui scolpì i nomi dei caduti e ne tratteggiò
le gesta in carrellate di necrologi.
Tra la miriade di patrioti, con evidente refuso tipografico, è stato
stampato anche:
Cravagliano
Partigiani:
Nanotti Angelo, detto Cravagliana, di Agostino, nato il 28 agosto 1927 a Cravagliano, Brg. Strisciante Musati, mesi 4 giorni 9.
In realtà Angelo Nanotti, mio parente di un ramo collaterale, è nato a Cravagliana il 14 agosto 1928, fece parte della Brigata Strisciante Musati Plotone Guastatori e si unì ai partigiani il 4 settembre 1944 e fu quindi congedato il 14 giugno 1945. Oggi è un tranquillo pensionato che coltiva, con brillanti risultati, la sua grande passione: la ricerca di funghi nella natia Cravagliana.
La
Valsesia visse da protagonista gli anni della guerra partigiana. |