

VALBELLA
Chi, passando per la Val Mastallone, all'altezza di Ferrera,
non è stato attratto dall'indicazione "Valbella" e non
ha provato l'impulso di andare a vedere a cosa corrispondeva un nome tanto
promettente?
Sicuramente
il primo passo è stato superare, con qualche incertezza, i due guardiani
della valle, i Corni della Valbella, che incombono sull'ignaro turista e
sulla stretta stradina che fiancheggia il torrente.
La via per la valle, chiamata anche Val Cornera, passa attraverso una stretta
gola che negli anni dell'autarchia è stata oggetto di escavazioni
per l'estrazione del nichel, lasciando alcune gallerie ancora visibili vicino
alla strada. Il torrente è già pescabile fin dal suo sbocco
nel Mastallone, ma occorre tener presente che nel tratto compreso tra Valbella
inferiore e Valbella superiore alcune zone soffrono di carenza idrica nei
periodi estivo e invernale. La portata del torrente non è molto elevata
anche nelle zone superiori: come altri torrenti, per esempio la Gavala o
la Duggia, i periodi di secca aumentano le difficoltà di pesca e,
a volte, addirittura pregiudicano la sopravvivenza dei pesci che non riescono
a sfuggire ai tratti di asciutta, richiedendo talora l'intervento degli
operatori per il recupero dei pesci.
Questo primo tratto, oltre a subire variazioni di livello,
si presenta assai modificato dagli interventi in alveo: diverse briglie
interrompono il corso d'acqua, anche con salti di qualche metro, formando
spesso una profonda buca a valle, sicuro rifugio per le trote che possono
sopravvivere alle asciutte.
Superata Valbella Superiore, dove finisce anche la carrozzabile,
il torrente assume l'aspetto che più gli è consono, vale a
dire quello di una valle selvatica, poco boscosa, ricca tuttalpiù
di cespugli e alberelli, con qualche raro boschetto di faggi lungo le rive,
che si sviluppa in un andamento tortuoso di meandri scavati nelle rocce
dure del Kaval e della Razzarola. E' facile incontrare animali selvatici,
caprioli o camosci, vedere volare la poiana o trovare sulle rive la vipera.
Dopo la baita della Rivaccia, si incontra un suggestivo passaggio tra massi
ciclopici, forse impraticabile con l'acqua alta, ma che apre la porta alc
cuore della Val Cornera: il Gulotto, una forra piccola ma affascinante.
Il Gulotto si può aggirare prendendo il sentiero che lo sormonta
e porta in vista degli alpeggi di Cevia Bassa: anche per il ritorno conviene
tener conto di questa scorciatoia, considerato che l'alternativa è
passare per l'Alpe Campo della Val Sabbiola, percorso suggestivo ma piuttosto
scomodo. Dopo il Gulott, il passaggio obbligato è quello delle Piovatte,
viscide rocce inclinate che obbligano a una certa attenzione. Qui si incontrano
alcune delle più belle lame della valle a cui la fantasia popolare
ha attribuito nomi originali come orinariu, ciuic, o altri.
Da Cevia in avanti il paesaggio cambia, la valle si apre e s'intravedono
i contrafforti del Monte Capio e del Castello: ora dominano i pascoli e
i dors, eccettuata la pineta di Cevia che regala una nota di verde intenso
anche nelle stagioni morte. Anche la pesca diventa più interessante
e la presenza di salmonidi in questo tratto è più consistente,
forse per i continui ripopolamenti che vengono effettuati ogni anno durante
la festa dell'Alpe Campo.
Nella zona intermedia del Gulotto la presenza di trote è minore,
ma sempre sufficiente per divertirsi e catturare qualche trota da mangiare
a cena. E' importante tener conto della stagione e della naturale diffidenza
dei pesci che vivono in acque basse e i risultati non mancheranno.
La valle è lunga e richiede alcune ore per la risalita e per il ritorno:
meglio partire al mattino, per prendersela comoda. Per il ritorno è
consigliato munirsi di una cartina e seguire i segnavia presenti in alcuni
punti del fiume.
La gita in Valbella lascerà comunque nel cuore del visitatore un'impressione
di selvaggia ma, nello stesso tempo, serena bellezza che conferma la natura
del suo nome.
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