

Memorie
di guerra in
Val Mastallone
NEL 50° DELLA
FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE E
DELLA LIBERAZIONE
In Val Mastallone caddero da prodi
eroi anche: Pasquale Cornero (classe 1923) di Leinì, in combattimento
a Rimella nel febbraio 1944 e Martino Giardini (classe 1919) di Varallo Sesia,
morto in servizio a Fobello il 1° novembre 1944.
Su segnalazione dell'amico Stefano Torri, voglio riferire anche per dover
di cronaca dell'uccisione di sei fascisti presso le miniere di Gula di Cravagliana,
avvenuto il 17 maggio 1945. Premesso che non vi ho trovato alcun documento
ufficiale a riguardo, nell'accingermi a narrare questo episodio, mi sono attenuto
prettamente a delle testimonianze orali raccolte in loco: non esiste una vera
ed esatta narrazione, ragion per cui, non è raro avere diverse versioni
del medesimo episodio. Una ricostruzione degli avvenimenti quindi è
basata sul confronto delle varie tesi di ogni colore.
All'epoca dei fatti un camiom transitò da Cravagliana: a bordo partigiani
e fascisti provenienti da Varallo Sesia. Il Ponte della Gula, al tempo dei
fatti era interrotto ed il mezzo non potè passare, quindi, ed ecco
un'altra versione, si menziona il fatto che il mezzo fosse stato requisito
in quel di Fobello od a Rimella poichè è indubbio che lì
vi si trovarono degli automezzi. Su di un fatto però i miei intervistati
concordano: il camion si fermò in centro in paese a Cravagliana. Qui
un partigiano, soprannominato "calzolaio" ed originario della frazione
di Canera, chiese di partecipare anch'egli all'
"impresa" di recupero delle salme dei sei militi fascisti.
In Municipio a Cravagliana si possono trovare tre atti di morte ( redatti
qualche tempo dopo i fatti e su istanza del Tribunale) di questi sei fascisti,
mentre nulla è dato a sapere degli altri. Forse in archivio parrocchiale
è possibile rintracciare qualche altro straccio di notizia. Comunque
in paese si da per certo che i cadaveri dei sei fucilati furono gettati in
un pozzo delle vicine miniere, poi, per volontà di qualcuno, le salme
vennero recuperate e ricomposte presso il cimitero di Ferrera e quindi i corpi
di due di questi vennero recuperati dai parenti l'anno successivo. Cito anche
un'asserzione di qualcuno che rifrisce che i sei prigionieri erano disarmati
e non in grado di nuocere.
Questi i dati anagrafici delle tre camicie nere: Enrico Gnifetti fu Cristoforo
e Maria Guglielmina, di anni 34, celibe, originario di Alagna Valsesia, falegname;
Ettore Pogliaro di Angelo e Angela Simoncini, di anni 22, celibe, di Quarona
Sesia; Guido Pesana, di Carlo e Antonietta Molteno, di anni 37,
coniugato, di Quarona Sesia.
Nel mese di giugno del 1994, il Presidente della Repubblica Italiana, Oscar
Luigi Scalfaro, ha reso omaggio, nel cinquantesimo anniversario da quegli
avvenimenti, alla gloriosa Valsesia, già insignita nel 1972 della medaglia
d'oro al valor militare.
Oltre cinquecento partigiani caduti, oltre trecento feriti nella guerra di
liberazione nella zona militare della Valsesia, accanto alle rappresaglie
che subì la popolazione, sono il tributo di sangue che la Valsesia
ha versato per la suprema causa della Libertà.
Una conclusione. Una conclusione purtroppo malinconica, a fronte di tanta
volontà, di tanto sacrificio, non è ritornato niente. L'animo
di questa valle, dimostra come i poveri siano sempre quelli che pagano più
di ogni altro e questa forse è una valle che ha pagato più delle
altre; una valle che ha pagato con i suoi morti, con i suoi incendi, con le
sue vessazioni.
La Val Mastallone ha avuto l'atteggiamento tipico della montagna, che ha sempre
dato e che ha sempre pagato per tutti. Una valle, dietro le cui lapidi, le
cui croci, sussistono tante tragedie, tante avventure che purtroppo rimarranno
per sempre anonime e quindi ce la rendono ancora più cara._
La
Valsesia visse da protagonista gli anni della guerra partigiana. |