CRAVAGLIANA
CRAVAGLIANA
le doux nid CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA CRAVAGLIANA


 

1994, tra i soldati della Tagliamento

costumi di FOBELLO

Un giorno, con i fascisti della Tagliamento, apparve un ragazzino: aveva probabilmente 14 anni, vestiva la divisa dei più grandi con i pantaloni che cadevano a sbuffo sugli scarponi, portava a tracolla un moschetto automatico Beretta, che all’occorrenza impugnava tenendo con la sinistra il caricatore da 30 pallottole. (Poi, alla scuola Allievi Ufficiali, fu insegnato ad Alberto e Pier Giorgio che quella posizione era sbagliatissima, serviva solo a far inceppare il moschetto, che andava impugnato lungo il fusto).
Il primo incontro avvenne tornando da scuola: il gruppetto degli alunni del Boco e della Piana si era avviato lasciando l’ultima piazza del paese, quella della cartoleria della Irma, con le consuete risate, rincorse, scherzi.
Dieci metri sopra la strada apparve un gruppo armato, con un grosso cane lupo, e un ragazzino in divisa che gridava: “Fammi sparare, fammi sparare”.
Si impossessò del fucile mitragliatore, si stese a terra e cominciò a far partire raffiche di tre/quattro colpi contro la casa delle streghe, un vecchio edificio ormai senza tetto, alto tre/quattro metri sul livello della strada che dovevano percorrere i ragazzini.
Si fermarono, raggruppandosi perplessi, una voce gridò “Andate, non c’è pericolo”.
Nessuno osò dire niente, cercarono di stare molto vicini, facendosi coraggio l’un l’altro.
Avvicinandosi alla casa si sentivano i colpi rimbalzare sui muri, sollevando pezzi di calcinacci. Credo che qualche preghiera fu detta in fretta, quando fu colpita una vecchia finestra con uno scroscio di vetri che aggiunse sussulto a sussulto, poi raggiunsero la prima curva e, una volta al coperto, risuonarono strilli e pianti repressi mentre passavano sotto tiro.
La fama del ragazzino si sparse per tutte le frazioni del paese. Si sapeva che raggiungeva i gruppi di case con il grande cane, coperto da tre/quattro commilitoni anziani che si divertivano alle sue bravate. Il cane veniva lanciato a cercare galline, entrando nei pollai, e il ragazzino sparava cercando di uccidere le bestie che schizzavano in ogni direzione.
I risultati erano sempre magri, ma non per il cane, che un paio di galline riusciva sempre a procurarsele.
L’età lo portava poi a farsi orgoglioso di bravate, specialmente di fronte a ragazzine e anche a bambine. Le apostrofava con parole apprese dai più vecchi, faceva proposte che neppure lui capiva bene, le faceva scappare sparando con il suo moschetto automatico qualche volta in aria, qualche volta vicino alle malcapitate.
Le istruzioni per le ragazze di casa erano che, quando si avvicinavano le squadre della Tagliamento, le ragazze si dovevano nascondere, possibilmente nella stanza della mamma, e anche Tersilla doveva mostrarsi il meno possibile. Eventualmente portavoce di casa era l’Anita, che aveva una sua naturale severità, e in molti casi questa aveva funzionato: e i bravacci uscivano dalla Casa Rossa ridimensionati.
La permanenza della Tagliamento a Fobello non durò oltre la metà estate, tornarono a Borgosesia in un avvicendamento di presidio, la forma di possesso di una certa località.
Prima di partire il ragazzino tentò l’avventura grossa. Sapeva che alla Piana c’era la Katrunza, che i fascisti in Aprile avevano portato a Varallo, l’avevano rapata con l’accusa di essersela fatta con i partigiani, e l’avevano fatta sfilare per le vie del borgo divenuto rapidamente deserto.
Contravvenendo gli ordini del comando che imponeva pattuglie di almeno cinque uomini, si presentò con un compagno alla Piana, nella casa delle Katrunza, i cui capelli corti denunciavano l’oltraggio subito.
“Che cosa volete?”
“E ce lo domandi? Quello che facevi con i partigiani”.
“Con chi? Con te?”
“Perché, cosa ho di diverso?”.
“La testa, hai di diverso, ma vai via e vergognati!”.
Il ragazzino cercò goffamente di saltarle addosso, e si prese il primo ceffone. Cercò di protestare, e arrivò il secondo. Il compagno che non aveva mosso un dito prese anche lui la sua razione, mentre la stanza si riempiva di tutte le donne della casa. Entrarono una per una, ed erano tante, imponendo silenziosamente la loro presenza, mentre i due, raccattate le armi, uscivano velocemente.
Durante la strada di ritorno immaginarono vendette, sfracelli, ma poi ricordarono che era assolutamente vietato uscire dal presidio, limite a nord la cartoleria di Irma, se non in pattuglie di cinque persone.
E il giorno dopo ripresero la marcia per tornare a fondo valle._

PIER GIORGIO MORA

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